28/02/07

Elephant

USA 2003 Regia: Gus Van Sant Durata: 81 minuti

Cast: Eric Deulen, Alex Frost, Elias McConnell, Timothy Bottoms, Matt Malloy

Cronaca di una tragedia in quel di Portland, nell'Oregon. Due studenti liceali sono autori di una strage all'interno della loro scuola. Van Sant non giudica le azioni e non risale veramente alle "origini del male", è lo spettatore ad essere portato a farlo. Il regista gira una specie di documentario con attori non professionisti (tra l'altro molto bravi) con una serie di piani sequenza dalla bellezza incredibile. Le tappe della tragica giornata vengono viste con i punti di vista dei vari personaggi, e le inquadrature a volte portano a dei deja vu (in questo caso una stessa situazione ma vista con occhi diversi).
Non c'è cinismo in questo film, solo la rappresentazione della realtà così com'è, visto che nel mondo odierno la violenza è quotidianità.
Impossibile capire chi abbiamo di fronte, impossibile ignorare che i gravi disturbi giovanili sono diventati un problema che la società non può ignorare.
Tutta questa rabbia, questa voglia di violenza a cosa risalgono?
Altra cosa sconvolgente, dal mio punto di vista, è la facilità con la quale ci si possa procurare delle armi negli USA, non sono dei giocattoli e forse ci vorrebbe maggiore attenzione...
Beethoven in sottofondo è azzeccatissimo.
Palma d'oro 2003 e migliore regia (sempre a Cannes) a Gus Van Sant.
[otto]
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La doppia vita di Veronica

Polonia 1991 Regia: Krzysztof Kieslowski Durata: 90 minuti
Cast: Philippe Volter, Irène Jacob, Aleksander Bardini, Louis Ducreux, Sandrine Dumas.
Weronika e Veronique sono identiche fisicamente, ma non si sono mai incontrate. Tutte e due hanno la passione per la musica e una malformazione al cuore. Un giorno Weronika muore e Veronique farà tesoro di questa esperienza. Un film criptico ed emozionante del regista polacco che affronta il tema di vivere la vita in modi differenti, in questo caso vite diverse ma simili. Il caso fa da padrone alla nostra vita ma noi dobbiamo cercare di non farci abbandonare passivamente dal nostro destino, anzi dobbiamo cercare di vivere la nostra vita senza farci influenzare troppo dal fato. Lo spettatore più che cercare di capire i vari simboli del regista si deve lasciar trasportare dalle emozioni, dalle libere interpretazioni e dai momenti di riflessione che offre questo intensissimo film. Ottima la colonna sonora. Irene Jacob interpreta entrambe le protagoniste. Vincitore del premio della giuria internazionale, miglior attrice protagonista la Jacob.
[sette e mezzo]


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La fortezza nascosta

Giappone 1958 Regia: Akira Kurosawa Durata: 130 minuti
Cast: Toshiro Mifune, Misa Uehara, Minoru Chiaki, Kamatari Fujiwara, Takashi Shimura.
Due contadini, molto avidi, trovano una fortezza nascosta. Lì incontrano il generale Rokurota e la principessa Yukie, testarda e spavalda ragazzina di quindici anni. Questa fortezza è situata nel territorio nemico e Rokurota non sa come portare la principessa nel loro paese. L'idea di raggiungere il luogo facendo un tragitto lungo ma più sicuro si rivela provvidente. Così i quattro protagonisti partono per questa avventura. Questo film del regista giapponese è forse quello più libero e divertente della sua carriera. Racconta le vicende in modo puro, fantastico e ironico. Il film però non racconta solo delle vicende, ma è anche una iniziazzione alla della principessa. Abituata a vivere nel lusso ma soprattutto in una fortezza lontano da tutti, appena arriva in città capisce cosa sia la povertà e come sono realmente le persone, avide e senza rispetto pronte a tutto per denaro. Un altro ottimo film del regista giapponese che vince il premio come miglior regia a Berlino.
[otto]
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27/02/07

Carne tremula


Spagna 1997 Regia: Pedro Almodóvar Durata: 101 minuti
Cast: Francesca Neri, Angela Molina, Liberto Rabal, Javier Bardem, Penelope Cruz
Victor Plaza nasce su un autobus a Madrid in uno dei momenti più duri per la Spagna degli anni settanta sotto il regime di Franco. Passano vent'anni, Victor è un ragazzo per bene, ed ha avuto la sua prima esperienza sessuale con Elena, con la quale vorrebbe rincorntrarsi. Si reca da lei, ma a quanto pare non è un ospite gradito. A causa del baccano provocato dai due giungono sul posto due poliziotti, Sancho e David, quest'ultimo in una fase concitata viene colpito da una pallottola che lo rende paraplegico. Victor, a causa di questo, passa sei lunghi anni in carcere e cova un'invidia sempre maggiore per David, acclamato giocatore di basket su carrozzina nonchè marito della sua Elena. Uscito di galera si reca al cimitero per trovare sua madre, e qui incontra Elena e Clara, la moglie del poliziotto Sancho. Le vicende dei personaggi da qui in poi subiranno continui sconvolgimenti...
Un film melò, ma non troppo, con qualche accenno politico e di poliziesco conditi da scene grottesche; il tutto crea un mix pressappoco perfetto e geniale.
Commovente e al contempo divertente, come molti film di Almodovar, riesce sempre a suscitare emozioni, e piaccia o non piaccia, non può lasciare indifferenti.
Il regista ci mostra i sentimenti e le passioni così come sono, la natura dell'uomo più profonda, la bellezza dello spirito umano. Ma anche quello che queste passioni possono causare quando portate all'estremo.
I personaggi di Almodovar tradiscono, picchiano e uccidono per i loro sentimenti, come se fosse la cosa più normale, tutto rientra in un contesto ben delineato ed è dunque giustificabile, anche la risoluzione finale.
Quello che non mi aspettavo da parte del regista, invece, è l'analisi politica di una Spagna devastata dal regime franchista ma capace di risollevarsi.
Il cast è fenomenale, davvero impeccabili tutti gli attori, dal primo all'ultimo...
Un altro film da non perdere per gli amanti (come il sottoscritto) di uno dei migliori registi europei. Grazie ancora Pedro.
[nove e mezzo]
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Il settimo sigillo


Svezia 1956 Regia: Ingmar Bergman Durata: 90 minuti B/N

Cast: Bibi Andersson, Max von Sydow, Gunnar Björnstrand, Bengt Ekerot, Nils Poppe, Inga Gill.

Un cavalliere, stanco della propria vita, torna dalle crociate, e in un paese sconvolto dalla peste e dalla violenza, incontra la morte che lo sfida a scacchi. Lungo il cammino in quelle terre desolate incontra anche un famiglia di giullari che gli fa tornare la voglia di vivere. Forse il film più conosciuto di Bergman che tratta il tema della morte come unica cosa sicura nella vita. Molto particolare l'ambientazione in un Medioevo in cui si trova solo caos e morte, dove le donne vengono messe al rogo perché accusate di stregoneria. La cosa a mio avviso più incredibile è come Bergman riesca a giostrare divinamente le emozioni dei vari protagonisti, tutti diversi fra di loro, il regista riesce a passare da ua scena molto cupa e seria a una allegra e piena di ironia. Il film è anche pieno di richiami pittorici e scultorei che danno ancora più fascino alla pellicola. Premio speciale della giuria a Cannes.

[otto e mezzo]


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26/02/07

James e la pesca gigante

USA 1996 Regia: Henry Selick Durata: 77 minuti Cast: Miriam Margolyes, Joanna Lumley, Paul Terry
James è un bambino felice e sogna di andare un giorno a New York con i suoi amati genitori. Quando però suo padre e sua madre vengono inghiottiti da un'enorme rinoceronte, James va a vivere con due terribili zie che lo maltrattano e sfruttano per i lavori domestici. Il bimbo un giorno trova un uomo in giardino, che gli regala dei "vermetti" magici capaci di cambiare la vita a chiunque li assuma. Purtoppo mentre torna in casa inciampa e i vermetti finiscono tra le radici di un pesco secco. Da quel momento inizia a svilupparsi un'enorme pesca, e James dentro di essa inizierà un lungo viaggio verso New York, accompagnato da insetti giganteschi (anch'essi sviluppatesi con la magia).
L'originalità del film sta nel fatto che esso sia realizzato con duplice tecnica: attori "veri" quando non c'è influenza della magia, computer animation durante il viaggio (anche lo stesso James si trasforma). La trama è molto buona, ma ciò è dato dal fatto che sia tratto da un romanzo di uno dei migliori autori di libri per bambini: Roald Dahl (autore anche de "La fabbrica di cioccolato"). La storia insegna l'importanza di non arrendersi e non perdere mai le speranze, in nessuna situazione. La mano di Tim Burton, che interviene come co-produttore, si vede specialmente negli scheletri sottomarini, che sono disegnati con lo stile tipico del regista. Un altro tratto tipico di Burton sono le numerose canzoni, che a mio parere appesantiscono molto il film. Consiglio, più che la visione del lungometraggio, la lettura del libro per poterne apprezzare appieno le qualità.

The Departed



USA 2006 Regia: Martin Scorsese Durata: 150 minuti
Cast: Leonardo DiCaprio, Matt Damon, Jack Nicholson, Mark Wahlberg, Martin Sheen, Ray Winstone, Vera Farmiga, Alec Baldwin
Boston. Billy, un giovane aspirante poliziotto proveniente da un ambiente malavitoso , deve fare la talpa nelle fila di un pericoloso gangstar locale, Costello.In contemporanea, Collin, è un infiltrato di Costello nella polizia di Boston. Ognuno dei due cerca di scoprire l'identità dell'altro, dovendo nel contempo evitare di farsi scoprire e di ottenere il maggior numero di informazioni dell'ambiente che stanno spiando. Senza rendersene conto verranno a far parte di un meccanismo più grande di loro ed anche dello stesso Costello....
Scorsese gioca in casa con questo film, remake di Infernal Affairs (che non ho visto), e torna a parlare di ciò che gli è più congeniale: la malavita e la parte sporca dell'America.
Il bene ed il male si confondono tanto che è impossibile distinguerli, l'uomo non può libersarsi della sua parte malvagia e non esistono concetti totalmente positivi, inutile quindi cercare sempre una divisione chiara e netta tra buoni e cattivi.
Il regista non cade mai nel banale e il film scorre che è un piacere, mai un momento di noia durante la visione, la suspence non manca affatto.
Ottimo e inaspettato il finale, tarantiniano e politically correct direi; la colonna sonora è spettacolare.
Cast di ottimo livello da cui spicca, il Leo Di Caprio che non ti aspetti, ottimo e soprattutto finalmente oltre a saper recitare (dote che gli riconosco) entra nel personaggio (ovviamente De Niro è un'altra cosa), grandissimo Scorsese che riesce anche a farmi apprezzare Di Caprio. Matt Damon è discreto (in alcune parti non convince a fondo), Jack Nicholson vorrebbe strafare ma è comunque molto buono (come sempre), buoni anche i personaggi di contorno.
Finalmente l'oscar allo "zio Martin", anche se questo non è il suo più bel film ("Quei bravi ragazzi" e "Mean Streets" dello stesso genere, sono ancora lontani). L'Academy aveva forse paura di lasciare un regista che ha fatto la storia del cinema a mani vuote? Bisognava pensarci prima (vedi: Taxi Driver dietro Rocky!!??), un premio non serve a cancellare gli errori passati...
quattro le statuette 2007: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale e montaggio

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Mezzogiorno di fuoco

USA 1952 Regia: Fred Zinnemann Durata: 85 minuti

Cast: Thomas Mitchell, Gary Cooper, Lloyd Bridges, Grace Kelly, Katy Jurado, Lon Chaney jr. Nel giorno del suo matrimonio, lo sceriffo Kane scopre che con un treno arriverà in paese un noto criminale che aveva arrestato anni prima e che aveva promesso che l'avrebbe ucciso una volta uscito di prigione. La moglie lo incita a scappare, ma lui decide di rimanere. Lo sceriffo cerca aiuto nei cittadini perchè assieme al fuorilegge ci sono altri tre banditi. Uno dei più bei western di sempre, molto atipico, che tocca molte tematiche, una su tutte la codardia dei cittadini, che prima appoggiano lo sceriffo ma che alla fine preferiscono sopravvivere piuttosto che aiutare una persona. Il film era anche una satira contro il maccartismo di quel periodo. Gli attori sono tutti impeccabili e le scene straordinarie, accompagnate dalla musica di Tiomkin che da ancora più suspance all'azione. Il tempo del film coincide con quello l'azione. Quattro Oscar: miglior attore protagonista, montaggio, colonna sonora e canzone.

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25/02/07

Lilo e Stitch

USA 2002 Regia: Dean Deblois, Chris Sanders Durata: 85 minuti
Esperimento 626 è un piccolo alieno creato geneticamente su un pianeta lontano per distruggere tutto ciò che trova. E' forte e indistruttibile. La Federazione Galattica lo reputa pericoloso e decide di esiliarlo, ma durante il viaggio riesce a liberarsi e va a finire su un'isoletta hawaiana. Su quest'isola vive Lilo, una bimba senza genitori che abita con la sorella Nani, costantemente seguita dagli assistenti sociali. Quando Nani si accorge che Lilo si sente sola, decide di prenderle un cane. Il piccolo alieno è però andato a finire proprio qui, e viene scelto come animale da compagnia da Lilo e ribattezzato Stitch. Per via della sua natura i problemi di convivenza, però, non sono pochi. Nel frattempo dallo spazio è partita una squadra incaricata di riportare Stitch a casa.
Questo lungometraggio è incentrato sul valore della famiglia. L'animazione non 3D presenta immagini dai tratti dolci e morbidi, in particolare la piccola Lilo ispira simpatia e affetto. Per il film sono stati disegnati ad acquerello più di 1400 sfondi, frutto di una vacanza dei disegnatori sull'isola. L'ambientazione tropicale rende possibile l'uso di colori vivacissimi e allegri, che sono rafforzati da musiche di Elvis Presley, l'idolo di Lilo. Spassosa la posizione degli alieni riguardo alla Terra: non si può distruggere perchè è l'unico vivaio di zanzare, specie in via di estinzione. Questo film è caratterizzato da note di divertimento ma soprattutto di ingenuità e tenerezza, e a tratti diventa quasi commovente. Molto carina l'immedesimazione di Lilo (e poi anche di Stitch) con la favola del brutto anatroccolo: prima si sentono soli, ma sanno che in una famiglia nessuno viene abbandonato.

Era mio padre

USA 2002 Regia: Sam Mendes Cast: Tom Hanks, Paul Newman, Jude Law, Daniel Craig, Stanley Tucci Durata: 112 minuti
Ambientato negli anni '30, il boss John Rooney ha il pieno controllo delle attività illecite dell' Illinois, al suo servizio i suoi uomini più fidati sono il figlio Connor, spietato e ambizioso killer aspirante a prendere il posto del dal padre, e il sicario irlandese Michael Sullivan, uomo tutto d'un pezzo accolto dal boss quando era solo un ragazzo,considerato un membro aggiunto della famiglia. Michael è padre di due figli adolescenti, Michael junior, tredicenne indisclipinato, e Peter, undicenne beneducato, entrambi contraddistinti da uno spiccato timore reverenziale nei confronti del padre.
In una piovosa serata d'autunno, Michael Jr decide di nascondersi nella macchina del padre e seguire lui e Connor per scoprire qual'è realmente il loro lavoro, impotente assiste a un regolamento di conti nel quale li vede commettere efferati omicidi a sangue freddo.
Improvvisamente diviene un testimone scomodo, e si innesca una reazione a catena che porterà, dapprima all'omicidio della madre e del fratello minore di Michael Jr , ed infine ad un regolamento di conti tra il padre e il carnefice della sua famiglia, lo spietato Connor, protetto a malincuore dal padre e da Al Capone in persona.
Prestazione non convincente di Tom Hanks nei panni di uno spietato ganster, non si apprezza a fondo il suo talento artistico espresso meglio in altre interpretazioni.
Impalpabile recitazione di Paul Newman nei panni del boss John Rooney, a tratti sbiadita imitazione dell'immenso Brando ne "il padrino".
Nonostante un cast di prim'ordine nel quale si apprezzano tra gli altri Jude law e Daniel Craig, resta nel complesso mediocre la pellicola d'ispirazione "noir" a tratti drammatica.

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Accadde una notte

USA 1934 Regia: Frank Capra Durata: 100 minuti
Cast: Claudette Colbert, Clark Gable, Walter Connolly, Roscoe Karns, Alan Hale.
Un giornalista appena licenziato incontra una ragazza ricca, bella e viziata. Il giornalista dopo un po' riesce a capire che è figlia di un importante imprenditore, che vuole impedire il matrimonio tra lei e un dongiovanni, così decide di accompagnare la ragazza a New York in cambio dello scoop del suo fidanzamento.
Un road movie atipico quello di Capra che cerca con questo film di far trionfare l'America ancora molto scossa dagli anni della Depressione, sempre in modo molto ironico e positivo. Molte le scene indimenticabili, una su tutte quella iniziale dove il giornalista difende i suoi diritti di lavoratore contro il capo. Gable viene definitivamente consacrato tra i grandi del cinema. Vincitore dei cinque premi Oscar più importanti: miglior regia, miglior film, miglior attore e attrice protagonista e sceneggiatura.



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24/02/07

Letters from Iwo Jima


USA 2006 Regia: Clint Eastwood Durata: 142 minuti
Cast: Ken Watanabe, Kazunari Ninomiya, Shido Nakamura, Tsuyoshi Ihara, Ryo Kase, Hiroshi Watanabe, Takumi Bando
Seconda guerra mondiale, Iwo Jima, piccola isola giapponese, è teatro dello scontro tra i soldati americani e quelli giapponesi. Questi ultimi, nettamente inferiori come forza militare, sono consepevoli del loro destino. Il generale Kuribayashi, che dirige le operazioni sul fronte nipponico, ha vissuto a lungo negli Stati Uniti e non disprezza il nemico, ma è ben consapevole di condurre i suoi al massacro, pone quindi l'obiettivo di fare la maggior resistenza possibile.
Altro personaggio chiave è Saigo, soldato semplice e ormai ex-fornaio, è tenuto in vita dal desiderio di vedere almeno una volta la sua figlia appena nata.
L'esito del conflitto è ben chiaro non appena si vedono arrivare le navi americane, ma il fiero esercito giapponese oppone una sorprendente resistenza...
La guerra vista con gli occhi di chi la combatte, la guerra vista con gli occhi del "nemico", la guerra vista con gli occhi di Clint Eastwood.
Nessuno si era mai posto il problema di mostrare la guerra dal fronte opposto, perchè da quella parte ci sono i cattivi di turno, perchè gli eroi non sono gli sconfitti, perchè si ha paura di mostrare la guerra da un punto di vista diverso.
Non è la solita divisione del bene dal male, dei buoni dai cattivi, americani e giapponesi (ma possiamo tranquillamente generalizzare il discorso ad altri conflitti) sono molto più simili di quanto pensino, sono coinvolti in un conflitto nel nome della patria ma non nel loro nome, soffrono, piangono i morti, scrivono lettere alla famiglia.
Chi paga dazio è il soldato semplice, succube al volere dei potenti, che fanno credere che la guerra è nel nome della patria è della famiglia (questo, ho avuto già modo di dirlo, non ha senso) ma solo chi vede il conflitto da vicino è in grado di capire che la guerra è inutile, è folle, che non si uccide il nemico, ma persone umane, si cancellano vite, speranze e si distruggono famiglie.
La morte per mano nemica o il seppuku sono un sacrificio troppo alto se la causa è fittizzia, non c'è nessun onore da salvare, solo l'amore per la patria, che rischia di svanire in questi frangenti, ma che rimane sempre alto (Kuribayashi prima di farsi seppellire domanda a Saigo "questo è ancora territorio giapponese?").
Nonostante tutto la guerra non è un male estirpabile, perchè il male fa parte di noi, un mondo senza guerra non esisterà mai, abile il regista a metterlo in luce.
Alla fine del conflitto cosa resta? Un cumulo di lettere, un pugno di speranze, una marea di lacrime...
Fotografia impeccabile, raggiunge l'intensità di un bianco e nero, la musica è ben scelta (uno dei momenti più alti del film è la canzone che sente il generale alla radio cantata da alcuni bambini e dedicata ai soldati di Iwo Jima, una trovata alla Kubrick), e soprattutto c'è molto realismo, la guerra viene vista in tutte le sue sfaccettature, perchè un conflitto, dietro le bombe e gli spari, nasconde un universo di emozioni. La scelta di non doppiarlo e lasciarlo dunque in giapponese è una scelta coerente ed il risultato è di ottimo livello ("Banzai" e "lunga vita all'imperatore" non rendono allo stesso modo).
Un film del genere non veniva girato dai lontani tempi di "Orizzonti di gloria" di Kubrick.
E' il migliore dell'Eastwood regista che invecchiando continua a migliorare, meriterebbe l'oscar al miglior film (a meno di sorprese non dovrebbe vincerlo, ma sapremo fra poco). Capolavoro
[dieci]
il mio connection-voto:

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Vivere

Giappone 1952 Regia: Akira Kurosawa Durata: 135 minuti

Cast: Takashi Shimura, Nobuo Kaneko, Miki Odagiri
Watanabe è il caposervizio della "sezione civili" e ha alle spalle trent'anni di onorato servizio senza mai un giorno di assenza. Un giorno arrivano delle popolane, che chiedono se sia possibile bonificare un acquitrino dove giocano ogni giorno molti bambini. Watanabe sentenzia che non è di loro competenza, e consiglia alle povere signore di andare in un'altra sezione. La cosa si ripete per un'altra decina di volte, finchè il sindaco le riporta da Watanabe. Quello stesso giorno il capoufficio è andato a ritirare le radiografie, e quando scopre di avere un tumore cerca in suo figlio una spalla su cui avere un po' di conforto. Il figlio però è molto insensibile e Watanabe decide così di fare almeno un'azione positiva nella sua vita. Un altro capolavoro del cinema giapponese, come ne "L'idiota" il tema principale è quello della scoperta del valore della vita troppo tardi, un'avventura interiore di un uomo che lotta contro la morte e il fallimento. In questo film si passa dalla satira, soprattutto nei confronti della burocrazia, alla crudeltà, dalla grazia al realismo. Forse la migliore cosa del film è come il protagonista riesca a trasmetterci la voglia di vivere anche se affetto da una gravissima malattia. Shimura alla sua massima interpretazione.
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23/02/07

Gli Incredibili

USA 2004 Regia: Brad Bird Durata: 115 minuti
Mister Incredibile (alias Bob Parr), sua moglie Elastigirl (alias Helen) e i loro tre figli sono costretti da un decreto governativo a condurre una vita normale, ossia a non esercitare i loro superpoteri. Bob lavora così in un'agenzia di assicurazioni, ma quella vita monotona e piatta non fa proprio per lui. Accetta così un incarico segreto all'insaputa di sua moglie, ma questo lavoro sarà più difficile del previsto. Sua moglie, appena ne viene a conoscenza, parte in suo aiuto insieme ai due figli maggiori.
Nel primo lungometraggio Pixar con protagonisti umani si toccano numerosi temi di attualità, come il condurre una vita che non fa per noi o il disadattamento sociale degli adolescenti. Quest'ultimo perchè il principale nemico di Mr.Incredibile è un ragazzino che voleva aiutarlo ma è stato scacciato a malo modo. Inoltre i figli Incredibili non possono mostrare i loro poteri, per cui il piccolo Flash, che corre alla velocità della luce, non potrà mai trarne vantaggio in competizioni sportive, e l'adolescente Violetta reagisce ai primi imbarazzi diventando invisibile ma non può usarlo per altri scopi. A che serve allora avere superpoteri, essere speciali, se nessuno lo saprà mai? Il piccolo JakJak, che può trasformarsi in acqua, fuoco o metallo è la metafora del potenziale che ha ogni neonato, cioè di diventare qualsiasi cosa in futuro. Insomma il film tocca temi piuttosto profondi, ma senza quel brio che si trova di solito nei film Pixar. Piacerà di più a chi ama le storie di avventura, perchè sostanzialmente di questo si tratta. In alcuni punti il lungometraggio stenta, forse per l'eccessiva durata del film. Questo è il difetto più evidente, anche perchè la satira è data più dall'ambientazione che dalle battute dei personaggi. Una curiosità: la sarta di fiducia dei supereroi (doppiata da Amanda Lear) è stata creata prendendo spunto dalla costumista di moltissime produzioni degli Studios.

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Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Italia 1970 Regia: Elio Petri Durata: 100 minuti
Cast: Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, Orazio Orlando, Gianni Santuccio, Salvo Randone.
Il capo della squadra omicidi uccide l'amante e lascia volontariamente molte prove nell'appartamento, per dimostare che lui è sopra ogni sospetto. Un bel film di Elio Petri che è sicuramente un pugno nello stomaco al potere, alla sua strumentalizzazione e ai mali che porta all'interno della società. FIlm molto filo-americano per quanto riguarda la ripresa delle scene. Gian Maria Volontè monumentale, che da un senso di onnipotenza al protagonista che alla fine sfocia nella pazzia. La scena finale da antologia. Musiche di Ennio Morricone. Moltissimi premi assegnati: miglior film straniero agli Oscar, gran premio della giuria a Cannes, miglior attore Gian Maria Volonté ai David di Donatello, miglior regia, miglior attore e miglior soggetto originale a Venezia.

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22/02/07

Madre e Figlio


Russia 1997 Regia Aleksandr Sokurov Durata: 75 minuti
Cast: Gudrun Geyer, Alexei Ananishnov
Due soli personaggi in questo film, il figlio si prende cura della madre cui resta poco da vivere, poichè è gravemente malata e incapace di muoversi. Il figlio le fa da mangiare e la porta fuori casa, per poi leggerle delle cartoline, rievocando dei ricordi.
Più che un film è una serie di quadri, bellissime le immagini dell'immensa e desertica ( nessuna abitazione, e come se madre e figlio vivessero in un mondo a sè) campagna.
Film mai banale che affronta il tema della vicinanza della morte, dell'amore che va oltre la condizione umana, della vita dopo la morte ("Noi ci incontreremo là", riferito al Paradiso)
Il regista coglie tutte le bellezze del paesaggio, ci mostra che nonostante tutto il mondo è proprio un bel posto in cui vivere. La natura è il rimedio ad ogni male, il luogo dove rifugiarsi da ogni paura. La natura, rappresentata da Sokurov in maniera magistrale, è il filtro di tutti i mali del mondo.
Lentezza maniacale, quindi ahimè lo sconsiglio a chi non sopporta i film lenti, perchè seppur la durata sia breve, sarebbe inevitabile stare a guardare l'orologio imprecando la fine...
A tutti gli altri lo consiglio vivamente, un bel pezzo di cinema, poco conosciuto e tutto da scoprire.

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L'era glaciale

USA 2002 Regia: Chris Wedge Durata: 80 minuti.
Siamo alla vigilia dell'era glaciale e tutti gli animali migrano verso zone più calde e ricche di cibo. Sid, un pigrissimo bradipo, rimane indietro e perde il suo gruppo. Si unisce allora al solitario mammuth Manny. Intanto le tigri dai denti a sciabola pianificano di rapire il bebè del capo di un villaggio, per vendicarsi delle sue battute di caccia. Uno di loro, Diego, si unisce al duo con la scusa di guidarli sulle orme degli umani ma la sua reale intenzione è portarli al branco di tigri.
In parallelo seguiamo le vicende dello scoiattolo Scrat, ossessionato dalla sua ghianda.
La morale del film è che l'unione fa la forza, poichè nessuno dei tre componenti del gruppetto potrebbe farcela da solo. Il tutto è contornato da un'animazione colorata e allegra. Il film è molto divertente, e allo stesso tempo ricco di buoni sentimenti e anche un po' di malinconia per un'era che sta finendo. Le gag simpatiche si alternano a momenti di tenerezza e amore paterno, fino al "commovente" finale. Il doppiaggio ad opera di Claudio Bisio, Pino Insegno e Leo Gullotta non fa che rendere ancora più piacevole questo lungometraggio, la cui visione è vivamente consigliata ai bambini ma soprattutto ai grandi. Per i bambini si tratterà infatti di semplice divertimento, per i grandi sarà un'occasione di ricordare quanto è importante vivere sereni e trasmettere questo buon umore agli altri.

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Spartacus

USA 1960 Regia: Stanley Kubrick Durata: 160 minuti
Cast: Kirk Douglas, Peter Ustinov, Tony Curtis, Jean Simmons, Charles Laughton.
Lo schiavo Spartaco, condannato a morte per avere picchiato un romano, viene salvato da Lentulo Batiato, che possiede una scuderia di gladiatori destinati a combattere in pubblico. Portato nella palestra di Batiato, Spartaco impara l'arte del gladiatore, diventando uno dei combattenti migliori. Qui inizia la sua rivolta assieme ad altri gladiatori per riconquistare la propria libertà. Forse il film meno bello di Kubrick, che è stato scelto come regista da Douglas al posto di Anthony Mann. Anche se molti affermano che questo sia il colossal più bello, io non sono molto d'accordo, c'è pochissimo Kubrick e molto Douglas, abituato a ruoli leggendari. Bello il tema dello schiavo che si ribella a una società basata sul razzismo e l'ipocrisia, però il film scompare davanti a altre pellicole del regista americano come Orizzonti di gloria e Rapina a mano armata, girati nello stesso periodo. Quattro Oscar: fotografia, Ustinov attore non protagonista, scene e costumi.

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21/02/07

La 25a ora


USA 2003 Regia: Spike Lee durata: 134 minuti
Cast: Edward Norton, Philip Seymour Hoffman, Anna Paquin, Rosario Dawson, Brian Cox, Barry Pepper
Il giovane Monty Brogan viene condannato a scontare sette anni di prigione per spaccio di droga. Monty ha davanti a sé un ultimo giorno di libertà prima dell'incarcerazione. Monty è stato tradito, ma non sa chi possa essere stato, i suoi sospetti ricadono Naturelle, la sua donna. I suoi amici di infanzia Frank, uomo d'affari di succeso e irlandese come Monty, e Jakob, ebreo di famiglia ricca ma che ha scelto la strada dell'insegnamento piuttosto che quella della richezza.
Una festa d'addio è stata organizzata per Monty....
Bello, stupendo, meraviglioso, rarissimo caso di film che migliora in il libro da cui è tratto (di David Benioff dal titolo omonimo, l'ho letto prima di vedere il film ed è bellissimo). Come ci riesce il regista afro-americano? Aggiunge un'atmosfera da post-11 settembre e ci mostra quanto le cose siano inevitabilmente cambiate da quel giorno, quanto sia stato sconvolgente per la vita di tutti i cittadini newyorkesi.
I temi razziali vengono messi da parte, è tutto il genere umano a soffrire, siamo tutti sulla stessa barca ma stiamo inevitabilmente affondando, siamo alla deriva, alla mercè dei potenti, che fanno cosa meglio credono della nostra vita, siamo solo giocattolini, burattini mossi da fili invisibili, senza possibilità di scelta o vie di fuga.
Ci sono probabilmente le due scene più belle che io abbia mai visto: quella in cui Monty, davanti allo specchio, si sfoga contro tutto e contro tutti, e soprattutto contro se stesso, e la scena finale, da pelle d'oca, folgorante.
Le immagini della New-York mutilata delle Twin Towers sono stupende e agghiaccianti.
Norton è uno dei miei preferiti, fenomenale la sua interpetazione.
E' uno dei capolavori del nuovo millennio, da vedere e rivedere.

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Cul de sac

Gran Bretagna 1966 Regia: Roman Polanski Durata: 110 minuti

Cast: Françoise Dorléac, Donald Pleasence, Lionel Stander, Jacqueline Bisset
George e sua moglie Teresa vivono su un'isola, in un castello dove non succede mai nulla. Teresa si annoia e passa il tempo a corteggiare chiunque capiti in quel luogo desolato. Ma un giorno la quiete di quel posto viene a mancare, perchè arrivano Dick e Albert, due criminali sopravvissuti a una rapina andata male, che tengono la coppia in ostaggio. Uno dei primi lungometraggi del regista polacco che mette a confronto una coppia di nevrotici borghesi e una coppia di sgangherati criminali in un reciproco gioco di massacro. Ogni personaggio è molto diverso dall'altro ed è proprio questa particolarità che rende il film ancora più intenso ed emozionante. In questo film assistiamo allo "sgretolarsi" dell'uomo per sopravvivere, dibattersi inutilmente in un paesaggio surreale e ostile, il tutto abbellito da con una impeccabile nota di humor nero. Ottima l'interpretazione degli attori, soprattutto Donald Pleasence. Orso d'Oro a Berlino. Film capolavoro, forse il migliore di Polanski.

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20/02/07

In The Mood For Love


Hong-Kong 2000 Regia: Wong Kar-Wai Durata: 90 minuti
Cast: Tony Leung, Maggie Cheung, Rebecca Pan, Gong Li
Siamo nella Hong Kong del 1962. Chow è giornalista di Shanghai, si trasferisce con la moglie in un appartamento abbastanza modesto. I loro vicini di casa sono una segretaria, Li-Zhen, e suo marito, un dirigente. I rispettivi coniugi di Chow e Li-Zhen sono sempre via per lavoro, così i due si tengono compagnia ed iniziano a frequentarsi. Ma una sera a cena, conversando, apprendono la verità: i loro coniugi sono amanti....
Wong-Kar Wai, maestro di stile, riesce a fare una cosa che riescono a fare in pochi: mettere le emozioni su immagine. Passioni vere, sentimenti puri, senza bisogno di scene di sesso, semplicemente ritraendo le persone che ne sono coinvolte.
Il tempo del film va di pari passo con il crescendo di emozioni, che vengono seguite come fossero tangibili, non astratte, si ha quasi la sensazione di poterle vedere.
L'amore è questo: passione, sofferenza, malinconia, gioia, calore.
L'amore è un sentimento a volte passeggero, a volte duraturo ma sempre pronto a lasciare il segno, così come lo lascia questo film del regista di Hong-Kong.
Alcuni richiami si ritroveranno in 2046, di cui questo può essere considerato un prequel.
Le scelte musicali ripetitive e insistenti e la potenza delle immagini vanno a completare l'opera.
Da non perdere.

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Vita di O-Haru, donna galante

Giappone 1952 Regia: Kenji Mizoguchi Durata: 135 minuti B/N

Cast: Kinuyo Tanaka, Ichiro Sugai, Tsukue Matsuura, Toshiro Mifune, Masao Shimizu.
Giappone XVII secolo, la nobile O-Haru viene espulsa da Kyoto, assieme alla sua famiglia, a causa della sua relazione con un servo. Il padre, non avendo più soldi per sostenere sia la moglie che la figlia, decide di venderla. Diventa così la concubina di un feudatario, ma neanche in questa situazione riuscirà a trovare la felicità. Da molti considerato il film più femminista di sempre, consacra una volta per tutte Mizoguchi tra i grandi registi non solo del Giappone ma di sempre. Il film è una forte denuncia alla regole a cui dovevano sottostare le ragazze nel periodo Edo. La vita di O-Haru continua ad andare sempre di male in peggio e con gli episodi che continuano a susseguirsi, lo spettatore riesce ad immedesimarsi benissimo nella protagonista, che viene sfruttata da ogni uomo per le proprie esigenze personali e poi, come sempre, abbandonata al proprio destino. Fino a quando saremo figli di un' umanità in cui è sempre la forza, l'arroganza e l'ignoranza a prevalere sul dialogo e la ragione, restererà tutto invariato o peggio nascosto dalla solita ipocrisia o dal terribile cinismo imperante. Premio internazionale a Venezia.

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19/02/07

The Insider


USA 1999 Regia Michael Mann Durata: 127 minuti
Cast Al Pacino, Russell Crowe, Diane Venora, Christopher Plummer, Gina Gershon
Jeffrey Wigand è un dirigente e ricercatore della Brown & Williamson, multinazionale del tabacco. Jeffrey viene inspiegabilmente licenziato dall'azienda e potrebbe diventare testimone nella causa che lo stato del Mississippi intenta contro l'industria del tabacco. Jeffrey entra in contatto con un giornalista della CBS, Lowell Bergman, che cerca di convincerlo a realizzare un'intervista di denuncia da mandare in onda nella sua trasmissione: "60 minuti". Ma il potere politico, i problemi famigliari di Jeffey e la libertà di stampa che viene meno rendono sempre più difficile la messa in onda...
Il film in alcuni punti è prevedibile, gli esiti sono abbastanza scontati, ma è forse un bene visto che si ispira ad una storia vera...
I temi del film sono fortissimi, la denuncia della falsità delle multinazionali, che per vendere alcuni loro prodotti, senza badare all'impatto che tale prodotto ha sulla salute, sono pronte a tutto, e soprattutto il fatto che la libertà di stampa e di parola viene tranquillamente meno quando ci sono interessi politici ed economici.
Altra domanda: rinunceremmo mai alla carriera, alla famiglia, alle nostre ambizioni per il bene della comunità? La risposta non è affatto scontata, e se molti risponderebbero sì, forse pochi lo farebbero sul serio.
Le multinazionali del tabacco non si sono vergognate a dichiarare che la nicotina è innocua, e nessuno si vergogna del fatto che basta un po' di pressione economica e politica a fare passare tutto sotto silenzio.
Particolare da notare: mai una sigaretta accesa durante tutto il film...
Al Pacino e Crowe da ottimi caratteristi ben rendono l'idea della dualità dei due personaggi, uno esagitato e l'altro tranquillo. Come al solito ottime le scelte musicali e la fotografia, cose a cui Mann ci ha abituato.
Sette nomination ma nessuna statuetta.

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Gli Aristogatti

USA 1970 Regia: Wolfgang Reitherman Durata: 76 minuti
Una stravagante miliardaria ormai anziana decide di fare testamento. Non avendo eredi diretti, lascia tutto ai suoi amati gatti: Duchessa con i piccolì Bizet, Matisse e Minou. L'idea non piace al suo maggiordomo Edgar che si era illuso di essere l'erede. Egli decide allora di togliere di mezzo i gatti, ma non ha tenuto conto della presenza del vagabondo dongiovanni Romeo, che aiuterà i gatti in un lungo viaggio di ritorno verso Parigi.
Grande classico della Disney, ha presentato a tutti un'atmosfera parigina di quiete totale.
L'animazione è volutamente essenziale, ma capace di caratterizzare ogni personaggio con mille espressioni. La trama è di semplice comprensione, mai confusa, e mantiene questa sua linearità durante tutto il film. Impressionante la quantità di personaggi, tanto che ognuno può trovarne uno in cui identificarsi. Tutti si ricordano delle due ochette inglesi accompagnate dallo zio Reginaldo, del signor Groviera (un topo paradossalmente amico dei gatti di casa), dei cani da guardia Lafayette e Napoleone, dell'avvocato George. Il migliore è il gattone Romeo, che nella versione italiana ha uno spassoso accento romano.
Il film è stato fatto in un'epoca in cui si sapevano ancora fare le colonne sonore, non mancavano le idee e si riusciva ad equilibrare bene la musica con la storia. Infatti le canzoni jazz non risultano mai pesanti per lo spettatore, anzi egli si ritrova a canticchiarle una volta finito il film. Nota di merito alla band di Romeo e alla canzone da loro eseguita, a mio parere un motivetto intramontabile: "Tutti quanti voglion fare il jazz....". Il titolo originale "The Aristocats" era un simpatico gioco di parole con "Aristocrats" ("aristocratici"), che purtroppo in italiano è stato intraducibile.
Per concludere, affermo con convinzione che questo è uno dei lungometraggi "classici" che non possono mancare nelle cineteche dei bambini di oggi e futuri, piacerà a loro e ai loro genitori anche quando comparato con film animati moderni.

18/02/07

Viaggio a tokyo

Giappone 1953 Regia: Yasujiro Ozu Durata: 130 minuti B/N
Cast: So Yamamura, Chishu Ryu, Chiyeko Higashiyama, Kuniko Miyake.
Due coniugi decidono di passare qualche giorno assieme ai figli, ormai adulti, che vivono a Tokyo e non vedono da molto tempo. L'accoglienza non è così calorosa come due genitori si aspettano che sia, e trovano solo un po' di "comprensione" nella nuora vedova Noriko.
Film bellissimo del regista giapponese che in questo film affronta il tema del rapporto genitore-figlio. Abituati alla vita di campagna i due coniugi appena arrivati a Tokyo, capiscono che per i figli, alle prese con i loro bambini, il lavoro e il loro ritmo di vita, loro sono solo un peso. In una società antica e piena di valori e rispetto per i genitori, ma in particolare per gli anziani, si capisce come l'occidente abbia invaso anche la loro cultura: i genitori molto onorati vengono trattati come degli sconosciuti e passano in secondo piano. Comunque i genitori capendo la situazione decidono di mettersi da parte e il finale del film rafforza ancora di più la tesi dell'indifferenza dei figli nei confronti dei genitori.


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Jackie Brown

USA 1998 Regia: Quentin Tarantino Durata: 115 minuti

Cast: Robert Forster, Robert De Niro, Samuel L. Jackson, Pam Grier, Michael Keaton, Bridget Fonda
Ordell Robbie, contrabbandiere e trafficante d'armi, è all'interno di un grosso giro d'affari. Tutto va a per il meglio, ma Jackie, una sua stretta collaboratrice (una hostess) viene pizzicata all'areoporto con una grossa somma di denaro, e viene dunque arrestata. Ordell si rivolge a Max Cherry, un garante di cauzioni, per farla scarcerare. Jackie viene rilasciata ma dovrà aiutate la polizia a incastrare Ordell. Ordell, dal canto suo, pensa che sia giunto il momento di ritirarsi dagli affari, ma prima vuole recuperare una grossa somma di denaro lasciato in Messico. Per fare questo Ordell ha bisogno dell'aiuto di Jackie e dell'amico Louis Gara, un disadattato appena uscito di prigione.
Tarantino per la prima volta da un taglio classico ad un suo film, mettendo su pellicola il romanzo "Rum Punch". Un Tarantino inedito, sarebbe una sfida riconoscere che il film sia suo non sapendolo a priori, il film fa attendere, è lento, le scene di violenza al limite dello splatter sono assenti. Il regista vuole inoltre fare un omaggio alla cultura delle persone di colore.
Sottovalutato, il pubblico è rimasto un po' spiazzato da questo film e forse i fans più sfegatati di Tarantino ne sono rimasti un po' delusi, ma il più grande regista del cinema indipendente americano ha giustamente voluto voltare pagina, non ha voluto cadere nel ripetitivo e nel dejà vu.
Alcune sequenze sono magistrali, la suspence non manca in questo thriller (controcorrente rispetto ai canoni del genere).
Molti stanno rivalutando l'opus numero tre del grande Quentin e molti continueranno a rivalutarlo, non è il suo più bel film (c'è a dire il vero chi lo considera il suo più bel film ma le Iene e Pulp Fiction sono superiori a mio avviso), su questo siamo d'accordo, ma perderselo sarebbe un peccato...
Robert De Niro ha avuto una particina, ma ha fatto di tutto pur di essere in un film di Tarantino, Samuel L. Jackson è sempre bravo. La colonna sonora è come sempre encomiabile è ravviva il film nei momenti di lentezza (lentezza, non noia).

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L'idiota

Giappone 1951 Regia: Akira Kurosawa Durata: 165
Cast: Setsuko Hara, Masayuki Mori, Toshiro Mifune, Takashi Shimura, Chieko Higashiyama.
Kameda è diretto sull'isola di Hokkaido. Appena sceso dalla nave, incontra due ragazze. Tutte e due si innamorano di Kameda, ma una di loro è a sua volta amata da Akama, che appena capisce la situazione cerca in tutti i modi di riconquistare Taeko... Il regista giapponese cerca di trasporre su pellicola il libro di Dostoevskij, ma modifica alcune caratteristiche: scarta da subito l'idea di ricostruire una Pietroburgo in studio, così decide di usare come "sfondo" il Giappone. Un'altra sostaziale modifica è la classe sociale dei protagonisti, nel film "diventano" aristocratici, mentre nel libro appartengono alla nobiltà. Il protagonista non è un vero idiota, ma viene spesso deriso dalle altre persone perchè ritenuto privo di malvagità, così fecendo riesce ancora di più ad umanizzare il personaggio. Come in tutti i film di Kurosawa, la natura svolge un ruolo fondamentale, così per sottolineare ancora di più lo stato d'animo del protagonista, il regista congela il paesaggio con grossissime nevicate e bufere. Un film che è riuscito sicuramente molto bene, molto apprezzato dal pubblico, meno dai critici. Un bel film sulla condizione umana.
[otto]
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17/02/07

Fratello, dove sei?


USA 2000 Regia: fratelli Coen Durata: 107 minuti
Cast Holly Hunter, John Turturro, John Goodman, George Clooney, Tim Blake Nelson, Charles Durning, Michael Badalucco
Siamo nell'America della grande depressione, anni '30. Tre criminali (rei tuttavia di crimini minori) sono condannati ai lavori forzati nel Mississippi, Everett, maniaco della capigliatura e uomo colto e intelligente fugge, portandosi dietro due bizzarri personaggi che non brillano certo per intelligenza: Delma e Pete. Ancora incatenati, i tre si incamminano verso il luogo indicato da Everett per dissotterrare un tesoro che lo stesso dice di aver nascosto. Da questo momento in poi ai tre ne succedono veramente di tutti i colori, a voi gustarvi le varie scene.
E' una commedia-avventura di intrattenimento, è facile prevedere quello che succederà ma non è una pecca così grave dato che il film regala dei bei momenti.
Squinternatissima la storia, vagamente ispirata all'odissea, con almeno tre scene geniali, la manifestazione del Ku Klux Klan, la canzone cantata dai tre più un ragazzo di colore che per imparare a suonare ha venduto l'anima al diavolo ad una campagna elettorale, quella in cui interviene il venditore di Bibbie...
La cosa che è meglio riuscita però sono proprio i personaggi, ognuno con qualche caratteristica peculiare estremizzata, molto caricaturizzati (come piace a me).
Poi è bello ogni tanto vedere un film da gustarsi a cuor leggero, pieno di messaggi positivi, senza scene di eccessiva violenza.
Per questo lo consiglio anche ai più giovani.
George Clooney in grande spolvero.

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16/02/07

I Barbapapa

Olanda - Giappone 1973 Regia: Annette Tison, Talus Taylor Durata: 70 minuti
Barbapapà è uno strano prodotto della natura che si è sviluppato nel giardino dei fratellini Francesco e Carlotta ("Barbapapà è nato qui, in barba a tutti"). Per via delle sue dimensioni imponenti viene portato allo zoo, ma la vita in gabbia non fa per lui e decide di scappare. Quando, grazie ad uno dei suoi "barbatrucchi" salva gli inquilini di un intero palazzo da un incendio viene riportato da Francesco e Carlotta. Tuttavia si sente triste per la mancanza di altri barbapapà, e si mette a girare il mondo in cerca di un suo simile. La ricerca però è vana e torna a casa sconsolato. Appena tornato c'è una sorpresa: dalla stesso giardino è nata una Barbamamma! Barbapapà, Barbamamma e i loro sette barbabebè cercheranno di combattere le invenzioni suicide dell'uomo moderno...
La trama di questo cartone è sorprendemente educativa e pensata per un pubblico "under 8". Barbapapà, doppiato da Claudio Lippi, parla quasi esclusivamente in rima (celebre la frase: "resta di stucco, è un barbatrucco!"). Durante tutto il film il messaggio è unico: se l'uomo non corregge subito il suo comportamento autodistruttivo la Terra diverrà presto un luogo inabitabile. Il lieto fine fornisce però un'utopia direi irrealizzabile. La qualità dell'animazione è ovviamente scarsa dal punto di vista moderno, ma all'epoca deve essere stata la migliore possibile. L'idea di usare personaggi unici e stravaganti per mandare un messaggio educativo è originale ed efficace. Le linee essenziali dei personaggi, le ambientazioni semplici, il linguaggio chiaro, le canzoncine e lo scopo istruttivo rendono questo film da un lato perfettamente adatto ad un pubblico giovanissimo, dall'altro piuttosto noioso per gli adulti.

Parla con lei


Spagna 2001 Regia: Pedro Almodóvar Durata: 112 minuti
Cast Leonor Waitling, Javier Camara, Rosario Flores, Darío Grandinetti, Paz Vega
Benigno è infermiere dall'infazia a dir poco tormentata, il padre lo ha abbandonato e si è dovuto prendere cura della madre per molti anni. Il destino vuole che ora si debba prendere cura di un'altra donna, Alicia, una ballerina entrata in coma a causa di un incidente. Marco, scrittore, conosce Lydia, una torero al femminile, per via di un servizio giornalistico e soprattutto grazie alla fobia della donna per i serpenti. Lydia, disgraziatamente viene centrata in pieno da un toro,e finisce in coma. Viene ricoverata nella stessa clinica in cui c'è Alicia, Benigno e Marco si incontrano, ma non è la prima volta, ad uno spettacolo teatrale Marco lo aveva di fianco e lo vide piangere... Da qui in poi la trama prende delle strade imprevedibili....
Almodovar, uno dei migliori registi made in europe, tratta in questo film numerosi temi e lo fa con un uso dell'immagine estremo, emozionante e coinvolgente. A che serve parlare con una persona che forse non può nemmeno sentirci? Può nascere l'amore senza che vi sia comunicazione verbale? Perchè questa difficoltà di comunicazione tra i due sessi?
Almodovar sottolinea che gli autori dei miracoli siamo spesso noi, gente comune, la vita e le passioni sono i veri miracoli.
Non ci sono personaggi negativi in questo film, tutte le azioni, anche le più estreme, vengono naturalizzate e fatte rientrare in un contesto ben preciso dal regista.
Il cinema dello spagnolo è un insieme di emozioni, a volte fa sorridere, a volte piangere, ma sempre e comunque riesce a coinvolgere.
Il cast è sorprendente, sarà l'effetto Almodovar?
Oscar 2002 per la migliore sceneggiatura a Pedro Almodovar.
Capolavoro

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15/02/07

Terkel in trouble

Danimarca 2004 Regia: Stefan Fjeldmark Durata: 77 minuti

Terkel è un ragazzino 11enne pieno di problemi, il suo migliore amico è un bullo sempre armato di spranga e l'unica ragazza che lo difende è Doris (detta "la chiattona"). Sua madre è intossicata dalle sigarette e suo padre non dice altro che "no" e legge sempre lo stesso giornale. Quando in classe avviene un omicidio Terkel si trova ad indagare sul colpevole, e tutto sembra indicare il suo amico Jason.
Film la cui recensione non toccherebbe a me poichè con il mondo dei bambini ha ben poco a che fare. Si potrebbe definire un film drammatico animato in digitale, e neanche troppo bene. Ricorda la serie di "Beavis and Butthead", ma con la differenza che qui le volgarità, le parolacce e le scene splatter sono usate in modo del tutto gratuito. Volendo andare al di là delle scurrilità si può trovare una trama che mostra tutto il disagio adolescenziale, il menefreghismo, la "lotta per la sopravvivenza". Il film non propone eroi nè cattivi, ma offre uno sguardo sulla vita adolescenziale così com'è. Credo che il successo di questa sceneggiatura si sarebbe moltiplicato se si fosse deciso di usare attori in carne ed ossa e di eliminare un po' di parolacce, perchè diventano veramente insostenibili e forzate. Altro particolare da notificare sono le canzoni spesso di cattivo gusto, nonostante l'intenzione fosse di inserire un'ulteriore vena comica. Unica nota positiva il doppiaggio ad opera di Elio e Le Storie Tese, la cui irrivirenza e simpatia sollevano un tantino il morale dello spettatore.
Indubbiamente sconsigliato ai piccoli, tanto che in Danimarca è stato vietato ai minori di 14 anni, può probabilmente piacere a chi si gusta le scurrilità e ama l'umorismo cinico.

La vendetta dei 47 ronin

Giappone 1941-42 Regia: Mizoguchi Kenji Durata: 220 minuti
Cast: Arashi Yoshizaburo, Ichikawa Uteimon, Kawarasaki Chojuro, Kawazu Seizaburo.
Durante il periodo Edo (1603-1867), era una consuetudine che alcuni inviati della corte imperiale di Kyoto facessero visita al palazzo dello shogun di Edo. Nel 1701, Asano Naganori, signore del dominio di Ako, fu incaricato di ricevere gli invitati, dove a capo delle cerimonie c'era invece Kira Kozunosuke, che, molto probabilmente, trattò Asano con arroganza. Durante un dei giorni seguenti del ricevimento, Asano, probabilmente provocato dall'atteggiamento di Kira, estrasse la spada e si lanciò contro il maestro cerimoniere... Ad Asano venne ordinato di fare "seppuku", ma quarantasette samurai, guidati da Oishi Kuranosuke , giurarono vendetta.
Un altro capolavoro del regista giapponese, tratto da una storia realmente accaduta. Nel film vengono quasi totalmente evitati gli scontri fisici, e l'andamento diventa così molto filosofico, basato su lunghe scene di dialogo. Mizoguchi, che non ha molta esperienza come Kurosawa per i film che hanno come protagonisti i samurai, rimane molto colpito dal loro carattere, soprattutto per quanto riguarda la "legge" del seppuku, da noi noto rituale chiamato Harakiri, che prevedeva il suicidio di un samurai, per non essere disonorati. Per chi ama i film giapponesi, una "perla" che non si può perdere.

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Io e Annie


USA 1977 Regia: Woody Allen Durata: 95 minuti
Cast: Diane Keaton, Tony Roberts, Woody Allen, Shelley Duvall, Paul Simon, Carol Kane, Janet Margolin, Colleen Dewhurst, Christopher Walken
Alwy Singer, comico dalle origini ebree (autobiografico direi), che va dall'analista da ben 15 anni, incontra giocando a tennis la bella Annie Hall, una ragazza , di famiglia benestante e alquanto singolare negli atteggiamenti. Alwy ha avuto brutte esperienze in campo amoroso, è ha due matrimoni alle spalle, teme quindi che il rapporto con Annie diventi troppo serio, lascia quindi che il rapporto sia elastico. Nonostante ciò, il rapporto tra i due sembra andare a gonfie vele, amore non sembra certo mancare. L'amore iniziale si affievolisce però e i due non sembrano essere così legati...
Premetto che io amo il genere, la commedia quando è ben fatta fa passare piacevoli ore spensierate e anche di divertimento, come in questo caso.
Per me questa è la commedia capolavoro di Woody perchè racchiude tutto il repertorio del suo genio, con delle trovate geniali: la presentazione della vita futura dei compagni di scuola, il pranzo con annie e la sua famiglia, che non capisce le battute di Alwy, le battute di Alwy quando si esibisce come comico, il fatto che il protagonista parli con lo spettatore descrivendo la situazione, le citazione fantastiche ( indimenticabili quelle dell'incipit e del finale ).
Un film spensierato e ironico, e se amate Allen non potete perdervelo per nessuna ragione al mondo, iniseme all'altra commedia capolavoro "Manhattan".
4 oscar : miglior film, Woody Allen, Diane Keaton e sceneggiatura originale
"Sono andato a letto molto presto, non ho neanche acceso la televisione. Mi sono addormentato leggendo Conversazioni con Carl Jung". Questa la giustificazione data da Woody Allen per non essersi presentato a ritirare la sua statuetta per Io e Annie. Non c'è altro da aggiungere....

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14/02/07

Shrek


USA 2001 Regia: Victoria Jenson, Andrew Adamson Durata: 89 minuti
Shrek è un orco brutto e sporco che vive in una palude puzzolente. A causa di uno screzio con Lord Farquaad si trova la palude invasa dai personaggi delle fiabe: il lupo di Cappuccetto Rosso, Biancaneve nella bara di cristallo, Pinocchio... L'unico modo per tornare alla pace della sua palude è accettare l'incarico di Farquaad, ovvero andare a liberare la principessa Fiona dalle grinfie di un drago. Ad accompagnare Shrek c'è Ciuchino, un piccolo mulo parlante e cantante. L'originalità assoluta e sorprendente di questa fiaba è che tutti gli stereotipi sono ribaltati. L'eroe è il contrario dei soliti personaggi, è brutto, asociale ed egoista. Le scene più sdolcinate non finiscono mai come uno ci si aspetta (d'obbligo la citazione dell'uccellino che esplode mentre canta con Fiona). Chiaramente è anche qui presente una morale, ovvero che il "succo" di una persona va ben oltre il suo aspetto. Il finale è imprevedibile e non voglio anticipare nulla a chi ancora non l'ha visto.
La Dreamworks riesce a catturare il pubblico con battute e riferimenti a fiabe classiche, e con un brio difficile da imitare. La colonna sonora ben azzeccata si coniuga con un ottimo lavoro di animazione in 3D. Probabilmente l'edizione italiana perde un po' rispetto a quella originale, che aveva come doppiatori Eddie Murphy per ciuchino e Cameron Diaz per Fiona.
I registi di "Tutti pazzi per Mary" si sono decisamente riscattati con questo divertentissimo lungometraggio. Piacerà ai piccoli, ma è sicuramente più indicato per gli adulti, con riferimenti alla politica e citazioni di altri film (spassosa la parodia di "The Matrix"). Le battute sono pungenti e irriverenti, talvolta di pessimo gusto, ma proprio per questo riescono sempre a strappare un sorriso.

M - Il mostro di Dusseldorf

Germania 1931 Regia: Fritz Lang Durata: 100 minuti B/N
Cast: Peter Lorre, Gustaf Gründgens, Rudolf Blummer, Ellen Widman, Inge Landgut, Otto Wernicke.
In una città tedesca, molto probabilmente Berlino, ma Dusseldorf nel titolo italiano, la popolazione è terrorizzata da un assassino che rapisce e uccide le bambine. La polizia non trova mai nessun indizio sul luogo del delitto, e la gente preoccupata per la situazione decide di cercare il mostro per conto suo, chiedendo aiuto alla malavita e ai mendicanti. Primo film di Lang con il sonoro, usato in maniera magistrale. Il regista affronta i temi del contrasto tra giustizia ufficiale e giustizia privata. Il film non è incentrato sulla figura dell'assassinio, ma viene descritto soprattutto il contesto sociale. Inoltre la pellicola fece molto scandalo perché il mondo della malavita appariva molto più rassicurante ed efficiente della polizia. La maestria del regista viene riassunta nella sequenza del primo omicidio, in cui la morte di un bambino viene rappresentata senza fare uso di grida e sangue, ma semplicemente inquadrando un pallone che rotola nell'erba e un palloncino gonfiabile impigliato nei fili di un traliccio. M il mostro di Dusseldorf è un’opera indispensabile per ogni cinefilo.

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