26/10/07

The white diamond

L'arte del volo
Regia: Werner Herzog Durata: 90 minuti

Herzog nega il realismo della trama e sposa l'autenticità delle immagini.
Questo cinema, esperienza che diventa sempre più estrema quanto più entra in rotta di collisione con la vita, è esplorazione di luoghi, sguardi e maestosi microcosmi.
L'indescrivibile intimità della descrizione: il regista si immerge nel mondo "esterno" che vuole raccontare. Le immagini catturano colui che vorrebbe catturarle.
"The white diamond" è un atto di fede nei confronti del cinema, mezzo verso il quale Herzog mostra riconoscenza e di cui si serve per scoprire e raccontare.
I (de)frammenti visivi si susseguono con forza, la natura parla con una potenza tale da scalfire i timpani. L'uomo in piena contemplazione si smarrisce, si trova coinvolto in questa eco-orgia audio-visiva.
Quello che è da sempre il sogno dell'uomo, quello del volo, di poter staccare finalmente i piedi da terra e aleggiare sospinto dal vento, diventa una sfida "stupidamente" e non "eroicamente" estrema. Da questa sfida tecnologica ad uscire vincitore è solo il cinema ("in celluloid we trust!").
Herzog prende a calci il semplice reportage, lo rifiuta perchè esso non può offrire la comprensione filosofica del circondario, che avviene solo quando vi è una rileaborazione soggettiva di quello che si ha davanti agli occhi.
Se il viaggio (più o meno "fisico") è il generatore di emozioni in continua di questo cinema così estremo e sconfinante, la natura ne è l'amplificatore.
L'occhio si sostituisce al dirigibile, dove fallisce il prodotto della tecnologia (bilanciata, comunque, dal trionfo delle immagini ad alta definizione) è la componente umana a vincere.
E se il cinema ed il velivolo "invadono" riescono comunque a restituire un approfondimento poetico-levitante sulle disgiunzioni evolutive, ci offrono una visione delle "cose" dall'alto.
Davanti a un tale spettacolo armonioso, un'orchestra di cascate con stormi di violini fluttuanti accompagnati da sguardi di grandi sognatori "a terra" il primo a spiccare il volo è proprio lo spettatore.
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