31/03/07

L'angelo sterminatore

Messico 1962 Regia: Luis Buñuel Durata: 80 minuti

Cast: Silvia Pinal, Enrique Rambal, Jacqueline Andere, José Baviera, Augusto Benedico, Claudio Brook, Antonio Bravo, César del Campo.
Dopo un concerto, un gruppo di borghesi vengono invitati da amici in una villa per cenare. Inspiegabilmente a poco a poco la servitù per un motivo o per un altro inizia ad abbandonare la casa e il gruppo borghese rimane all'interno della casa come se una forza superiore li trattenga nell'abitazione. Per il gruppo iniziano i "giorni dell'apocalisse"... Un capolavoro firmato Bunuel, il regista spagnolo mette a nudo la borghesia smontando tutta la sua morale. All'inizio possiamo vedere come tutte le persone siano contente, felici di passare una serata in compagnia e sembra che nessuno abbia rancore contro qualcuno del gruppo, ma quando le cose cominciano a girare nel verso sbagliato, Si iniziano a intravedere le prime meschinità, le prime violenze, le debolezze e vizi degli uomini come dimostra la scena dove finita l'acqua, sono costretti a rompere il tubo e appena fuoriesce iniziano a spintonarsi, trasgredendo alle "regole" della borghesia e sembrando più animale che persone. il finale da antologia. Ottime le interpretazioni di tutti gli attori. Bunuel Si conferma un regista universale usando il cinema come mezzo critico nei confronti della società.
[dieci]

“... fragile impasto di sordidi vizi,
colpevoli debolezze splendide virtù,
l'uomo reca in se la propria condanna e la propria salvezza.
La sua stessa anima e la gabbia
che lo terrà prigioniero fin quando
l’angelo sterminatore
verrà a separare
l’innocenza dal peccato,
l’umiltà dalla superbia,
l’odio dall’amore...”


"... poi l'agnello di Dio salirà all'altare.
E' l'ultimo giudizio,
la gabbia che imprigiona il peccato
si chiuderà per l'ultima volta
e sarà per l'eternità..."

Death of a President

GB 2006 Regia: Gabriel Range Durata: 90 minuti

Cast: Hend Ayoub, Brian Boland, Becky Ann Baker, Robert Mangiardi, Jay Patterson, Jay Whittaker
Ottobre 2007, Chicago. Dopo aver tenuto un discorso il presidente degli Stati Uniti George W. Bush viene assassinato. Fanno da contorno le proteste pacifiste per la guerra in medio oriente e la lotta al terrorismo
E' un mockumentary, quindi rispetta i canoni del documentario. Per quanto la storia sia inverosimile, infatti, si sforza di dare il maggior realismo alla vicenda, anche se questo viene un po' vanificato dagli intervistati, che recitano troppo palesemente.
Riesce ad essere tagliente al punto giusto, nonostante il documentario possa essere un limite, è riflessivo, ci fa capire quali siano i pregiudizi degli americani dopo l'11 settembre, quali siano i motivi per cui si combattono le cosiddette "guerre di pace" (qualcuno crede ancora nelle favole), come la popolazione sia tenuta all'oscuro della verità.
Uno dei limiti maggiori è la ricerca dell'assasino di Bush invece di approfondire altri aspetti molto più interessanti (anche se il tentativo di incastrare un innocente fa riflettere), come l'amministrazione Cheney e le reazioni della gente.
Personalmente avrei fatto delle scene in cui si intervistavano delle persone prese in giro per New York, per vedere la loro reazione (possibilmente persone che possano dare un minimo di credibilità alla cosa), e avrei fatto scatenare una guerra con la Siria, magari dovuta ad una crisi del petrolio
Ma non ci si può affatto lamentare, il film risulta abbastanza coraggioso anche così, bisogna proseguire su questa strada.
"Trovo inutile protestare, tanto Bush nemmeno mi ascolta"

[sette] sulla connection:

30/03/07

Quell'oscuro oggetto del desiderio

Francia 1977 Regia: Luis Buñuel Durata: 100 minuti Cast: Julien Bertheau, Fernando Rey, Carole Bouquet, Angela Molina, Milena Vukotic.
Il film racconta la storia di un ricco vedovo di Parigi che si innamora di una ragazza molto giovane che si rifiuta di dargli l'unica cosa che veramente mantiene la "relazione" tra i due. Dopo molte vicende si ritroveranno un'ultima volta a Siviglia. Altro ottimo film di Bunuel che come sempre mette al centro dei suoi film il loro rapporto uomo-donna, ma a differenza degli altri film che ho visto questa volta il regista spagnolo si concentra di più sull'uomo e sulla sua morale. Come sempre attacca l'etica del borghese bigotto, in questo caso per nulla interessato all'animo della donna ma solo al suo oggetto del desiderio. Per avere la ragazza per sè il nobile uomo decide di usare tutte le carte a sua disposizione, in primis usando i soldi per comprare lei e sua madre che vivono in perenne condizione di miseria o usando le belle maniere o la sua superiorità (?) sociale. La cosa che più mi ha attratto del film è sicuramente il duplice aspetto della ragazza, cioè un'unica ragazza ma due attrici con identica voce, per far capire come anche l'uomo perda di vista il suo vero obiettivo, il suo oggetto del desiderio. Ottimo il cast, su tutti Fernando Rey, già presente in "Tristana". Ultimo film di Bunuel che conclude una carriera a dir poco strepitosa. "La chitarra è mia e la suono per chi mi pare".
[nove]

29/03/07

Pomodori verdi fritti alla fermata del treno

USA 1991 Regia: Jon Avnet Durata: 130 minuti
Cast: Mary Stuart Masterson, Jessica Tandy, Kathy Bates, Mary-Louise Parker, Cicely Tyson, Chris O'Donnell, Stan Shaw.
Evelyn è una casalinga frustrata dal rapporto col marito che ogni giorno appena arrivato a casa non la degna di uno sguardo e si incolla davanti al televisore per vedere ogni tipo di sport gli passi davanti agli occhi. Un giorno, andando a trovare la madre di suo marito, che è in cura in un ospedale fa la conoscenza di Ninny una persona anziana, squisitamente dolce che le racconta la storia di due amiche nel lontano 1930 in un america razzista e maschilista. Le protagoniste della storia sono Idgy e Ruth, la prima molto irriverente e ribelle, l'altra ben educata e sempre gentile con tutti. Man mano che la storia va avanti Evelyn viene sempre più colpita dal racconto e influenzata dal carattere rivoluzionario di Idgy. Primo film del regista Avnet, che penalizza un po' la coppia Idgy-Ruth per mettere l'amicizia alla base di tutto. Quell'amicizia che riesce a tenere le persone unite anche quando tutto sembra andare per il peggio. Sicuramente se avesse anche sviluppato l'omosessualità delle due ragazze, il film sarebbe stato ancora più toccante e divertente allo stesso tempo. Evelyn anche se viene influenzata dal comportamento di Idgy, alla fine del film, non possiamo dire che sia diventata ribelle proprio come Idgy, però un inizio di cambiamento si vede ed è anche notevole. Il titoli si riferisce alla specialitè del bar che Idgy e Ruth hanno aperto. Ottima la colonna sonora e l'interpretazione di tutte e quattro le donne.
[otto]

Viaggio in inghilterra

Gran Bretagna 1993 Regia: Richard Attenborough Durata: 120 minuti
Cast: Debra Winger, Joseph Mazzello, Anthony Hopkins, Edward Hardwicke, John Wood.
Siamo nel 1952 a Oxford, la vita di C.S. Lewis, medioevalista autore di fiabe per bambini, viene sconvolta dall'arrivo in città di Joy Gresham, una poetessa americana irriverente. Joy è sposata con un poeta e ha un figlio, ma la relazione non è delle migliori così decide di separarsi e andare a vivere a Oxford. Avendo già conosciuto in precedenza Jack, il loro rapporto migliora fino a quando non decidono di sposarsi. Ma nel momento più bello ecco la tragedia. Buon film del regista inglese che tratta il tema della morte ma non solo. Il protagonista che in precedenza non aveva mai esposto i propri sentimenti, questa volta è costretto grazie all'ottimo rapporto con Joy a confrontarsi con le emozioni ma anche le delusioni della vita, soprattutto durante la malattia della moglie. E' possibile trovare la forza per andare avanti quando tutto sembra andarti male e contro? Se uno perde la sua anima gemella come possiamo riuscire a vivere? Sicuramente un film molto apprezato, soprattutto per le donne, da chi ama il ritmo lento e le love story. Ottime le interpretazioni di Hopkins e Winger.
[sette e mezzo]

28/03/07

Molto rumore per nulla

Gran Bretagna 1993 Regia: Kenneth Branagh Durata: 100 minuti
Cast: Denzel Washington, Kenneth Branagh, Emma Thompson, Michael Keaton, Keanu Reeves, Robert Sean Leonard, Kate Beckinsale.
Nella villa del ricco Leonato si intreccia la vicenda amorosa tra la figlia di Leonato (Hero) e Claudio e anche quella tra i due bisbetici Benedetto e Beatrice. Ma la rivalità tra Don John e Don Pedro rischierà di mandare tutto a monte. Film diretto dal regista irlandese che usa la sceneggiatura di Shakespeare per girare un ottimo film. Sicuramente americanizza e di molto il libro del poeta e scrittore inglese, per esempio con l'arrivo a cavallo dei soldati o con il super cast adottato. Quello che vuole dimostrare il regista è come gli intrecci amorosi che ha descritto Shakespeare sono ancora molto attuali e moderni. Il cast è superbo: Washington come sempre ottimo, ma il personaggio che mi ha entusiasmato di più è stato quello di Beatrice, interpretato da una ottima Emma Thompson. Ottimo il mix tra malinconia e ironia. Anche se la scena rimane ambientata a Messina, il film è stato interamente girato in Toscana.
[sette e mezzo]

27/03/07

Bugsy

USA 1991 Regia: Barry Levinson Durata; 130 minuti
Cast: Annette Bening, Harvey Keitel, Ben Kingsley, Warren Beatty.
Benjamin “Bugsy” Siegel è un noto mafioso sposato da molti anni. Arrivato a Hollywood per affari si innamora dell'attrice Virgina Hill detta "Flamingo" e insieme a lei decide di creare nel deserto del Nevada la futura Las Vegas. Per creare il centro del gioco d'azzardo più grosso del mondo però servono molti soldi e Bugsy chiede aiuto a Cosa Nostra... Sicuramente rispetto a tutti gli altri film di mafia questo è uno dei minori anche perchè non c'è la vera mafia di Goodfellas o di Casinò. Solo alcune scene sono fatte veramente bene, ma il resto del film è molto piatto e non riesce mai a decollare. L'intento forse era buono ma non lo sapremo mai perchè il risultato non è così ottimo. Il film viene innalzato, e di molto, dalla carrellata di personaggi famosi che sono comparsi nel film, a partire da Keitel per concludere con Kingsley. Ottime le musiche di Morricone. Oscar per i costumi e scene. Se volete vera mafia con Scorsese andate sul sicuro. Sicuramente un passo indietro per il regista di Rain Man.
[sei]

una lunga domenica di passioni


Francia 2004 Regia: Jean-Pierre Jeunet Durata: 134 minuti
Cast: Audrey Tautou, Dominique Pinon, Chantal Neuwirth, Gaspard Ulliel, Ticky Holgado, Julie Depardieu, Marion Cotillard
Francia, 1919. Mathilde è una ragazza colpita dalla poliomielite che le ha causato delle difficoltà motorie. Il suo fidanzato, Manech, partito per il fronte, viene condannato a morte per automutilazione volontaria. Mathilde però non si da per vinta e crede che il ragazzo sia ancora in vita, comincia dunque le sue indagini personali. Inizia a cercare informazioni sui fatti di Bingo Crepuscolo, e avrà modo di sentire storie raccontate da varie persone, che l'aiuteranno a ricomporre il puzzle e a dare vita alle sue vane speranze...
Quando un film inizia così, quando finisce così, Si ha l'impressione di trovarsi davanti ad un vero e proprio capolavoro. "Purtroppo" la parte centrale del film è buona, non ottima, ma molte sono le trovate geniali. Il film non appartiene ad un genere preciso, spazia tra molti generi, guerra, storia, commedia, thriller ed è intriso di narrativa (forse troppo, forse).
Si alternano momenti di totale leggerezza ad altri di tristezza, emoziando in modo continuativo lo spettatore.
Da non sottovalutare i temi toccati, il film è chiaramente antimilitarista, e si scaglia contro le alte cariche dell'esercito, andando ad analizzare tutte le difficoltà che invece deve sopportare un soldato semplice.
Fa piacere vedere che ci siano ancora registi che sanno fare buon uso della voce fuori campo.
Le immagini sono stupende, da notare la predominanza del giallo.
Inaccettabili, a mio modo di vedere, le critiche alla Tautou, con la sua bellezza infantile e la sua espressività riesce, di nuovo, ad essere poetica, incredibile...
[otto]

26/03/07

Tristana

Spagna 1970 Regia: Luis Buñuel Durata: 95 minuti
Cast: Catherine Deneuve, Fernando Rey, Franco Nero.
Tristana è una giovane orfana। La madre in punto di morte la affida a un tutore anziano e despota. Dopo qualche settimana però il padre putativo si innamora di Tristana e inizia una relazione con lei. Parallelamente a questa relazione ne nasce un'altra tra Tristana e un pittore giovane. Decide così di abbandonare il tutore per scappare con il giovane ragazzo ma si ammalerà, perderà una gamba perchè in cancrena e dovrà così ritornare dal suo vecchio tutore. Tre anni dopo Bella di giorno, Bunuel torna a parlare della sessualità e delle Donne, sempre assieme a Catherine Deneuve. Lo sviluppo della sessualità di Tristana non è molto felice, prima è più forzata dal tutore, poi è avvolta da sensi di colpa con il pittore, infine è succube della sua mutilazione. Gli uomini che ruotano attorno a Tristana rappresentano il fallimento maschile, forse l'unico che viene veramente apprezzato dalla ragazza è il figlio della domestica di casa, che è un ragazzo sordomuto anche se pure lui è stato già punito dalla natura. Il pittore è un uomo senza carettere che fa tutto quello che vuole Tristana e viene visto dalla ragazza come un uomo senza dignità e per questo non meritevole del suo amore, mentre il suo padre-amante vuole una donna giovane da comandare ma quando inizia a invecchiare si trasforma in un vecchio debole. Alla fine del film si evince che nella vita e in tutte le persone è il male che riesce a trionfare sul bene. Ottime le interpretazioni. Nomination agli Oscar come migliore film straniero.
[otto e mezzo]

esercizio di stile

ho creato un blog su splinder che è un archivio di tutti i film che abbiamo recensito (già 250, ammazza!), eccolo qui
è solo un mero esercizio di stile dato che l'archivio era già presente qui, giusto per divertermi un po' col template di splinder (qui su blogger il divertimento è sicuramente minore)...
se ci fate un salto fatemi sapere

25/03/07

A est di Bucarest

Romania 2006 Regia: Corneliu Porumboiu Durata: 90 minuti
Cast: Mircea Andreescu, Teo Corban, Ion Sapdaru.
In una piccola cittadina a est di bucarest un presentatore televisivo si interroga se, sedici anni prima, esattamente il 22 dicembre 1989, gli abitanti del piccolo paese hanno iniziato la rivoluzione prima che Caescescu fosse cacciato o se sono usciti dalle loro case solo dopo 12.08 cioè l'ora precisa in cui il dittatore a Bucarest ha dovuto abbandonare il potere con un elicottero per evitare il linciaggio. Alla trasmissione intervengono due simpatici quanto strani ospiti: un anziano signore che ogni anno si traveste da babbo natale per far felice la gente e un professore che ha il vizio di bere ed è indebitato fino al collo. Al suo primo film, il regista rumeno, riesce a mixare con grande maestria umorismo e malinconia. All'inizio del film il regista ci introduce nelle vite dei protagonisti, soprattutto dei due ospiti del talkshaw, mentre nella seconda parte si assiste al "dibattito", con gag esileranti che rendono il film molto più piacevole. Fa da ottima cornice la musica che mi ha ricordato un po' quella di "Undeground" di Kusturica. Sicuramente un film che fa ridere (impossibile non farlo) ma che alla fine fa sicuramente riflettere sulla tristezza dei protagonisti che tentano di ricreare l'atmosfera della dittatura che ha lasciato profondi segni nell'animo ma anche molta speranza. Camera d'Or a Cannes nel 2006.
"Oggi godetevi la neve perchè domani sarà solo fango"
[nove]



Yakuza

USA 1975 Regia: Sydney Pollack Durata: 105 minuti
Cast: Robert Mitchum, Brian Keith, Takakura Ken, Christina Kokubo.
Harry Kilmer, un americano, dopo molti anni torna in Giappone ad aiutare un amico perchè la yakuza, la potente mafia giapponese, ha sequestrato la figlia. Harry decide così di chiedere aiuto a un suo amico giapponese, Tanaka, anche se il rapporto non è dei migliori a causa di una passata relazione tra Harry e la sorella di Tanaka che quest'ultimo non gli ha mai perdonato. Comunque senza pensarci due volte decide di aiutare l'amico e andare contro gli yakuza. Forse il capolavoro di Pollack assieme a "Come eravamo". Film molto bello che tratta il tema dell'amicizia senza cadere nel banale. Il regista americano riproduce perfettamente, in quell'epoca del Giappone, un noir molto violento con continui colpi di scena, durante il quale Harry scoprirà di avere un solo vero amico e che lo porterà così a combattere al fianco dell'ex yakuza. Bellissima riflessione sulla civiltà e cultura giapponese vista con gli occhi di un americano, (come anche l'ultimo capolavoro di Eastwood), merito anche della sceneggiatura di Towne e tratto da una storia di Schrader vissuto per molto tempo in Giappone. Ottimo tutto il cast, in particolare Takakura Ken.
[nove]

24/03/07

300


USA 2006 Regia: Zack Snyder Durata: 117 minuti
Cast: Gerard Butler, Lena Headey, David Wenham, Dominic West, Vincent Regan, Michael Fassbender, Tom Wisdom, Andrew Pleavin, Andrew Tiernan, Rodrigo Santoro
Grecia. Nel 480 a.C. il re persiano Serse decide di invadere la Grecia,essenzialmente per un capriccio. A Sparta si dovrebbe organizzare la difesa, ma per motivi di usanze (diciamo che gli ofuri hanno altri interessi...) ciò, non è possibile. Re Leonida porta comunque con se 300 uomini alla difesa del passo montuoso delle Termopili. I 300 si battono sullo stretto, dove i numeri non contano, e lo fanno da veri eroi e paladini della libertà...
Interessante il miscuglio tra surreale e storico, ma a me non piace e secondo me non funziona.
Questa è principalmente la cosa che non mi convince in un film visivamente perfetto, dall'ambientazione suggestiva e con protagonisti dei personaggi molto caratteristici e combattivi quali sono gli Spartani (inaccettabili alcune loro usanze, apprezzabile la loro indole combattiva, il loro battersi per i valori in cui credono).
L'attentibilità storica non si può discutere, questo è vero, perchè il film non vuole essere storico, ma a mio parere si esagera, e spesso si cade nel ridicolo, specie nella scena della capra (mi ha lasciato sgomento).
L'ironia è raggiunta, ma purtroppo direi che non è del tutto voluta, ma discende dal tocco surreale dato alla vicenda.
Le immagini e la battaglia sono da antologia, i dialoghi comunque quasi all'altezza (le voci fuori invece sono intrise di retorica e banalità), l'ambientazione e le scenografie sono secondo me un punto di partenza per i film del futuro. Ottima anche la colonna sonora e gli effetti speciali, di livello.
(non me ne intendo di fumetti, quindi mi scuso per il mancato riferimento a Miller).
Il film è discreto, ed è da vedere, perchè precorre i tempi, questo è il nuovo cinema, con tutte le conseguenze che ciò comporta....
"THIS IS MADNESS!!!" THIS IS MADNESS? , THIS IS SPARTAAA!" (la mia scena preferita).
[sei e mezzo]
così sulla connection:

23/03/07

La gabbianella e il gatto

Italia, 1998 Regia: Enzo D'Alò Durata: 75 minuti

Kengah è una giovane gabbiana alla sua prima migrazione. Durante il viaggio, quando si tuffa in acqua per pescare un'aringa, rimane intrappolata in una macchia di petrolio e non riesce più a raggiungere lo stormo. Con le sue ultime forze, però, vola fino al cortile dove vive il gatto Zorba e depone il suo uovo, strappando al gatto tre promesse: di non mangiare l'uovo, di covarlo fino alla nascita del pulcino, e di insegnare al piccolo a volare quando sarà giunto il momento. Quest'ultima si rivelerà particolarmente difficile, dato che la piccola pulcina si crede un gatto..
Questo lungometraggio animato è basato sul romanzo di Luis Sepùlveda "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare". La trama è molto tenera, una bella favola sulla tolleranza, l'amore fra diversi, oltre ad una componente non trascurabile di naturalismo. I personaggi sono indimenticabili, da Zorba al gatto bibliotecario Diderot, dal Colonnello ai padroni di Bubulina. La realizzazione è in accordo con la trama, molto semplice ed immediata, con colori e figure di grande impatto. Purtroppo il cartone non è al livello del libro, si è persa una parte di quella poesia sognante del romanzo. Non so se la colpa sia del regista, oppure semplicemente è per via del fatto che una fiaba rimarrà sempre migliore su carta che su pellicola. Cast di doppiaggio eccezionale: Carlo Verdone per Zorba, Antonio Albanese per il Re dei Topi, Melba Ruffo per la gabbianella e lo stesso Luis Sepùlveda, nei panni di sé stesso, il poeta narrante. Consigliato a chi non ha voglia di leggere il libro, o a chi l'ha già letto e vuole vedere come se l'è cavata Enzo D'Alò in questa impresa.
[otto]

Un giorno di ordinaria follia

USA 1993 Regia: Joel Schumacher Durata: 105 minuti
Cast: Barbara Hershey, Robert Duvall, Michael Douglas, Tuesday Weld.
William Foster sta attraversando un periodo nero della sua vita. Separato dalla moglie e licenziato da più di un mese, un ingorgo stradale è la goccia che fa traboccare il vaso. Inizia così una giornata non proprio normale. Parallelamente a questa storia si affianca quella del detective all'ultimo giorno di servizio che riesce per primo a capire le vere intenzioni dell'uomo. William inizia così una guerra contro la società, dai negozianti coreani che alzano sempre i prezzi agli ispanici drogati e violenti. Nessuno si salva davanti al suo vero carattere, fermato per molto tempo da questa società che controlla tutti. E se per una volta togliessimo il freno a questo nostro carattere pacifico? Il film è anche una critica agli uomini di potere, l'uomo infatti è in giacca e cravatta, quell'abbigliamento che rende la persona "superiore", ma a volte le apparenze ingannano. Sicuramente se fosse stato un uomo trasandato a fare tutto quel caos il film non sarebbe riuscito a colpire nessuno spettatore. Ovviamente ci sono delle banalità, come il giorno più caldo dell'anno che aumenta il nervosismo delle persone e il poliziotto all'ultimo giorno di lavoro però come film è accettabile. L'unica nota che stona un po' secondo me è il finale. Ottime le interpretazioni su tutte quella di Douglas in un ruolo perfettto.
[sette e mezzo]

Gli uccelli

USA 1963 Regia: Alfred Hitchcock Durata: 110 minuti
Casy: Jessica Tandy, Rod Taylor, Suzanne Pleshette, Tippi Hedren, Veronica Cartwright, Lonny Chapman.
Melanie Daniels è una ragazza ricca e stravagante che, dopo una vita passata a divertirsi senza combinare nulla di buono, cerca di aiutare le persone in difficoltà. Un giorno incontra in un negozio di uccelli l'avvocato Brenner che la deride. Arrabbiata e affascinata da quell'uomo allo stesso tempo decide di portare una coppia di uccelli (inseparabili) a casa sua. Arrivata a casa il vicino dell'avvocato le dice che ogni week-end va a Bodega Bay, dove vivono sua sorella e la madre. La ragazza parte così per la piccola cittadina. Trovata la casa decide di lasciare la gabbia sul tavolo ma quando tenta di tornare a casa viene attaccata da un gabbiano, così l'avvocato decide di farla rimanere in paesino per la notte. Il mattino dopo Bodega Bay è completamente occupata da ogni tipo di gabbiano e inizia così un'odissea per i protagonisti. Un altro capolavoro del maestro del thriller. Il film è una riflessione sull'angoscia, quella della madre che ha paura di venire abbandonata dal figlio, quella di Melanie, ormai costretta a fare sempre buone azioni. Uno dei film che lascia più interpretazioni allo spettatore. Qualcuno ha parlato di temi politici paragonando gli uccelli a dei rivoluzionari in cui ogni giorno attaccano sempre più numerosi. Altri hanno parlato di temi religiosi, con gli abitanti, che attaccati dagli animali si aiutano di più e capiscono il vero senso della vita. Altri danno la colpa dell'attacco alla signorina Melanie perchè ovunque va riesci solo a fare danni. Secondo me non sapremo mai le vere intenzioni del regista, ma sicuramente è un film difficile da dimenticare. Ottime le interpretazioni e fantastica la colonna sonora fatta solo di versi di uccelli.
[nove e mezzo]

22/03/07

Il favoloso mondo di Amelie


Fra 2001 Regia: Jean-Pierre Jeunet Durata: 120 minuti
Cast: Audrey Tautou, Mathieu Kassovitz, Dominique Pinon, Jamel Debbouze
Paris. Amelie, cameriera in quel di Montmartre, è un'ingenua ragazza dall'infanzia tormentata, abituata da sempre alla soiltudine. L'ambiente famigliare non è dei migliori, la bimba viene tenuta a casa per una "sospetta" malattia al cuore, e ciò le impedisce di confrontarsi con mondo esterno. Un giorno però, mentre madre e figlia erano in visita a Notre-Dame la prima viene colpita da un suicida in caduta libera e muore. Il padre di Amelie, uomo freddo, non riesce a riprendersi, e si rifugia in un nano da giardino. Amelie dedica la sua vita al bene altrui, ma durante una delle sue buone azioni si imbatte in Nino e se ne innamora...
Già detto che amo le commedie e le prese per i fondelli ad un certo tipo di stile di vita insito nella società moderna? Lo ribadisco...
A dir la verità c'è voluta una seconda visione per rivalutarlo (la prima visione era scolastica, quindi capirete...), ma non pensavo che lo avrei rivalutato così tanto.
Questo film è indubbiamente un leggero melò, ma non bisogna farsi ingannare, sotto questa parvenza di leggerezza nasconde una critica, ed anche abbastanza potente, al nostro modo di vivere, perchè non sappiamo apprezzare le cose belle e vere della vita, e perchè abbiamo una cultura forgiata dai mass-media (la televisione in particolare).
Molte le trovate geniali, una su tutte la scelta di descrivere i vari personaggi con il metodo del "a lui piace", "a lui non piace".
Molto interessanti anche l'uso del colore (verde e rosso in maggior misura) e alcuni effetti speciali (per nulla eccessivi).
Parigi raramente si è vista sullo schermo così stupenda (perdono qualche ritocco al computer...), la più bella città del mondo (?) viene rappresentata in tutto il suo universo: politico, sociale e pittoresco.
Il vero mondo creato dal regista non è tanto quello di Amelie, quanto il film stesso, che pare una realtà surreale di una normalità estremizzante.
Geniale la Tautou, che si immedesima così bene nel personaggio da farci pensare "è nata per quella parte" (non ditemi che non vi è capitato di vederla in un altro film e dire "guarda c'è Amelie"), grandissima interpretazione e trasformismo incredibile.
Tra fiaba e poesia, una delle migliori commedie degli ultimi anni.
[nove]

La sposa cadavere

Gran Bretagna, 2005 Regia: Tim Burton Durata: 75 minuti
Victor e Victoria sono promessi sposi, ma non si conoscono: l'uno è figlio di borghesi arricchiti, l'altra di nobili decaduti. Quando si incontrano si innamorano a prima vista. Victor si reca allora nel bosco per provare il giuramento di nozze, ma una ragazza deceduta lo sente e lo rapisce come suo legittimo sposo, portandolo con lei nel regno dei morti.
Tim Burton torna, a distanza di 12 anni dall'uscita del suo "Nightmare before Christmas", a curare un film d'animazione. Il paragone tra i due è inevitabile, dal momento che le analogie sono molte. Quella più lampante è l'ambientazione tetra e un po' gotica, che Burton ama molto (si ritrova anche ne "Il mistero di Sleepy Hollow"). Inoltre i personaggi sono animati e caratterizzati allo stesso modo. A mio parere questo è leggermente superiore al precedente, per via del numero di canzoni inferiore e della trama e finale migliori. Burton capovolge le aspettative: ci mostra un mondo dei vivi completamente grigio e triste contrapposto ad un regno dei morti allegro, colorato e divertente. I vivi sono quasi tutti malvagi, freddi, interessati al denaro o insensibili mentre i morti sono spiritosi, sereni, teneri. Secondo il regista non c'è Paradiso nè Inferno, nessuna punizione, ognuno resta semplicemente quel che era, solo più ottimista e divertito. Nella versione originale Victor era doppiato da Johnny Deep, attore "portafortuna" di Burton. Film consigliato a tutti, commovente, romanticamente dark, coinvolgente e mai noioso.
[nove]

L'amico americano

Germania 1977 Regia: Wim Wenders Durata: 110 minuti
Cast:Bruno Ganz, Dennis Hopper, Lisa Kreuzer, Nicholas Ray, Samuel Fuller, Gérard Blain.
Jonathan Zimmermann dopo aver appreso che la sua malattia è incurabile, si fa convincere da un americano, che diventerà poi suo amico, a commettere due omicidi per avere una ingente somma di denaro da lasciare alle moglie e al figlio dopo la sua morte. Tratto dal romanzo di Patricia Highsmith "Ripley's Game", Wenders gira uno dei suoi migliori film. Anche se da tutti acclamato come un giallo, di giallo questo film ha ben poco, perchè il regista tedesco elimina praticamente tutta l'azione per concentrarsi sul prima e sul dopo del crimine. La paura della malattia e di lasciare questo mondo senza che nessuno se ne accorga, è la molla che fa scattare tutto il meccanismo. Wenders "tralascia" la storia per concentrarsi sull'uomo, sui suoi mali, le sue sofferenze e la sua vita. Ogni volta che la suspance è alta, il regista riesce a scaricarla introducendo degli elementi estranei al giallo certe volte facendo addirittura ridere lo spettatore come accade nella sequenza in cui il corniciaio-killer pedina la vittima per poi fermarsi a guardare un cartello e urtare contro una statua, ferendosi alla testa. Bellissimi i paesaggi soprattutto gli esterni della scena finale, con il mare agitato e il cielo nuvoloso. Bruno Ganz, strepitoso Dennis Hopper.
[nove]

Bella di giorno

Francia 1967 Regia: Luis Buñuel Durata: 95 minuti
Cast: Catherine Deneuve, Francisco Rabal, Michel Piccoli, Geneviève Page, Georges Marchal, Jean Sorel.
Severine è una ragazza borghese, stanca del matrimonio e della vita che conduce. Decide così di prostituirsi dalle due alle cinque sotto il nome di "Bella di giorno". Film geniale del regista francese in cui Bella di giorno, una incantevole Deneuve, con la prostituzione non cerca solo quella liberazione sessuale che da molto tempo cercava, ma anche e soprattutto, la libertà da quella società borghese che cercava di controllare tutte le persone. Severine vuole essere amata, ma amata da donna e amante, non da dolce bambolina come fa il marito sempre e solo più impegnato a lavorare in ospedale, tanto da non accorgersi della crisi della moglie. Bellissimi i sogni di Severine, che nella seconda metà del film fanno perdere allo spettatore la differenza tra realtà e illusione, facendo risultare il film ancora più artistico. Ottimo il mix di humor e noir. Vincitore del Leone d'Oro a Venezia. Unica nota dolente il taglio imposto dalla censura prima della messa.
[nove]

21/03/07

Central do brasil

Brasile 1998 regia: Walter Salles Durata: 105 minuti
Cast: Fernanda Montenegro, Vinicius De Oliveira, Marilia Pera, Soia Lira.
Dora è una insegnante in pensione zitella e cinica। Per guadagnare qualcosa in più oltre alla pensione, decide di andare alla stazione e scrivere lettere per gli analfabeti, anche se poi arrivata a casa non le spedisce. Un giorno arriva una madre con il figlio, desideroso di ritrovare il padre che non vedeva da molto tempo. Usciti dalla stazione però la madre viene investita da un bus e il figlio si ritrova con nessuno al mondo. Dora decide prima di portarlo in un orfanotrofio, ma si pentirà subito della scelta e partirà con il ragazzo alla ricerca di suo padre. Un film bellissimo del regista brasiliano che descrive secondo me il vero brasile, non quello delle vacanze estive per milioni di persone. Il viaggio, soprattutto per Dora è un percorso nella sua mente e nell'anima, per ricercare quella coscienza ormai perduta da molti anni, da quando aveva abbandonato casa. Il rapporto con il piccolo ragazzo all'inizio è molto difficile ma piano piano migliora e Dora attraverso il viaggio ritrova la voglia di vivere, di aiutare le persone in difficoltà e ricordare quei pochi ma felici momenti trascorsi con il padre. Ottimi gli interpreti e le musiche. Premiato con l'Orso d'Oro al festival di Berlino e Orso d'Oro per la miglior attrice protagonista. Premio della Giuria Ecumenica, premio "Cinema 100 - Sundance Institute International Award" e miglior sceneggiatura ai Golden Globe. Sicuramente un film che lascia il segno.
[nove]

20/03/07

Migliori 10 thriller della storia



1 - La donna che visse due volte - Alfred Hithcock
2 - m - il mostro di dusseldorf- Fritz Lang
3 - La finestra sul cortile - Alfred Hitchcock
4 - Il silenzio degli innocenti - Jonathan Demme
5 - Intrigo internazionale - Alfred Hitchcock
6 - L'infernale Quinlan - Orson Welles
7 - Notorious - Alfred Hitchcock
8 - Seven - David Fincher
9 - Mystic river - Clint Eastwood
10 - i soliti sospetti - Bryan Singer

Aladdin

USA 1992 Regia: Ron Clements, John Musker Durata: 91 minuti

Aladdin è un povero che per mangiare è costretto a rubare, e il sogno della sua vita è sposare la principessa Jasmine. Riesce ad entrare in possesso di una magica lampada che contiene un Genio, il quale può esaudire 3 desideri. Con il suo aiuto Aladdin deve riuscire a combattere il malvagio Jafar, che vuole salire al trono con un sotterfugio.
Uno dei migliori lungometraggi della Disney, a mio avviso. Vale la pena di essere visto solo per gustarsi uno spassosissimo Genio, sempre frizzante e divertente. Fortunatamente il doppiaggio italiano, ad opera di Gigi Proietti, è stato quasi all'altezza di quello originale, che era eseguito da un eccezionale Robin Williams. Consiglio quindi di guardarlo anche in lingua originale, magari coi sottotitoli, per gustarselo davvero al meglio. Eccezionale anche il personaggio del tappeto, talvolta sottovalutato: il regista riesce a rendere espressivo e comunicativo un banale zerbino. Comunque ogni personaggio ha le proprie peculiarità che lo rendono unico e spesso divertente: indimenticabili il sultano, Jago, la tigre di Jasmine, la scimmietta Abù....Il film è molto adatto anche agli adulti, sopratutto per le battute del Genio che non sempre sono comprensibili ai bambini. La colonna sonora non è pesante, le canzoni sono divertenti e mai fuori luogo, come purtroppo spesso capita nei lungometraggi di oggi. Lo dimostrano i due Oscar e i due Golden Globe vinti: miglior colonna sonora e miglior canzone (per "il mondo è mio") per entrambi i premi.
[nove e mezzo]

Donne sull'orlo di una crisi di nervi

Spagna 1988 Regia: Pedro Almodóvar Durata: 85 minuti
Cast: Carmen Maura, Antonio Banderas, Luis Hostalot, Gonzalo Suarez, Ángel De Andrés López, Verónica Forqué, Cecilia
Pepa, viene lasciata dal suo amante, Ivan, e cerca per lungo tempo di contattarlo, non riuscendoci. Decide dunque di lasciare l'appartamento che rievoca continui ricordi e di darlo in affitto. Il caso vuole che a visitare l'appartamento vengano il figlio di Ivan (di cui lei non è a conoscenza) con rispettiva donna. L'appartamento diventa luogo di delirio: Candela, sua amica è ossessionata perchè pensa di essere ricercata dalla polizia e tenta il suicidio, la donna del figlio di Ivan beve un gaspazco che Pepa aveva riempito di tranquillanti, la ex-moglie di Ivan vuole vendicarsi degli anni passati in manicomio e la polizia vuole spiegazioni per una telefonata partita dall'appartamento...
Bel film, che lancia Almodovar verso il grande pubblico.
Ci si trovano tutte le caratteristiche del suo cinema: dinamismo, un tocco di grottesco, umorismo, lacrime, sentimenti...
La commedia è arrichita da situazioni spassose più che tragiche, situazioni ovviamente ingigantite e spesso poco reali, come se tutto fosse una farsa.
Ma anche le vicende più estreme vengono fatte rientrare in un contesto di normalità, e il tutto pare meno grottesco di quello che è. Tutto è volutamente interrotto, troncato "sul più bello", quando la vicenda si fa appassionante ecco che il regista passa ad un'altra.
I personaggi sono tutti funzionali alla vicenda: c'è chi si addormenta, c'è chi sogna ad occhi aperti, c'è chi impazzisce (a dire il vero quasi tutti). Alla fine ci vuole un bel gaspazco riconciliante...
[otto]

19/03/07

Intrigo a Berlino - The Good German

USA 2006 Regia: Steven Soderbergh Durata: 107 minuti B\N

Cast: George Clooney, Cate Blanchett, Tobey Maguire, Beau Bridges, Tony Curran, Leland Orser, Jack Thompson
Siamo nella Germania del 1945. Il giornalista americano Jake Geismar viene mandato nella Berlino post-bellica per seguire la conferenza di pace a Potsdam. Jake è spinto ad accettare perchè vuole rivedere Lena, donna tedesca di cui si è innamorato prima che l'incombere della guerra separasse le loro strade. Il marito di Lena, dato per morto, è cercato da americani e russi (che nel frattempo si sono spartiti la città). L'autista di Jake, che intanto ha una relazione con Lena, viene ucciso nella zona russa, mentre tentava di vendere ai russi il marito di Lena. Jake si trova ora a dover ricomporre un puzzle....
Il cast si esercita in una interpretazione distaccara e classica, mi è piaciuta molto Cate Blanchett, George Clooney non male.
Esercizio di stile, sperimentazione di tecniche, ma scarsa cura dell'intrigo, che scappa di mano a Soderbergh, ed è un vero peccato perchè dopo dieci minuti di materiale interessante ce n'era, eccome... (ciò mi ha anche un po' irritato).
Il fatto è che riesce difficile appassionarsi alla vicenda, dato è tutto cervello e poco cuore, ed anche se l'ambientazione è molto suggestiva la storia è un po' freddina. Sulla attendibilità storica magari ci sarebbe da discutere. Il regista comunque non fa un film anti-tedesco come magari qualcuno sperava, anche perchè in fondo poche mele marce non possono indurre a buttare giù l'albero. Resta il fatto che le persone durante la guerra fanno cose che in situazioni normali non farebbero. Si poteva comunque accentuare un po' sul fatto che alcuni veri e propri mostri non siano stati incriminati, ma forse al regista interessava più la cura della fotografia che non gli aspetti storico-politici...
In tutti i casi il film non è da cestinare, non è ottimo ma discreto, mezzo voto in più per le tecniche utilizzate (con strumentazione d'epoca), per la colonna sonora e per il tentativo di ricreare le atmosfere anni '40 (le scene di sesso stonano un po' a dire il vero, considerando la censura di quei tempi).
[sei e mezzo]
sulla connection:

Scoop

GB 2006 Regia: Woody Allen Durata: 96 minuti
Cast Woody Allen, Hugh Jackman, Scarlett Johansson, Ian McShane
Londra. Sondra è una giornalista alle prime armi che riceve una soffiata dal fantasma di un famoso giornalista, morto da poco. Un affascinante aristocratico, Peter Lyman, sarebbe infatti il famoso "killer dei tarocchi". Gli indizi non sono proprio credibili ma con l'aiuto del mago Splendini riesce a portare avanti le sue indagini, salvo poi innamorarsi dell'oggetto della stessa...
Non è il massimo dell'originalità nè come thriller nè come commedia, ma preso come film spensierato e poco impegnativo è sicuramente un prodotto di buona qualità.
Il nuovo ciclo di Allen, iniziato col quasi-capolavoro Match Point, prosegue bene, anche se questa volta la sua nuova musa Scarlett Johansson è decisamente fuori ruolo, ma è comunque brava anche se meno bella del solito (è proprio dovuto al personaggio che interpreta, ma basta la scena in cui è in costume per dedicarle i sogni di almeno una settimana...).
La sorpresa del film è Woody attore, il personaggio da lui interpretato (ovvero il mago) è quello riuscito meglio. Ma Woody è un mago sul serio, riesce a farci ridere di gusto nonostante la sua veneranda età. Una battuta in particolare entrerà nella storia: "di che confessione è lei?" "io nasco ebreo, poi mi converto al narcisismo".
Autoironico al punto da sconfessare la tesi del suo film precedente (Match Point), in cui il protagonista metteva le ambizioni personali davanti ai sentimenti, in Scoop invece accade il contrario.
Ottime le scelte musicali.
Allen diverte e si diverte, è davvero lecito aspettarsi di più da chi ha già regalato capolavori a non finire? Ricordare che un film carino di Allen è comunque superiore alla quasi totalità della produzione americana di commediole.
[sette]

L'appartamento

USA 1960 Regia: Billy Wilder Durata; 120 minuti
Cast: Shirley MacLaine, Jack Lemmon, Fred MacMurray, Ray Walston, Jack Kruschen.
C. C. Baxter è un impiegato in una grande società di assicurazioni. Di tanto in tanto presta il suo appartamento, per le relazioni extraconiugali, ai suoi superiori per facilitarsi la carriera. Quando viene a scoprirlo il capo della società, anch'esso chiede di poter usufruire dell'appartamento. Tutto si complica quando l'amante del capo tenta il suicidio nel suo alloggio. Wilder affronta il tema dei rapporti coniugali nella società di oggi. Come in quasi tutti i film del regista abbiamo un mix tra umorismo e dramma. Buxter, solitario e sempre in cerca dell'amore della sua vita, rappresenta la maggior parte degli impiegati di quegli anni, accetta di fare tutto per i suoi superiori purchè non venga licenziato. Wilder parla di una società arrivista e cinica, in cui gli uomini pensano solo al proprio benessere e al successo e in cui le persone "inferiori" vengono umiliate. Vincitore di cinque Oscar: miglior film, regia, sceneggiatura, montaggio e scenografia. Alla MacLaine va anche la coppa volpi come miglior attrice. Wilder si conferma uno dei migliori registi delle commedie. Ma non le comuni commedie perchè all'interno del racconto c'è sempre satira e critica all'uomo e alla società.
[nove]

18/03/07

Fargo


USA 1996 Regia: fratelli Coen Durata: 97 minuti
Cast: Frances McDormand, Steve Buscemi, William H, Macy, Peter Stormare, Harve Presnell, John Carroll Lynch Minnesota.

Jerry Lundegaard è un addetto alle vendite in una concessionaria, assediato da problemi economici. E' così che elebora un piano: decide di far rapire la moglie chiedendo poi il riscatto al padre di lei, ricco e avaro, facendo poi a metà con i rapitori. Si rivolge dunque a due malviventi: Carl e Gaear, ai quali cede come anticipo una macchina nuova (una Sierra color perla, se ricordo bene). L'operazione di sequestro va a buon fine ma i due, mentre percorrono l'autostrada, vengono fermati da un agente della polizia stradale...
I fratelli Coen alle prese con un film di genere, che qualcuno considera meno caratteristico del loro universo filmico e perciò "film minore". L'houmor si mischia al tragico, all'eroe si contrappone l'antieroe, al realismo il surrealismo. Molte sono le cose interessanti della pellicola, a partire dai personaggi: la contrapposizione tra i due criminali Carl e Gear, uno astuto l'altro psicolabile e la donna detective incinta (cosa insolita) che risolve i casi con l'intuito più che con una reale bravura.
La violenza è ormai parte integrante della società in cui viviamo, e purtroppo vicende del genere sono all'ordine del giorno, ma quattro biglietti di banca valgono tutto questo?
Molto buono il cast, dal quale spicca a mio parere Steve Buscemi (che in questo tipo di ruolo è veramente geniale) più che la Mcdormand, a tratti eccessiva.
Due gli oscar: Frances Mcdormand e sceneggiatura originale. Premio alla regia al festival di Cannes.
[otto]

Classifica film d'animazione

Premetto che probabilmente molti dei cartoni animati belli li devo ancora vedere, e che sicuramente ne dimentico qualcuno...prendetela come una classifica "provvisoria", e se non siete d'accordo, criticate pure!!

1. Alla ricerca di Nemo
2. Aladdin
3. Alice nel paese delle meraviglie
4. L'era glaciale
5. Shrek
6. La spada nella roccia
7. Le follie dell'imperatore
8. Mosters and Co
9. Lilo e Stitch
10. Space Jam

Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere


USA 1972 Regia: Woody Allen Durata: 85 minuti

Cast: John Carradine, Woody Allen, Lou Jacobi, Gene Wilder, Louise Lasser, Anthony Quayle, Tony Randall.

Il film è diviso in sei episodi: Funzionano gli afrodisiaci? È disdicevole amare gli animali? Perché alcune donne faticano a raggiungere l'orgasmo? I travestiti sono omosessuali? Fiducia negli studi sul sesso? Il laboratorio del sesso. Allen prende il titolo del film dal bestseller del dr. Reuben e fa una satira sulla rivoluzione sessuale di quel periodo. Secondo me, come in quasi tutti film divisi in episodi alcuni sono buoni altri no. L'ultimo episodio con Allen vestito da spermatozoo è sicuramente geniale e anche il primo in cui un giullare ( sempre Allen ) seduce la regina è ottimo, ma gli altri episodi sono abbastanza demenziali. Allen approfitta del fatto di girare un film a episodi per impiegare vari generi e stili cinematografici. Terzo film del regista americano dopo Prendi i soldi e scappa e Il dittatore dello stato libero di bananas.

Il settimo fratellino

Germania, Ungheria 1995 Regia: Jenò Koltai, Tibor Hernadi Durata: 86 minuti
Bobo è un piccolo e tenero cucciolo di cane che viene abbandonato dai suoi padroni lungo l'autostarda. Ferito e disorientato, fa la conoscenza di sei fratelli coniglietti. Presto diventeranno amici e Bobo diventerà il "settimo fratellino" della famiglia.
Lungometraggio praticamente sconosciuto in Italia, probabilmente perchè non è stato prodotto da una grande casa come Disney, Dreamworks eccetera. Il fatto che non sia conosciuto è un peccato, perchè è un film che piacerebbe molto ai nostri bambini, una bella fiaba sull'amicizia tra diversi. Chiaramente non si trova l'ironia "per adulti" che si riscontra in molti film di oggi, ma l'ingenuità, la tenerezza e il carattere molto "naturale" potrebbero rivelarsi educativi. Da non dimenticare la morale contro l'abbandono dei cani, con messaggio tale da far capire che basta voler bene ai propri animali per renderli felici. In Italia è stato doppiato, tra gli altri, da Claudio Lippi.
[sette e mezzo]

17/03/07

Il buio oltre la siepe

USA 1962 Regia: Robert Mulligan Durata: 105 minuti
Cast: Frank Overton, Gregory Peck, Paul Fix, Brock Peters, Mary Badham, Robert Duvall.
Atticus Finch è un avvocato in uno stato del sud degli Stati Uniti e vive assieme alla figlia e il figlio, Scout e Jem. Un giorno gli viene chiesto di difendere un ragazzo di colore accusato dello stupro di una ragazza bianca. Lui accetta l'incarico ma da quel momento non sarà più ben visto dagli abitanti del luogo, tutti sicuri della colpevolezza del ragazzo e desiderosi di fare giustizia. Nel frattempo i suoi figli cercano di scoprire se veramente c'è un matto nella casa dei vicini. Robert Mulligan gira un film molto bello capace soprattutto di sottolineare la parte emozionale del racconto. Il regista affronta, in particolare, tra i molti temi che riscontriamo, quello del razzismo e degli uomini "diversi", in questo caso rappresentati dal presunto matto che vive nella casa vicina a quella dei Finch. L'ignoranza e i pregiudizi dei cittadini fanno si che queste persone non riescano a vivere una vita tranquilla e normale. Gregory Peck ottimo nella parte del padre tenero e tranquillo ma deciso sul lavoro. Esordio per Robert Duvall nei panni di Boo, il presunto matto. Vincitore di tre Oscar: Peck, sceneggiatura e scenografia. La traduzione letterale del titolo è "Non si ammazza un tordo", cambiato in italiano nel Buio oltre la siepe che sta ad indicare la siepe dei vicini di casa dove abita Boo.
[otto e mezzo]

16/03/07

Madagascar

USA 2005 Regia: Eric Darnell, Tom McGrath Durata: 80 minuti
Un leone, una zebra, una giraffa e un ippopotamo conducono la loro vita tranquilla nello zoo di Central Park, a New York. Il leone però si sente infelice e decide di scappare per trovare la sua vera natura. Il loro tentativo di fuga fa attivare gli animalisti, che ottengono che il quartetto venga spedito in Africa. A causa di un disguido, però, i quattro finiscono sull'isola Madagascar. Sono convinti di essere arrivati ad uno zoo, ma presto capiscono che la realtà è diversa e dovranno affrontare situazioni mai viste e personaggi stravaganti.
La forza di questo film non è dovuta alla trama, ma piuttosto all'originalità dei protagonisti e dei personaggi secondari, come ad esempio i pinguini che preferiscono il sole del Madagascar ai ghiacci. Bellissima la giraffa ipocondriaca, simpatica l'ippopotama saggia, fantastico il leone che da re della foresta diventa star dello zoo e infine geniale la zebra, che è l'elemento trainante del gruppo. Il film comincia su una linea spiritosa e leggera, fino a diventare molto più moralista verso la fine: è meglio seguire la propria natura oppure ascoltare la voce dell'amicizia e trattenere lo spirito selvaggio? L'amicizia è più forte della differenza tra le specie? Si sfiorano quindi anche tematiche anti razzismo. Film molto colorato e frizzante, con animazioni davvero suggestive, ma a tratti un po' insipido. Ottima l'ambientazione selvaggia ma alternativa, poichè l'isola del Madagascar è davvero un'oasi di flora e fauna uniche al mondo. L'abitudine della Dreamworks era di fare lungometraggi più adatti agli adulti (come Shrek), ma questa volta ha invertito la propria tendenza producendo un film adatto sopratutto ad un pubblico infantile. Tra i doppiatori spiccano Michelle Hunziker, Ale & Franz, Fabio De Luigi.
[sette e mezzo]

Eraserhead - la mente che cancella


USA 1977 Regia: David Lynch Durata: 90 minuti B\N
Cast: Jack Nance, Charlotte Stewart, Jean Lange
Ennesimo film di Lynch irraccontabile, per cui metto anche questa volta la trama da parte.
Premetto che il film non mi è piaciuto molto, ma riconosco il talento visivo e visionario del regista, ed è molto utile vederlo perchè indica la strada che Lynch percorrerà, è un preludio al suo universo filmico.
E' un film estremo, surreale, grottesco, delirante, inquietante ma spesso anche disgustoso (alcune volte ero tentato a girarmi dall'altra parte) e intollerabile (ovvero si tollera sapendo chi ne è il regista).
Difficile interpretarlo, ma Lynch analizza la finta famiglia medio-borghese e la distrugge letteralmente, facendo sparire amore e tolleranza (non me la sento di interpretare più a fondo, anche perchè le interpretazioni possibili sono centinaia).
Realizzato con pochissimi soldi è ricchissimo di immagini suggestive, il bianco e nero lo rende ancora più penetrante, ed è difficile liberarsene dopo la visione.
Curiosamente (ma forse nemmeno tanto) è il film prediletto di un certo Kubrick.
Da vedere comunque, come tutti i film di Lynch, piaccia o meno.
[sette]

La sfida del samurai

Giappone 1961 Regia: Akira Kurosawa Durata: 110 minuti
Cast: Toshiro Mifune, Tatsuya Nakadai, Yoko Tsukasa, Isuzo Yamaba.
Sanjuro è un ronin, cioè un samurai senza padrone, che sopravvive vendendo i proprio servigi al miglior offerente. Un giorno arriva in un villaggio dove è in corso ormai da molto tempo una guerra tra clan. Il capo di un clan è il mercante della seta, l'altro il mercante del sakè. La vita economica del piccolo paese, da quando è cominciata questa guerra, si è bloccata e i contadini sono costretti a rinchiudersi nella proprie case per tutto il giorno. Il samurai decide così di sfruttare questa situazione a suo vantaggio, facendo il doppio gioco. Film abbastanza sconosciuto di Kurosawa che però ha dato alla luce ad uno dei film più amati dal pubblico: "Per un pugno di dollari". Infatti il film di Leone è un remake western di Yojimbo. Il samurai combatte contro i suoi nemici usando l'astuzia e il cinismo. Il film è una parabola sulla avidità degli uomini e una parodia sulla violenza, condita con molto humor e una colonna sonora innovativa. La missione di Sanjuro non è comunque quella di portare all'autodistruzione i due clan, ma solo di quella di fare da maestro ad altri aspiranti ronin pieni di buone intenzioni ma privi di esperienza e di prudenza. Ottimo come sempre Mifune premiato a Venezia come miglior attore.
[otto e mezzo]

La stangata


USA 1973 Regia: George Roy Hill Durata: 120 minuti
Cast: Robert Redford, Robert Shaw, Paul Newman, Harold Gould, Charles Durning, Ray Walston.
Negli anni trenta due amici fanno piccoli furti per non lavorare. Un giorno però truffano l'uomo sbagliato, uno spietato gangster che ucciderà uno dei due rapinatori. L'altro decide di vendicarsi, va a Chicago dove vive un vecchio amico del defunto e insieme progettano la stangata del secolo.
Film carino ma nulla di eccezionale। Il film ha fatto molto successo grazie alla coppia Newman-Redford e con tutti gli altri attori comunque ottimi. Un film che è un mix di suspence e umorismo, dove la musica fa da padrona a quasi tutte le scene. Secondo me un po' immeritati i sette Oscar vinti: miglior film, regia, sceneggiatura, colonna sonora, scenografia, costumi e montaggio. Da una mia ricerca ho trovato dei film del 1973 che mi sembrano superiori a La Stangata e forse degni di più dell'Oscar come miglior film. Tanto per citarne alcuni: Mean Streets (Scorsese), American Graffiti (Lucas), Come eravamo (Pollack), Amarcord (Fellini), sussurri e grida (Bergman) e infine La rabbia giovane (Malick). A voi la scelta.
[sei e mezzo]

Gli "Orso d'Oro" da noi recensiti

2006
2004
2002
2000
1999
1998
1993
1966
1957

I "Leone d'Oro" da noi recensiti

2005
2004
2003
2002
2001
2000
1994
1993
1990
1967

15/03/07

Rosemary's baby

USA 1968 Regia: Roman Polanski Durata: 130 minuti

Cast: Ruth Gordon, Sidney Blackmer, Mia Farrow, Maurice Evans, John Cassavetes, Patsy Kelly. Una giovane coppia va a vivere in un condomio dove sono stati compiuti strani omicidi. Lui è un giovane attore di teatro che spera di avere successo nel mondo del cinema e lei una ragazza disoccupata. Una volta trasferitisi i due fanno subito conoscenza con i vicini di casa, i quali, a seguito della morte della figlia adottiva, li invitano a cena per esser stati loro vicino in un momento così difficile. I vicini si dimostrano molto gentili ma in seguito iniziano a essere un po' asfissianti. Di questo fatto sembra accorgersene solo rosemary mentre il marito, che ha avuto un improvviso successo nel mondo del cinema, vede la anziana coppia come dei genitori. La contemporanea gravidanza della ragazza e il successo del marito fanno pensare a Rosemary a una congiura contro di lei. Le supposizioni aumentano quando dopo il parto i vicini di casa e il marito dichiarano che il bambino è morto. Film bellissimo di Polanski che gira un horror non horror, cioè senza utilizzare gli effetti speciali, anche se la suspence e la paura sono a livelli Hitchcockiani per tutta la durata del film. Il film è tratto dall'omonimo romanzo e il regista riesce ad innestare un'angoscia surreale quanto inquietante grazie anche a un umorismo pungente. I personaggi sono tutti più che azzeccati e le recitazioni ottime, tanto che Gordon ha vinto l'Oscar come miglior attrice non protagonista. Impossibile, per gli amanti del genere horror, dimenticare la scena dell'evocazione del diavolo per l'accoppiamento.
[nove]

Anatomia di un rapimento

Giappone 1963 Regia: Akira Kurosawa Durata: 105 minuti
Cast: Toshiro Mifune, Tatsuya Nakadai, Tatsuya Mihashi, Kyoto Kagawa, Tsotomu Yamazaki.
Un industriale sta per concludere un piano finanziario in cui guadagnerà molti soldi. Una settimana prima della firma del contratto uno studente di medicina rapisce suo figlio e chiede come riscatto trenta milioni di yen. Dopo la telefonata del sequestratore, il bambino rientra in casa. Subito pensano ad uno scherzo ma poi si accorgono che il sequestratore ha scambiato il figlio dell'industriale per quello del suo autista. Lo studente comunque non cambia la richiesta e l'industriale è costretto lo stesso a pagare il riscatto. Dopo lo scambio i poliziotti fanno di tutto per ritrovare i soldi. Buon film di Kurosawa ma nulla di eccezionale. Il regista prende spunto dal romanzo "Due colpi in uno" infatti assomiglia molto ai polizieschi americani di quel tempo. Bisogna aggiungere però che rispetto ai soliti film d'avventura il regista nipponico cerca di "indagare" sui mali delle persone. La traduzione letterale del titolo significa "Tra cielo e inferno" cioè una evidente distinzione tra le classi sociali del Giappone. Il cielo sta ad indicare la villa dell'industriale che è posta su una collina e tutto intorno i bassifondi della città che indicano l'inferno. Si vede molto l'influenza di Dostoevskij. Ultimo giallo di Kurosawa che però lascia molto più spazio all'azione che ai sentimenti del rapinatore, a differenza di L'angelo ubriaco. La versione italiana è stata ridotta inspiegabilmente di quaranta minuti. Sicuramente il film più americano del regista giapponese.
[sette e mezzo]

14/03/07

The Killer


Hong Kong 1989 Regia: John Woo Durata: 110 minuti
Cast: Chow Yun-Fat, Danny Lee
Hong Kong. Un killer professionista, durante una delle sparatorie a cui è abituato, ferisce una cantante, recandole gravi danni alla vista. Preso da sensi di colpa e colto innamoratosi della donna fa di tutto per rimediare, cercando soldi per poterle pagare l'operazione che le eviterebbe la cecità. Deve fare i conti con molte avversità, i nemici e gli amici si scambiano spesso le parti, e il killer non è più al sicuro...
Sicuramente il film lascia molto spazio all'azione (spesso surreale), alle sparatorie e alla violenza, ma non di meno tratta temi importanti quali il significato dell'amicizia e il rispetto di una sorta di codice cavalleresco antico. Per quanto diversi possano sembrare i due personaggi principali del film (il poliziotto e il killer, ovvero "Dumbo e topolino") sono sulla stessa barca, sono in realtà molto più simili di quanto non sia dato pensare. Il concetto di separazione del bene dal male è altamente soggettivo, spesso non si riesce a distinguere tra i due, perchè è indefinibile la sottile linea che li separa.
Grande film di Woo, le immagini restano impresse nella memoria, molto bello il montaggio della sequenza in cui il killer è "al lavoro" durante una gara di canottaggio. La scena finale è spettacolo ma anche poesia... Chow veramente in grande spolvero.
[otto e mezzo]

Il lungo addio

USA 1973 Regia: Robert Altman Durata: 105 minuti
Cast: Sterling Hayden, Elliott Gould, Nina Van Pallandt, Mark Rydell, David Carradine.
Una sera a casa del detective privato Marlowe arriva Terry Lennox, un amico d'infanzia che gli chiede un passaggio fino in Messico. Lui accetta subito senza chiedere spiegazioni. Il giorno dopo legge sui giornali che la moglie di Terry è stata uccisa, che il suo amico è il primo indiziato e che lui è sospettato di complicità. Le accuse contro il detective cadono perchè Terry si suicida, ma Marlowe non è affatto convinto che sia morto. Contemporaneamente a questa vicenda se ne accosta un'altra. Marlowe viene incaricato da una donna di seguire suo marito, uno scrittore alcolizzato. Durante l'incarico assegnatogli un gangster cerca di uccidere Marlowe con l'accusa di aver rubato trecentomila dollari assieme al suo amico ormai defunto. Ottimo thriller-poliziesco, con molti intrighi che si intrecciano durante il film. Ridurlo a un semplice giallo mi sembra un po' sminuire il film. Infatti come in quasi tutti i film di Altman anche in questo il regista decide di schierarsi contro la borghesia, con i suoi intrighi, sotterfugi e tradimenti. Una società che sta cambiando, ma non migliorando e che solo con l'atto finale del film, il protagonista riesce in parte a riscattare. Rispetto ai film di Hitchcock in cui la suspence è altissima fin dalle prime scene, qui abbiamo un crescendo di tensione che culmina nell'ottimo finale. Ottimi i protagonisti uno su tutti lo scrittore alcolizzato che ricorda molto Hemingway, interpretato dal Hayden.
[otto e mezzo]

New York, New York

USA 1977 Regia: Martin Scorsese Durata: 140 minuti
Cast: Liza Minnelli, Lionel Stander, Robert De Niro, Barry Primus, Mary Kay Place, Georgie Auld.
La carriera del sassofonista Jimmy si incrocia, nell'immediato dopoguerra, con quella di Francine, una cantante. Tra i due non ci sono buoni rapporti all'inizio, ma quando il successo entra nella loro vita decidono di sposarsi e qualche anno più tardi Francine rimane incinta. Da quel momento comincierà la caduta sia del loro successo che della loro vita coniugale.
Per raccontare il mondo del business Scorsese rivisita il musical andato in scena qualche anno prima. Scorsese riesce come sempre a riprodurreottimamente la città di quegli anni, grazie soprattutto alla musica dell'epoca. Buona anche la complessità psicologica dei personaggi, infatti secondo me sono proprio loro le principali attrazioni del film, non la storia che di per se mi è sembrata un po' banale rispetto ad altri capolavori del regista americano. Ottime le interpretazione dei due attori pricipali. Liza Minnelli mi ha ricordato un po' la protagonista che interpretava in "Cabaret" e De Niro fantastico come sempre, riesce a passare dal ruolo di gangster a quello di sassofonista con una disinvoltura impressionante. Film da vedere assolutamente solo per gli amanti del musical.
[sei e mezzo]

13/03/07

Thelma & Louise


USA 1991 Regia: Ridley Scott Durata: 125 minuti
Cast: Harvey Keitel, Susan Sarandon, Geena Davis, Michael Madsen, Christopher McDonald, Brad Pitt
Louise Sawyer cameriera, decide di passare un week end nella casa di un amico in montagna con la sua grande amica Thelma Dickinson, donna sposata con un uomo insopportabile, Darryl. Durante il viaggio le due si fermano in un locale, ove Thelma si ubriaca, un tipo ci prova e lei sta al gioco, ma quando viene portata fuori perchè si sente poco bene lui tenta di violentarla. Fortunatamente arriva Louise che, armata di pistola, allontana il brutto ceffo, che però non riescie a fare a meno di lasciarsi sfuggire una parola di troppo, Louise a questo punto reagisce e lo fredda. Le due devono ora scappare dalla polizia, ed ha inizio una lunga serie di vicissitudini all'insegna del quasi-delirio...
Uno dei migliori film di Scott, che quando vuole è in grado di sfornare film di altissimo livello.
Questo è un film prevalentemente divertente ma anche tragico (le situazioni tragiche si presentano, ma spesso sono viste con occhio divertito). E' anche un ottimo road-movie attraverso l'America del Sud-Ovest. Sicuramente uno dei film più femministi che si siano mai visti, la donna è vista come vittima (anche se le due a volte ne combinano di grosse, è impossibile vederle come personaggi negativi), mentre l'uomo spesso come approfittatore e ipocrita.
Straordinarie le due attrici, la presenza di Keitel fa sempre piacere.
Oscar per la miglior sceneggiatura.
[otto e mezzo]

Andrej Rublev

URSS 1966 Regia: Andrei Tarkovskij Durata: 175 minuti Cast: Anatolij Solonitsyn, Ivan Lapikov, Nikolaj Grinko, Irma Raush, Nikolai Burlyayev, Yuri Nazarov.
Il film racconta la vita di Andrej Rublev, pittore di icone vissuto intorno al 1400. Le vicende del pittore russo vissute attraverso nove capitoli: il volo, il buffone, Teofane il Greco, la passione secondo Andrej, la festa, il giudizio universale, la scorreria, il silenzio, la campana. Attraverso gli occhi di Andrej, il regista ci parla della storia della Russia medioevale con le sue guerre fraticide e la guerra contro i tartari. Vedendo così tanta violenza il pittore decide di smettere di dipingere e ritirarsi in un convento, ma la costruzione da parte di un giovane ragazzo di una campana, con la conseguente felicità di tutto il paesino, farà tornare al protagonista la voglia di tornare all'arte. Per tutta la durata del film si intrecciano fatti storici e riflessioni sui rapporti tra artista e arte e artista e popolo. Dei nove momenti della vita di Rublev, solamente nell'ultimo il regista russo decide di utilizzare i colori, secondo me rendendo migliore un film di per se già perfetto. Il colore sta ad indicare che, anche se il protagonista è scomparso, le sue opere rimarranno per sempre incise nella storia della Russia e non solo. Ottimi tutti gli interpreti anche se sconosciuti.
[dieci]

Ultimo tango a Parigi

Italia 1972 Regia: Bernardo Bertolucci Durata: 120 minuti
Cast: Massimo Girotti, Maria Michi, Marlon Brando, Jean-Pierre Léaud, Maria Schneider.
In un appartamento a Parigi, si incontrano casualmente due storie, quelle di Paul e Jeanne. Lui è un americano vedovo da poche ore perchè sua moglie si è suicidata, lei una ragazza della borghesia francese. Tra i due inizia una relazione solamente fisica, al punto che uno non sa il nome dell'altro, ma le tentazioni, di scoprire qualcosa sulla vita del partener, sono difficili da sopprimere.
Buon film di Bertolucci che fece scandalo appena uscito e vietato ai minori di diciotto anni per le varie sequenze erotiche. Il film riesce a trasmettere magnificamente la distanza tra i sessi nella società e vederlo, anche molti anni dopo la sua uscita, ha ancora del fascino. Il film pone anche degli interrogativi: è possibile stabilire un rapporto senza parlarsi? Si può definire amore? o è solo rapporto fisico tra due persone? Secondo me questo film ha destato molto scandalo perchè Bertolucci ha rappresentato la verità pura e semplice e che ancora ai giorni nostri assistiamo a relazioni di questo genere. Ottima la colonna sonora. Gli interpreti sono tutti ottimi, uno su tutti Brando. Vincitore del premio per la miglior regia a Venezia e miglior attrice straniera ai David di Donatello.
[otto]

12/03/07

Chicken Little - Amici per le penne

USA 2005 Regia: Mark Dindal Durata: 77 minuti
Chicken Little è un piccolo pollo timido e innocuo. Un giorno mette in allarme tutta la comunità perchè ha visto cadere un pezzo di cielo, ma nessuno gli crede e anzi è sbeffeggiato da tutti, compreso il padre. Solo i suoi migliori amici gli restano vicini e lo aiutano a riacquistare credibilità. Quando tutto sembra tornare a posto, però, cade un altro pezzo di cielo e stavolta Chicken è deciso a scoprire la verità.
Primo film della Disney dopo la rottura con la Pixar, non è ai livelli, nè come trama nè come qualità di animazione, dei grandi capolavori di computer graphic, come "Alla ricerca di Nemo" o "Monsters and Co". La trama non dice nulla di originale, ed i rari momenti di "tensione" sono interrotti da canzoni dimenticabili, che sono state tradotte e ricantate mentre sarebbe stato meglio lasciare le versioni orginali di Elton John, scelte tra i suoi brani famosi. Con questo film la Disney ha mirato probabilmente solo al favore dei bambini, dal momento che si è tenuta ben al di sotto della sua media. Divertenti l'appello e la "sorpresa" finale. Ottima trovata quella di far capire che il film è la storia autobiografica di Chicken, e carinissimo il finale. I personaggi, ben caratterizzati e spassosi, avrebbero potuto essere protagonisti di una storia ben più originale di questa.
[sette]

Alba fatale

USA 1943 Regia: William A. Wellman Durata: 70 minuti
Cast: Henry Fonda, Anthony Quinn, Dana Andrews, Henry Morgan, Jane Darwell.
Un piccolo paesino del Nevada viene costantemente preso di mira dai ladri di bestiame. La goccia che fa traboccare il vaso è però l'omicido da parte dei banditi di un proprietario. Gli allevatori del paesino decidono così di andare in cerca degli assassini e farsi giustizia da soli. Tratto dal romanzo "the ox-bow incident", uno dei western sociali più belli di sempre, che distrugge il mito del cowboy sempre dalla parte della legge. Il film tratta soprattutto il tema dell'impiccagione. I cowboys agiscono in nome della giustizia, ma siamo proprio sicuri che quella sia la vera giustizia? E' giusto che sia qualcuno a decidere della nostra vita? Chi diritto ha un altro uomo di privarci della vita? I contadini non agiscono in nome della giustiza, ma solo per vendetta cercando un capro espiatorio. Alba fatale è una sorprendente accusa alla giustizia. Henry Fonda è uno dei protagonisti che prende le difese nei confronti dei presunti assassini e mi ha ricordato molto il personaggio, interpretato sempre da lui, nel film "La parola ai giurati".
[otto e mezzo]

L'infernale Quinlan

USA 1958 Regia: Orson Welles Durata: 95 minuti
Cast: Janet Leigh, Charlton Heston, Marlene Dietrich, Orson Welles, Joseph Calleia.
Vargas, un funzionario messicano della Commissione panamericana antidroga, è in viaggio di nozze con sua moglie Susan. Mentre si trovano alla frontiera con gli Stati Uniti, assistono a un attentato contro il più ricco uomo della zona. Vargas decide così di indagare ma dovrà vedersela con l'ispettore Quinlan, un uomo dai metodi barbari. Un capolavoro di Welles che rielabora velocemente il romanzo "Contro tutti", e dirige un capolavoro del cinema noir. Più che la storia vera e propria, sono i protagonisti a far da padroni a questo avvincente thriller. Il film fa riflettere su molte tematiche: dalla sottile linea che separa il bene dal male, all'ambiguità della giustizia fino ad arrivare all'impossibilità di gestire il potere con trasparenza, senza essere condizionati dal ruolo che una persona ha all'interno della società; per creare quella giustizia che sarà sempre utopitistica e impossibile. Da una parte abbiamo Vargas, uomo colto e razionale che prima di arrivare a una conclusione vuole prendere in considerazione tutte le prove del caso, mentre dall'altra abbiamo Quinlan, al di sopra di tutto e tutti, con il suo fiuto "infallibile". Quando le prove non esistono, perchè l'istinto dell'ispettore ha fallito, piuttosto che ammettere di aver sbagliato, non esita a creare delle prove a supporto delle sue ipotesi. Celebri i piani sequenza soprattutto quello dei titoli di testa. Restaurato nel 1998.
[nove e mezzo]

Un condannato a morte è fuggito

Francia 1956 Regia: Robert Bresson Durata: 95 minuti Cast: François Leterrier, Charles Lelaclanche, Maurice Beerblock, Roland Monod, Jacques Ertaud.
Siamo a Lione nel 1943, dove il tenente Fontaine, uomo della Resistenza, viene imprigionato per aver fatto saltare un ponte। Condannato a morte, cercherà di evadere grazie all'aiuto degli altri prigionieri. Ottimo film di Bresson, che in questo film tratta il tema dell'uomo e della libertà, infatti più che sulla riuscita o meno dell'evasione, il regista francese si sofferma sul protagonista, con lunghissimi primi piani sul volto e sugli oggetti che il tenente utilizzerà per la fuga. Ottime le musiche di Mozart che si combinano benissimo con il rumore dei passi dei nazisti o con le chiavi delle celle. Secondo me azzeccata l'idea di usare attori non professionisti. Per collocare ancora di più al centro del film l'atmosfera che vive l'uomo all'interno del carcere, Bresson elimina tutti i riferimenti storici, non inquadra quasi mai all'esterno, tutto è girato all'interno del carcere, specialmente nella cella. Vincitore a Cannes del premio come migliore messa in scena. Per Truffaut si tratta del più decisivo film francese degli anni cinquanta.
[otto e mezzo]