26/11/07

Appunti dal TFF, parte 2

(voti sempre da * a ****)
My Blueberry Nights
(Wong Kar Wai) ** 1\2
Non immaginate quanto mi dispiaccia scrivere questo post ma la delusione, purtroppo, c'è.
(Quasi) tutti gli elementi del cinema del Nostro non sono qui ciclici e ponderati ma aleatori, i rapporti tra gli oggetti filmici sono marginali e poco incisivi.
Marginale è il gioco fondato sulla distanza tra i personaggi (appoggiato su una esile struttura da "road movie"). Ci si avvale dei chilometri ma purtroppo si genera il banale della morale più che la semplicità delle emozioni (e il romanticismo trapela solo a tratti).
Molto, troppo, marginale anche il rapporto tra personaggi ed oggetti: le porte rimangono socchiuse nonostante Wong giochi con le chiavi, le fiches rimangono in tasca e ci si dimentica di giocarle.
Ed è sorprendentemente esile anche il connubio musica\immagini (questo è l'aspetto forse più deludente), che è veramente forte solo nel rimando "sonoro" a In The Mood For Love.
Piaccia o meno (e a me è piaciuto, o almeno non ha infastidito) l'uso massiccio di rallenty è assolutamente ingiustificato (lo sappiamo, Wong, che li sai fare!) dato che questi non si concentrano sul micromondo dei personaggi (come in ITMFL) ma sul macromondo dell'insieme (quasi tutto è rallentato, tranne i frangenti dialogati, per ovvi motivi...).
Certo i primi 20 minuti sono da incorniciare (anche, se non soprattutto, per quanto riguarda la ricerca raffinata delle immagini), certo le idee buone non mancano, c'è l'ormai famosa scena del bacio, ma molte sequenze sono inutili e da bocciare (tutta la parte con Natalie Portman, se si eccettua la presenza della stessa, rasenta il ridicolo).
Comodamente sopra la media, ma da QUESTO regista è lecito (se non necessario) attendersi qualcosa di più.
La torta ai mirtilli, io, non l'ho avuta.
The Elephant and The Sea (Woo Ming Jin) * 1\2
C'è poco da dire, questo film malese è un insieme di scintille senza nè dinamiti nè detonatori.
Un continuo incipit che prelude a qualcosa che però non riesce ad arrivare, un insieme di coiti interrotti che sommatti non producono nemmeno un debole orgasmo.
Poche le parole, ci si aspetta dunque un lavoro sulle immagini che invece non c'è, il film soffre di un forte mutismo immaginifico (se si escludono alcuni rari momenti, quasi tutti nel finale).
Pesantemente insufficiente.
The Home Song Stories (Tony Aires) **
Rispetto al precedente (i film sono entrambi in concorso) questo offre qualcosa in più, qualche momento drammatico di alto livello.
Il film è costruito intorno ad una psico-zoccola-egocentrica-egoista di Hong-Kong che saltando di partner in partner si ritrova in Australia insieme ai due figli.
Il tutto senza particolari sussulti e slanci emotivi, tutto sembra costruito ad hoc per fa scendere la lacrimuccia (senza comunque riuscire nell'intento). L'accumulazione del dramma finisce col riempire il sacco del fastidio (sacco che finisce col traboccare nel finale).
Non ci sono nemmeno idee particolari per quanto riguarda l'impatto visivo, escludendo l'ottimo utilizzo delle superfici riflettenti.
Mediocre.
The man from London (Béla Tarr) ****
Questo film necessita un approfondimento, mi riservo di parlarne in maniera approfondita a festival ultimato.
Provare a farlo rientrare in un genere non è facile, diciamo che è un noir (più per quanto riguarda le atmosfere che per quello che concerne la storia che, di fatto, è quasi del tutto inesistente).
Tutto è veramente perfetto:
- i movimenti di macchina lenti che sembrano quasi "raccontare" lo spazio
- i giochi di luce, i giochi di buio
- la costruzione malinconica dei personaggi
- l'abbattimento delle barriere temporali
- la fotografia (un bianco e nero strepitoso)
- l'uso del pianosequenza come mezzo "di trasporto"
- la raffinatezza con la quale immagini e musica si fondono insieme
- l'esternazione del terrore "interiore"
(tutti i punti saranno oggetto di approfondimento)
Vederlo davanti al grande schermo è stata un'esperienza unica e "totale", Béla Tarr giganteggia e lascia a bocca aperta (quelli che non vanno al cinema solo per sentirsi raccontare delle storie...).
Capolavoro. (Se ne riparlerà, con più calma).