La Jetée

Terza guerra mondiale, Parigi è distrutta.
Hanich viene selezionato come viaggiatore attrarso il tempo per via della forza con cui ricorda un tragico evento capitatogli da piccino, ora deve cercare di dare un futuro al genere umano.
Cinema sperimentale.
Questo cortometraggio, o meglio foto-romanzo, è realizzato interamente con fotografie fisse (se si escludono lo zoom iniziale e la sequenza della donna che sorride) commentate da voce narrante. Questa tecnica, così particolare, è estremamente suggestiva e trasmette scenari apocalittici oltre a farci riflettere sul potere dell'immagine.
Una forma d'arte così singolare (e complessa) da fuoriuscire da quelli che sono i confini del cinema fino a giungere nei territori della poesia.
Un capolavoro forse irripetibile per la sua complessità e la sua unicità.
La percezione sensoriale dello scorrere dei minuti, un'immagine alla volta.
Non viaggiamo noi nel tempo sfogliando un album fotografico? Lo stesso fa qui Markel.
Un film fortemente metafisico, allucinante nello splendido finale, pieno di interrogativi.
"L'uomo che visse due volte".
Paradossale, visionario, infine spiazzante.
L'immagine di una donna, il delirio della e nella mente, l'encefalo viaggiante, la suggestione dei ricordi.
Apocalisse.
Se il presente è tragico e nel futuro c'è amara salvezza il passato sembra essere l'unica vera risorsa. Un passato affascinante ove poter coltivare l'amore.
Sicuramente da riscoprire, questo gioello di Markel.
Ha fortemente ispirato "l'esercito delle 12 scimmie" di Terry Gilliam.
Dome
se voleste vederlo:
prima parte
seconda parte
terza parte

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