30/09/07

Espiazione

PISTOLE DA SCRIVERE
Le parole sono proiettili che trapassano corpi e distruggono vite quando le si scaglia ignari del grande potere che hanno.
Una dimensione alternativa, parallela prende il sopravvento, siamo davanti alla finta realtà che man mano si sostituisce a quella effettiva, l'immaginazione regna negli occhi di Briony, le parole sono la stretta conseguenza della visione distorta del reale.
Battere a macchina è dar vita ad una fiction, un costruire strade alternative alla verità (per non lasciare il pubblico con l'amaro in bocca). Non a caso il film è accompagnato dal tintinnare dei tasti, un suono che allude allo sparo del romanzo "da fuoco". Costruire un ponte che riporti queste strade sulla via maestra dell'autenticità spetta alla Briony "umana" e non alla Briony artista.

Difetti ne ha, e purtroppo non trascurabili. Se nella prima parte il film è ben strutturato, tende a diventare frammentario e confuso nella seconda metà. La palla che rimbalza nella dimensione spazio-tempo in questo caso finisce con lo schizzare troppo in alto, la sua traiettoria non è controllata a dovere. Le sequenze dedicate alla guerra sono poco efficaci e in netto contrasto con la parte strettamente melò (che resta preponderante, finisce con l'offuscare, suo malgrado, il resto). Il discreto piano sequenza di 5 minuti altro non è che un eccessivamente lungo e evitabile esercizio di stile.
Un ottimo esempio di cinema "popolare" che quando gioca a farsi "d'autore" ne esce sconfitto.
Mi ha messo una gran voglia di leggere il libro, e questo è più che positivo. E mi ha anche emozionato (specie nel finale), ma i dubbi restano. Averne, comunque, di film così.

[sei e mezzo]