30/04/07

Sunshine

GB 2007 Regia: Danny Boyle Durata: 108 minuti
Cast: Cillian Murphy, Chris Evans, Rose Byrne, Michelle Yeoh, Hiroyuki Sanada, Cliff Curtis, Troy Garity, Benedict Wong, Mark Strong, Nicholas Pinnock

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: a chi ha trovato ridicolo il film a causa della sua non-veridicità scientifica replico: andate a vedere super quark e non film di fantascienza (che poi FANTA dietro scienza vorrà pur dire qualche cosa).

Boyle di cose ne ha da dire, e si vede, e se non fosse per la parte action del pre-finale forse si potrebbe addirittura parlare di capolavoro.
La forza del film sta nella semplicità della storia (il sole sta per spegnersi e una troupe di astronauti deve riportarlo in vita) nonchè nella complessità di quello che in realtà vuole comunicare.
E' un film fortemente umanista, che usa il sole come mezzo per mettere a confronto dio e uomo. Quest'ultimo si trova a sfidare il suo destino, ad affrontare la luce, a temere il buio. Questa sfida ha necessariamente un costo, e durante il viaggio gli astronauti si rendono conto che la vita di qualcuno è il giusto prezzo da pagare per il bene comune.
L'ultimo lavoro dell'ottimo Boyle riesce ad angosciare lo spettatore, con immagini suggestive che alternano fasi luce-buio ad altre più confuse, meno nitide, più umane. Il senso di paura cresce, alcune scene restano vive a visione ultimata e non mancano di turbare.
Poco altro da aggiungere, se non che la colonna sonora è stupenda è che i minuti finali sono da capolavoro secco, e mettono in luce (è proprio il caso di dirlo) il talento visionario di Boyle.
Uno dei film di fantascienza filosofica più suggestivi degli ultimi anni.
[otto e mezzo]

29/04/07

Le passeggiate al campo di marte

Fra 2005 Regia: Robert Guédiguian Durata: 116 minuti
Cast: Michel Bouquet, Jalil Lespert, Anne Cantineau, Sarah Grappin, Philippe Fretun, Catherine Salviat
Ultimi giorni di vita dell' "ultimo re di Francia": François Mitterand, stroncato nel '96 da un cancro alla prostata, dopo un lungo periodo alla presidenza (per chi non lo sapesse, il presidente della repubblica francese ha un potere assai maggiore rispetto a quello italiano).
Personaggio odiato da una buona fetta di francesi, precisamente perchè accusato di essere una sorta di monarca e di aver disfatto lo stato sociale, ma non essendo io un esperto di politica francese preferirei non entrare troppo nel merito.
Bisogna comunque riconoscergli grandi meriti, come l'abolizione della pena di morte, e il suo continuo impegno nei confronti della cultura, per citarne alcuni.
L'idea che ci si fa di Mitterand durante la visione del film è quella di un uomo dal bagaglio culturale ricchissimo, che va rivalutato politicamente (da chi non lo avesse già fatto) perchè seppe prevedere i mali principali del nuovo millennio: globalizzazione (si intende quella economica, non certo quella culturale, che è sempre cosa buona e giusta), la pericolosità del monopolio, la morte del vero socialismo (o se non morte, decadimento).
Ciò che non convince invece di questo personaggio è il suo vagheggiare su temi riguardanti il proprio passato che avrebbero potuto comprometterlo (pare che il vecchio François non fosse così pulito, ma non si sono a dire il vero mai trovate prove contro di lui, se non una figlia extramatrimoniale), nonchè la tendenza a mettere se stesso al centro del mondo, cercando anche di diffamare ciò che non gli andava genio.
Questo film ha molti meriti, tra i quali quelli di ritrarre un importante uomo politico così com'era, senza avere la pretesa di giudicare in positivo o in negativo (anche se il regista pare sia molto più a sinistra di Mitterand).
Le statue dei presidenti sanno ancora parlare, sono pezzi di storia, hanno potuto toccare con mano i meccanismi che regolano questo mondo e spesso sono un avvertimento per il futuro, perciò benvenga imparare qualcosa da loro e dal passato che si portano appresso.
Il film non è un pamphlet politico, ma si ha l'impressione che, attraverso la morte di Mitterand, il regista voglia comunicarci la fine della sinistra, della voglia di battersi per le idee nelle quali si è creduto per decenni (non tutti eh!), e che il popolo di sinistra non abbia più dei veri rappresentanti (in Francia come in Italia).
Qualche dubbio potrebbe destarlo il personaggio del giornalista, che però ben rappresenta lo spirito con il quale bisogna guardare il film, insieme a lui lo spettatore si rende conto di trovarsi, nonostante tutti i difetti, davanti ad un presidente dal grande fascino.
L'interpretazione di Bouquet è qualcosa di fenomenale, sembra essersi impossessato del personaggio.
Sarebbe molto interessante girare un film in futuro su vita,morte e soprattutto miracoli dell' "ultimo re d'Italia", e magari intitolarlo "le passeggiate al villone di Arcore" (e in un atto di puro masochismo, lasciando lavorare allo script Emilio Fede)...
[sette e mezzo]

I migliori registi secondo voi

Ecco l'esito del sondaggio:

1 Stanley Kubrick
2 Quentin Tarantino
3 David Lynch
5 Martin Scorsese
5 Clint Eastwood
7 Lars Von Trier
7 Woody Allen
8 Akira Kurosawa
9 Pedro Almodovar
11 Robert Altman
11 Terrence Malick

sinceramente mi aspettavo Kubrick e Tarantino in testa, ma non un Malick così in basso, se avete qualche ideuzza per un nuovo sondaggio proponete!

27/04/07

Donnie Darko

USA 2001 Regia: Richard Kelly Durata: 108 minuti
Cast: Jake Gyllenhaal, Jena Malone, Noah Wyle, Patrick Swayze, Mary McDonnell, Drew Barrymore, Seth Rogen, Maggie Gyllenhaal

AVVERTENZA
: prima della visione del film ripetere 50 volte "non conosco David Lynch, non conosco David Lynch"
Inizio subito col dire che il film non mi ha coinvolto come speravo, forse perchè vuole spiegare troppo (lo so, c'è chi già così non ci ha capito un tubo) e perchè privo di patos, finale escluso.
Il film è una denuncia al mondo in cui viviamo oggi, in cui sognare è impossibile, e offre anche ottimi spunti di rilessione sul fatto che vi sia una netta incomprensione tra adolescenti e adulti, lo si può per questo anche considerare un film di formazione.
Molto sarcastico anche nei confronti di una società che tende a tracciare una sorta linea nella quale inserire le varie persone etichettandole in modo banale.
Purtroppo per far questo utilizza uno stile telefilmico, che rendono la pellicola più adatta ad un determinato tipo di target. Impossibile per i più giovani non immedesimarsi nel protagonista anche se, diciamocelo, Holden è un'altra cosa (anche se non ha un Q.I. pari a 200 come Donnie, meglio rappresenta il "mal de vivre" adolescenziale).
Alcuni personaggi, molto particolari, come "nonna morte" e le insegnanti, per non parlare del pedofilo pseudo-intellettuale, sono molto ben riusciti.
Tra conigli e viaggi nel tempo, il film lascia spazio a molte interpretazioni e, fidatevi, per comprenderlo non e' assolutamente necessario conoscere la fisica. La morte come viaggio? Il viaggio come ricerca dell'identità? L'impossibilità di fuggire per davvero alla triste realtà quotidiana? O semplicemente la storia di un genietto che cerca una fuga interdimensionale? Non mi spingo oltre.
Film furbo nell'attirare attenzione, è un vero e proprio cult. Per quanto mi riguarda non condivido tutto questo clamore.
Resta un film cui consiglio la visione ad un pubblico compreso tra i 12 e 16 anni, agli altri lo si può consigliare come "film di mezzanotte".
Colonna sonora molto bella, con alcuni pezzi da 90.
Cosa direbbe Monty Brogan di "Donnie Darko"?
"E questo film su imdb dovrebbe stare davanti a Mulholland Drive? ma fatemi il cazzo di piacere!"
[sei e mezzo]

26/04/07

Il regista di matrimoni

Ita 2006 Regia: Marco Bellocchio Durata: 107 minuti
Cast: Sergio Castellitto, Donatella Finocchiaro, Sami Frey, Gianni Cavina, Maurizio Donadoni, Bruno Cariello, Simona Nobili, Claudia Zanella, Corinne Castelli, Silvia Ajelli
Franco Elica, famoso regista, decide di girare una nuova versione dei "Promessi sposi". Si reca in Sicilia per cercare ispirazione, e si imbatte in un registello locale, che realizza le riprese per il matrimonio della figlia del principe Gravina di Palagonia e in un regista fintosi morto per cercare di portare a casa il David.
Incaricato a girare un film sul matrimonio di Bona si innamora però della sposa...
Un film che sa graffiare, perchè antiborghese, senza attaccare il mondo politico in modo diretto, ma agendo nell'ambito sociale.
Un film di un autore visionario, che fa metacinema con sarcasmo sulla società italiana di oggi, società in cui sono i "morti" a comandare.
Sprezzante nei confronti di una borghesia che non ha più senso di esistere nel mondo di oggi, Bellocchio punta il dito contro una Italia vecchia. "Lupus pilum mutat, non mentem", gli anni passano ma certe antiche abitudini permangono.
Oltre a questo il film esprime la fine della creatività, perchè ora conta il "supporto" più che il "contenuto", tema calzante visto lo stato in cui è ridotto il cinema italiano, che seppe toccare vette incredibili in passato.
Film complesso, eppure così semplice, diventa totalmente visionario nell'irrisolto finale. Non c'è bisogno di una spiegazione, anche se siamo abituati ad averne, e troppe, spesso inutili, a volte bisogna avere il coraggio di sognare, perchè no?
Castellito monumentale, Finocchiaro sorprendente, ma stiamo parlando di due dei migliori attori italiani attualmente in circolazione.
Il paragone Bellocchio-Bunuel (anche se Bunuel è Bunuel!) ci può stare.
Mezzo voto in più per la colonna sonora: è stupefacente.
C'è bisogno di questi film per non far sì che il vero cinema italiano muoia per sempre.
[otto e mezzo]

25/04/07

Sarabanda

Svezia 2003 Regia: Ingmar Bergman Durata: 105 minuti
Cast: Liv Ullmann, Erland Josephson, Börie Ahlstedt, Julia Dufvenius, Gunnel Fred
Marianne e Johan, ex coniugi, si rincontrano dopo molti anni. Lei decide di fare una sorpesa, presa dall'impulso, e si reca nel mondo solitario del vecchio Johan, uomo freddo o sentimentale a seconda di chi gli è davanti. Marianne ha occasione di conoscere Henrik, odiatissimo figlio di Johan che ha da poco perso la moglie, e la figlia Karin, violoncellista promettente.
Si potrebbe dire che è l'ultimo film di Bergman, e ci si potrebbe anche fermare qui, si potrebbe aggiungere che lo svedese a novant' anni è ancora capace di dare lezioni non solo di cinema, soprattutto di poetica.
Diviso in capitoli, che più che dei veri e propri capitoli sono dei dialoghi, è il classico film bergmaniano con sfondo autobiografico. La forza di questo film non è tanto la storia in sè, ma il modo in cui è raccontata, la maestosità dei dialoghi, la morale che sta dietro.
Sentimenti di persone molto diverse tra loro, ingenue, arroganti, odiose, solitarie. Amore per chi non c'è più, amore per chi ci ricorda quello che è svanito (amore incestuoso in questo caso), amore svanito e ritrovato. Non solo amore, comunque, anche disprezzo, odio, rimorso, tutti sentimenti ben analizzati dallo svedese. Al centro di tutto c'è, in fin dei conti, la donna.
Difficile operare scelte per se stessi quando si è sicuri di fare del male a una persona cara, pur sapendo di essere nel giusto, pur sapendo che bisogna farlo.
Realizzato per la TV svedese, girato in digitale con tre telecamere della Sony. Musiche di J.S. Bach e J.A. Bruckner.
Gli appassionati di cinema non possono perderselo assolutamente.
[otto]

24/04/07

Le vite degli altri

Germania 2006 Regia: Florian Henckel von Donnersmarck Durata: 137 minuti
Cast: Martina Gedeck, Ulrich Mühe, Sebastian Koch, Ulrich Tukur, Thomas Thieme, Hans-Uwe Bauer, Volkmar Kleinert, Matthias Brenner


1984, Germania Est. Mura spesse dividono nazioni, mura sottili dividono persone, ma a volte capita di entrare nelle vite altrui, di rompere queste sottili mura che ci separano e di capire che le ideologie non devono essere un ostacolo all'umana comprensione, non devono essere motivo di ostilità. Solo quando ci immedesimiamo negli altri possiamo comprendere a fondo ciò che è diverso, e batterci per esso anche se ci è lontano. Ed ecco che un sistema di controllo alla 1984 di Orwell aiuta Gerd Wiesler, una spia della STASI, a capire che quello che lo circonda è sbagliato, diventa osservatore e complice della vita di colui che deve spiare: il drammaturgo Georg Dreyman, e fa sempre più fatica a denunciarlo ai potenti, potenti che limitano la libertà, potenti che agiscono per ripicca, potenti che distruggono vite e persone.
L'artista deve "andare a letto" con chi ha potere per poter fare il suo lavoro, ma a chi ha potere conviene che l'artista stia buono e al suo posto, perchè quest'ultimo può avere una certa influenza sull'opinione pubblica. Chi ha il coltello dalla parte del manico è però il potente, che ha tutti i mezzi necessari a far cessare l'attività dell'artista. Il problema che si pone dunque non è semplice, la scelta tra il successo personale e il poter esprimere le proprie idee e vivere liberamente le proprie passioni non è mai facile, e non tutti scelgono allo stesso modo, magari poi pentendosi della scelta operata quando ormai è troppo tardi.
Due ore di film che dicono tutto questo senza annoiare mai, con colpi di scena davvero inattesi e un finale dall'incredibile bellezza che lascia il vuoto nello spettatore e lo fa soffrire.
Uno sguardo alla civiltà del passato a noi vicino serve a capire la società del presente, ed anche se i problemi non sono gli stessi, persiste la paura di denunciarli.
Ritratto di persone che attraversano una fase storica delicata, ritratto della tristezza dell'umanità, il film è uno specchio che riflette sul presente pur puntando sul passato.
Strepitoso il cast, e ottimo il regista tedesco, che al suo esordio dimostra di avere delle doti di incredibile osservatore. La regia è invisibile e la storia splendidamente letteraria (tutte cose che, diciamocelo, non sono da poco).
Capolavoro, oscar come miglior film straniero.
[dieci] sulla connection (ovviamente):

Bullet in the head

Hong Kong 1990 Regia: John Woo Durata: 136 minuti
Cast: Tony Leung, Jacky Cheung, Waise Lee, Simon Yam, Fennie Yuen
Ben, Frank e Paul sono amici per la pelle fin dall'infanzia. Ben si sposa ma Frank, per portagli dei soldi, viene ferito alla testa. Decisi a vendicarsi, il giorno dopo, durante una rissa, uccidono il capo della banda che aveva ferito Frank alla testa. Ricercati dalla polizia, i tre amici si vedono costretti a fuggire nel Vietnam, dove incombe la guerra, e dove troveranno un clima di violenza e delirio inaudito.
Gran bel film di Woo che, non ancora sbarcato in america, seppe sfornare almeno due film di alto livello (questo e "the killer").
Alcune scene nel Vietnam ricordano un po' "il cacciatore" e sono di una violenza lacerante, ma non è sicuramente da meno la parte finale ambientata ad Hong Kong. Tra proteste, risse con la polizia, azzuffate tra giovani, la parte iniziale del film offre allo spettatore una buona visione della Honk Kong violenta di quegli anni.
Le scene d'azione sono molto ben curate, come al solito, e la violenza non è mai eccessiva.
I temi trattati sono essenzialmente l'importanza dell'amicizia, l'effetto del denaro sull'uomo, la perdita di qualcuno e di se stessi, la follia della guerra e della violenza in generale.
Alla fine i veri valori, come la lealtà e l'amicizia, vengono distrutti dal dio denaro.
[otto e mezzo]
curiosità musicale della quale a nessuno potrà mai fregare qualcosa: bullet in the head è anche il titolo di una delle migliori canzoni dei mitici rage against the machine, scusate se è poco...

23/04/07

Apocalisse nel deserto

Ger 1992 Regia: Werner Herzog Durata: 51 minuti

Documentario ambientato nel Kuwait post guerra del Golfo, diviso in brevi capitoli, lascia parlare le immagini, ben contornate da un'ottima musica di sottofondo (musiche di compositori del calibro di Grieg, Schubert e Verdi, tanto per intenderci). La voce off interviene sporadicamente, ma le poche frasi sono di una bellezza poetica maestosa, tanto da far venire la pelle d'oca. Due sole "interviste", la seconda delle quali viene fatta ad una vedova locale, ed è uno dei momenti più toccanti di tutto il film, il bambino che non se la sente più di parlare dopo quello che ha visto induce a riflettere: non ci sono parole per descrivere la crudeltà umana dopo che la si è vista con i propri occhi, quindi tanto vale tacere. E' un film fortemente pessimista e apocalittico (come del resto suggerisce il titolo), che ci dice che le guerre e la continua opera di distruzione compiuta dall'uomo sulla natura ("il petrolio è meschino perchè riflette il cielo, come l'acqua"), porteranno il mondo allo sfacelo, una distruzione tragica ma nonostante ciò di un "maestoso splendore". Tutto finisce, Herzog ha perso le speranze, perchè una volta spentosi un incendio necessariemente deve accendersene un'altro, poichè l'uomo non riesce a vivere senza qualcosa da "spegnere".
La pazzia prevale definitivamente, e la passione dell'uomo per il fuoco, che nel film vuole rappresentare la violenza non solo dell'uomo sulla natura, ma dell'uomo su se stesso, fa si che l'incendio diventi sempre più grande, fino a travolgerci tutti.
Immagini di un mondo dove le ferite continuano a bruciare a distanza di anni, senza che qualcuno abbia capito come curarle.
C'è da dire che il film lascia spazio a interpretazioni personali molto varie, e comunque tutte pessimistiche.
Da vedere assolutamente, soprattutto se vi piace, oltre che Herzog, il grande Malick.
Curiosità: il nome del luogo, l'anno in cui è ambientato e il nome della guerra in questione non vengono mai pronunciati durante il documentario.
[nove]

Le luci della sera

Finlandia 2006 Regia: Aki Kaurismäki Durata: 75 minuti

Cast: Janne Hyytiäinen, Maria Heiskanen, Maria Järvenhelmi, Ilkka Koivula
Helsinki. Koistinen è un uomo solo, senza amici e senza donna, praticamente senza nessuno. Lavora come guardia in un grande magazzino, ma non smette di sperare che un giorno riuscirà ad uscire dalla sua condizione. Viene sedotto inaspettatamente da una bella bionda, ma non senza doppi fini....
Un classico film alla Kaurismaki, ogni singolo fotogramma è kaurismakiano fino all'osso.
Oltre a trarre ispirazione da Chaplin (le luci della sera è un omaggio a le luci della citta), vi è una forte sfumatura di minimalismo in quest' ultima pellicola di Aki.
Difficile per il regista finlandese girare un film banale e scontato, anche se i temi trattati sono quasi sempre gli stessi. Aki ci parla degli emarginati, dei proletari, degli sfortunati, dei soli, insomma ci mostra la società vista dal basso, e che anche nei paesi nordici, che tendiamo a considerare perfetti, non è poi tutto rose e fiori.
Questa volta il tema portante è la solitudine, il film ci parla di un vero dramma esistenziale, dell'impossibilità di un uomo di uscire dalla sua condizione. La società di oggi crea dei perdenti, veri e propri scarti, a testimonianza che purtroppo, anche oggi, non siamo riusciti a liberarci del darwinismo sociale. Il protagonista viene qui paragonato a un cane semi-abbandonato, al quale nessuno mostra affetto. Cerca di ritagliarsi un piccolo spazio in questo sporco mondo, ma nessuno, purtroppo, se lo fila, se non gli approfittatori di turno.
Sul piano stilistico è una perla, semplice, ben musicato, dialoghi incisivi (ma fosse stato un film muto avrebbe avuto un'incisività maggiore, a mio avviso), attori molto bravi ed espressivi soprattutto nei momenti di stasi, ambientazione suburbana cupa e al limite del surreale (pur essendo il film il massimo del realismo).
Da vedere assolutamente questo gioiello firmato Kaurismäki (sempre che non amiate solo il cinema di intrattenimento, in quel caso "le luci della sera" non fa al caso vostro).
[sette e mezzo]

22/04/07

L'ombra del potere - The Good Shepherd

USA 2007 Regia: Robert De Niro Durata: 167 minuti

Cast Matt Damon, Angelina Jolie, Alec Baldwin, Tammy Blanchard, Billy Crudup, Keir Dullea, Martina Gedeck, William Hurt, Lee Pace, Eddie Redmayne, John Sessions, Oleg Stefan, John Turturro, Robert De Niro, Joe Pesci
1939, Edward Wilson, studente di Yale, dotato di intelligenza fuori dal comune e di un patriottismo maniacale, entra a far parte della "massonica" società segreta degli Skull and Bones (di cui fecero parte anche le più importanti cariche di stato americane). Wilson muove i primi passi nei servizi. Tra sfide col KGB e ricerca della spia che fece fallire fallire lo sbarco nella baia dei Porci a Cuba, Wilson diventa uno dei personaggi chiave della CIA, ma la sua vita privata viene messa da parte, il lavoro e servire la nazione sono le uniche due cose che contino per lui...
Ci duole il cuore dover criticare un grande qual è De Niro, ma questo film è una frittata che fa arrabbiare, e parecchio, soprattutto se si aveva una qualche aspettativa.
Lunghetto ma non noioso, tratta una materia difficile, forse troppo per un regista non molto esperto. Il problema è che questo film è sovrabbondante di dialoghi (bisogna anche farvi molta attenzione se si vuole capire qualcosa), di intrighi (che confondono il film fino a renderlo, come dicevo, una frittata), e la materia in gioco è troppa per farla stare tutta nello stesso film.
Ma la cosa che fa arrabbiare di più è essenzialmente la totale assenza di colpi di scena, se non un paio nel finale, ma in due ore e mezza di film non succede praticamente nulla, la storia rimbalza continuamente con flashback e flashforward da un anno all'altro (aggiungendo uova in padella per la frittata...) senza idee e con confusione.
Il film non punge, è piatto, si limita a descrivere, non è coraggioso, non si sbilancia da nessuna parte, De Niro è più interessato alla vita privata di Wilson e alle ripercussioni che hanno il suo lavoro su di essa piuttosto che alla storia della CIA.
Il problema è alla base, la sceneggiatura di Roth può aver messo in difficoltà il buon vecchio De Niro, e forse necessitava di un regista meno classico e più visionario.
Matt Damon è quasi insopportabile, la Jolie lo è del tutto (vien voglia di entrare nello schermo e prenderla a calci), i pochi momenti di buona qualità recitativa sono raggiunti grazie alla "vecchia guardia", con un Joe Pesci veramente sprecato (interviene in un solo dialogo, e tanto basta per esaltarsi un po') e lo stesso De Niro che pare, a dispetto dell'età, ancora in ottima forma.
Belli i venti minuti finali, ma un film così alla sufficienza proprio non ci arriva.
"Perchè non si mette mai l'articolo quando si parla di CIA?" "lei mette l'articolo davanti alla parola dio?" resta la battuta migliore del film.
Bronx era tutt'altro film, meno ambizioso, più affine allo stile De Niro (che ha potuto imparare da un maestro quale Scorsese) e molto ben riuscito.
Rileggere i capolavori di Le Carre.
[cinque] voto sulla connection:


20/04/07

Film in concorso a Cannes 2007

Questo è l'elenco dei 21 film in concorso per la palma d'oro al Festival di Cannes (16-27 maggio).
Dato i nomi in ballo ( Tarantino, Kusturica, Wong Kar Wai, i fratelli Coen, Sokurov, Bela Tarr, Fincher e Van Sant per dirne alcuni), il pronostico risulta difficile, metto dunque solo un'asterisco vicino a cinque "papabili" (e già così son certo di sbagliare)

My Blueberry Nights - Wong Kar Wai *
Une Vieille Maîtresse - Catherine Breillat
Les Chansons d'amour - Christophe Honoré
Le Scaphandre et le papillon - Julian Schnabel
Yasamin kiyisinda - Fatih Akin
No Country for Old Men - fratelli Coen *
Zodiac - David Fincher
We Own The Night - James Gray
Mogari No Mori - Naomi Kawase
Promise Me This - Emir Kusturica *
Secret Sunshine - Lee Chang-Dong
4 Months, 3 Weeks And 2 Days - Cristian Mungiu
Tehilim - Raphael Nadjari
Silent Light - Carlos Reygadas
Persepolis - Marjane Satrapi & Vincent Paronnaud
Import/Export - Ulrich Seidl
Alexandra - Alexander Sokurov *
Death Proof - Quentin Tarantino *
The Man From London - Bela Tarr
Paranoid Park - Gus Van Sant
The Banishment - Andrey Zvyagintsev


il programma non sembra male, vedremo

Charlie e la fabbrica di cioccolato

G.B. 2005 Regia: Tim Burton Durata: 106 minuti

Cast Johnny Depp, Freddie Highmore, Helena Bonham Carter, David Kelly, Deep Roy, Missy Pyle, Sandra Darnell, Christopher Lee, AnnaSophia Robb
Willy Wonka, prorietario della più grande fabbrica di cioccolato al mondo, nasconde cinque biglietti d'oro in altrettante barrette di cioccolato. I cinque bambini che avranno la fortuna di trovare tali biglietti vinceranno una visita alla fabbrica e uno di loro avrà un premio speciale. Charlie Bucket, uno dei vincitori, non ha idea di quello che si appresta a vedere...
Dal famoso romanzo di Roald Dahl, fanta-Burton ha tratto una storia che ha poi modellato a sua immagine e somiglianza. E' una fiaba per grandi e piccini e si presta a molte chiavi di lettura, oltre ad essere una vera delizia per gli occhi. Nonostante il carattere fiabesco del film, non è affatto zucchero, è privo di buonismi di sorta, forse anche per questo la morale risulta molto incisiva. Burton, con il suo stile forse unico, riesce a trattare temi svariati e ad operare una potente critica alla società contemporanea. Oltre al solito tema burtoniano, ovvero quello dell'emarginazione del diverso (Willy Wonka in questo caso), c'è anche una visione del rapporto padre figlio e più in generale dei rapporti famigliari, spesso difficoltosi. Ma il vero piatto forte del film è l'analisi dei vizi dell'uomo moderno, che influiscono negativamente soprattutto sul carattere dei più piccoli. La televisione, i soldi, la violenza gratuita (ammesso che ci sia quella non gratuita), l'arroganza e la vanità sono i principali mali del mondo di oggi, che si ripercuotono sui bambini di oggi e si ripercuoteranno su quelli di domani. Caso raro quello di Charlie, bambino che pur vivendo in povertà sa cosa conta veramente nella vita, e ci aiuta a riflettere su quale sia l'effettivo valore dei soldi. Willy invece di soldi ne ha montagne, ma a lui manca qualcosa che invece Charlie ha, una famiglia.
Per sfuggire alla realtà del mondo di oggi non sono pochi quelli che, come Willy Wonka, trovano rifugio in un mondo personale.
I citazionismi non mancano e a qualcuno potrebbero anche non piacere, ci sono molti rimandi a film di Burton (ad esempio a Edward mani di forbice), ma quello che ho più apprezzato è l'omaggio a 2001: odiessea nello spazio, mi ha molto divertito l'ipotesi che l'enigmatico monolita possa essere visto semplicemente come una barretta di cioccolato.
Johnny Depp è uno dei migliori attualmente, soprattutto perchè riesce sempre a mettersi in gioco interpretando i personaggi più svariati, ma un plauso va anche a Deep Roy, che da solo ha impersonificato tutti i 165 Oompa Loompa.
Musiche del solito, ottimo, Danny Elfman.
[otto]

19/04/07

Barnyard - Il cortile

USA 2006 Regia: Steve Oedekerk Durata: 90 minuti

Cosa succede quando gli uomini non guardano i propri animali? Ebbene sì, come i giocattoli di Toy Story essi si alzano su due zampe e parlano tra loro, organizzano party, assemblee per prendere le decisioni più importanti, turni di guardia per proteggersi dai coyote.. Tutto questo succede in una fattoria il cui "capo" animale, giusto e leale, è un bue, e gli altri animali seguono con dedizione e ammirazione le regole da lui dettate. Otis, il figlio di questo bue, invece è spensierato e dedica tutto il suo tempo al proprio divertimento, non decidendosi a crescere...
La trama non è molto originale (gli animali in 3d sono già stati protagonisti di molti film), ma tutto sommato il lungometraggio rimane leggero e divertente, con più di un momento spassoso. Oltre alle mucche sono ben riusciti anche i personaggi secondari, uno su tutti il topolino spagnolo che vive sulla spalla di Otis. Belli i colori e le animazioni, azzeccata la colonna sonora dal sapore country, in perfetto tema "fattoria". I temi del rapporto padre-figlio e della crescita sono conditi da battute e gag divertenti per grandi e piccini, oltre alla purezza e semplicità di un'ambientazione così naturale. Consigliato agli amanti degli animali, ai giovanissimi e a chiunque voglia passare un'ora e mezza in allegria e spensieratezza.
[otto e mezzo]

18/04/07

La casa del sorriso

Italia 1991 Regia: Marco Ferreri Durata: 90 minutiCast: Ingrid Thulin, Dado Ruspoli, Enzo Cannavale, Francesca Antonelli, Caterina Casini, Maria Mercader, Lucia Vasini, Elisabeth Zaza, Nuccia Fumo, Nunzia Fumo.
Morto in un incidente il marito e ricevuti centosessanta milioni di indennizzo, la giovane moglie non ha nè il tempo, nè la voglia di occuparsi di sua suocera Adelina. Le fa vendere la casa dandole un po' di denaro e trasferisce la vecchia signora in una casa di riposo per la terza età sulla costa romagnola. Adelina incontra il sessantacinquenne Andrea e tra i due nasce piu' che un idillio. Iniziano così pettegolezzi, gelosie e scandali, non solo perchè Andrea ha la ex-moglie, ma soprattutto in quanto i due amanti hanno rapporti nella camera di lui. Fra i cattivi qualcuno fa sparire anche la dentiera a Adelina. Uno degli ultimi film del regista italiano, vincitore tra l'altro dell'Orso d'Oro a Berlino, è un'opera che unisce divertimento alla commozione. Sullo sfondo abbiamo anche altri temi come quello degli extracomunitari, costretti alla fine a lasciare la casa di riposo perchè proteggevano la nuova coppia. Il film mostra come nonostante tutto anche gli anziani abbiamo ancora molta voglia di vivere e provare ancora emozioni e sentimenti, liberi da ogni gerarchia. Bravissimi i due interpreti, splendido il contorno di personaggi minori fra i quali spiccano Vincenzo Cannavale e Maria Mercader, dolci musiche di repertorio ma i dialoghi non sempre all'altezza. Secondo me esagerato l'Orso d'Oro.
[sei e mezzo]

Sorgo rosso

Cina 1987 Regia: Zhang Yimou Durata: 90 minuti
Cast: Gong Li, Wen Jiang, Ting Rujun, Liu Tj.
La voce fuori campo di un uomo narra le vicende di sua nonna e suo nonno nella Cina degli anni venti. La nonna viene data in sposa al lebbroso padrone di una distilleria di sorgo in cambio di un asino. Nel portare la donna dal suo paese a casa del padrone, uno schiavo la vede in volto e ne rimane colpito profondamente. Appena arrivati al villaggio si scopre che il padrone è morto, così inizia il rapporto tra la donna e l'aitante operaio. Con la nascita del figlio ed il proseguirsi della tradizione sembra che le cose debbano andare per il meglio per la protagonista ma il pericolo e' dietro l'angolo, ovvero l'invasione giapponese. Primo film del regista cinese vincitore dell'Orso d'Oro a Berlino. Yimou riesce a girare un ottimo film mischiando leggenda e realtà, ma non solo. Il film ha un crudo realismo soprattutto nella seconda parte, quando i giapponesi invadono la Manciuria. Fa da contorno a tutte le scene il colore rosso, il rosso del sorgo, il rosso del sangue e della violenza. Splendidi costumi ed incantevoli paesaggi arricchiscono questa favola orientale, che ha nell'amore per le proprie terre e nell'onore delle propie tradizioni il suo concetto di fondo. Ottime le interpretazioni di tutti gli attori.
[otto e mezzo]

16/04/07

Sotto il sole di satana

Francia 1987 Regia: Maurice Pialat Durata: 90 minuti
Cast: Sandrine Bonnaire, Gérard Depardieu, Maurice Pialat, Alain Arthur.

Siamo in Francia e precisamente ad Artois negli anni '20. Un sacerdote timorato fino all'auto flagellazione, partito per incontrare un suo superiore, si perde in un bosco e durante la notte combatte il diavolo. Tornato in paese non riesce a salvare una ragazza che aveva commesso un infanticidio così non gli resta che provare a aiutare una bambino gravemente malato. Uno degli ultimi film del regista francese, vincitore di una contestatissima Palma d'Oro a Cannes. Tratto dal libro omonimo di Bernanos ( scrittore anche di Mouchette ), Pialat riesce a girare un film molto laico, dove la massiccia figura di Depardieu rappresenta magnificamente i tormenti dell'animo. Il regista riesce a filmare un mondo in cui il male riesce a combattere e sottomettere tutte le persone. In "Sotto il sole di Satana" abbiamo questa indecisione degli esseri umani, in questa perenne difficoltà che essi provano a conoscere se stessi e a trovare un equilibrio, a dare un senso alla propria vita. Ottimi i due attori protagonisti ma a mio parare non un film eccezionale.
[sette]

Vive l'amour

Taiwan 1994 Regia: Tsai Ming-liang Durata: 110 minuti
Cast: Lee Kang Sheng, Yang Kuei-Mei, Chenchao-Jung.
Siamo a Taipei e una giovane agente immobiliare, Mei-Mai, usa uno dei suoi appartamenti vuoti per gli incontri di sesso casuali con il venditore ambulante Ah-Rong. La coppia è spiata da un venditore di loculi, omosessuale e suicida fallito, Hsiao-Kang, che non riuscirà a confessare il suo amore ad Ah-Rong. Storie di solitudine si intrecciano in una Taipei contemporanea. Fa da padrona al film la tristezza dei protagonisti che con i loro silenzi esprimono molto di più che attraverso i dialoghi. Quello che mi ha colpito di più è come un film che avrà in totale dieci dialoghi abbia potuto dire così tante cose usando solo l'espressione del volto dei tre protagonisti. Lunghi pianti, intervallati a sorrisi. Il regista cerca di cogliere le emozioni quasi inpercettibili nei volti dei tre attori. Secondo film del regista malesiano che ottiene il Leone d'Oro al festival di Venezia nel 1994. Se uno spettatore è in cerca di un film con i tempi vivaci e molte azioni, allora questo film è sicuramente da escludere, ma se uno sta cercando un film che si basa su inquadrature ferme e sui tempi morti, allora questo può essere un film che fa proprio al caso suo. Bravissimi tutti e tre gli attori protagonisti, ognuno con una sua storia personale, diversa dalle altre.
[otto]

15/04/07

Il cielo sopra Berlino

Germania 1987 Regia: Wim Wenders Durata: 120 minuti
Cast: Bruno Ganz, Peter Falk, Solveig Dommartin, Otto Sander.
Due angeli, Damiel e Cassiel, girano tra la gente di Berlino e leggono cosa gli passa per la testa. Quello che si intuisce subito è che la gente è molto triste a causa della mancanza di comunicazione. Il problema della comunicazione colpisce anche Damiel che si innamora di una trapezista. Decide così di chiedere aiuto a un ex-angelo che lo aiuterà a tornare un semplice mortale. Dopo molti film girati in America, Wenders torna in Europa per girare un bellissimo film fatto soprattutto di poesia. La prima ora passa molto velocemente e lo spettatore rimane letteralmente incantato dalla poesia e dall'interpretazione non solo dei due protagonisti, ma di tutti gli attori. Però come la prima parte passa molto in fretta, bisogna anche dire che la seconda è un po' ridondante e per qualcuno sicuramente monotona. A me comunque ha veramente impressionato l'idea di far "parlare" i pensieri della gente, per evidenziare ancora di più la difficoltà delle persone di comunicare tra di loro. Gli unici dialoghi che gli esseri umani fanno in questo film sono discussioni, in particolare tra le coppie. Un film prevalentemente filosofico. Lo si può amare come detestare. Ottima la fotografia e l'idea di utilizzare in maggior parte il bianco e nero. Con un sequel: "Così lontano, così vicino" sempre di Wenders. Premio per la miglior regia a Cannes. Remake Hollywoodiano nel 1998: City of Angels.
[nove]

14/04/07

Rosencrantz e Guildenstern sono morti

Gran Breagna 1990 Regia: Tom Stoppard Durata: 110 minuti
Cast: Gary Oldman, Richard Dreyfuss, Tim Roth, Iain Glen.
Rosencrantz e Guildenstern, due giovani amici, non sanno ancora quale sia la missione da compiere, ma sanno che doveno andare dal principe di Danimarca Amleto, loro vecchio amico. Viaggiando a cavallo verso il castello di Elsinore, dove il nuovo re Claudio, zio e patrigno del principe, li ha fatti chiamare d'urgenza, incontrano una compagnia di attori girovaghi che hanno come capo un comico-stregone che li coinvolgerà in una recita più vera del vero, e senza capirci molto assisteranno alla follia di Ofelia e alla tragedia di Amleto. Il regista inglese adotta come protagonisti due personaggi secondari dell'Amleto. E' soprattutto un gioco intellettuale in cui l'interpretazione dei tre protagonisti fa da padrone al film. Stoppard cerca di mischiare prima il teatro nel teatro, poi il teatro nel cinema combinando anche realtà e finzione. Il risultato può anche apparire troppo confuso, ma sicuramente un film così non si era mai visto, e il regista ha tentato di mostrare qualcosa di innovativo. La musica è molto spiritosa con mix dei Pink Floyd e altri gruppi. Se volete vedere un film diverso dal solito, questo potrebbe fare al caso vostro. Vincitore del Leone d'Oro a Venezia ma molto fischiato.
[sette]

Pelle alla conquista del mondo

Danimarca 1987 Regia: Bille August Durata: 145 minuti
Cast: Max Von Sidow, Pelle Hvenegaard, Erik Paaske.
Alla fine dell'800, un contadino vedovo e molto povero si traferisce dalla Svezia alla Danimarca portandosi dietro il figlio di nove anni. Appena sbarcati riescono a trovare lavoro nella fattoria dei coniugi Kongstrup. La fatica, le umiliazioni e le angherie sono frequenti soprattutto perchè con la loro azionalità vengono considerati inferiori e non solo nella fattoria, ma anche a scuola, dove i compagni di classe di Pelle sono sempre pronti a insultarlo e prenderlo in giro. Pelle così avraà modo di "farsi le ossa" e iniziare l'avventura della vita. A mio avviso un film ben fatto dall'andamento molto regolare, dove il regista cerca una riflessione sugli abusi che i poveri contadini, non solo svedesi, erano costretti a subire da parte dei propietari terrieri. Attorno al protagonista Pelle abbiamo molte figure importanti, oltre al padre per esempio è molto importante la figura di Alex, il contadino rivoluzionario del gruppo, che insegnerà a Pelle che non sempre è giusto subire le violenze dei più potenti e che certe volte è anche giusto ribellarsi, anche se il destino che gli viene riservato nel film non è dei migliori. Oltre alla storia di Pelle e di suo padre Lasse abbiamo molte altre famiglie che soffrono per la loro emarginazione sociale. Ottime le interpretazioni di tutti gli attori, su tutti sicuramente quella di Max Von Sidow. Palma d'Oro a Cannes con molte contestazioni.
[otto]

13/04/07

Mouchette

Francia 1967 Regia: Robert Bresson Durata: 75 minuti
Cast: Jean-Claude Guilbert, Nadine Nortier, Paul Hebert, Jean Vimenet, Suzanne Huguenin.
Mouchette è una campagnola quattordicenne che vive con la madre molto malata e il padre alcolizzato che la maltratta. La ragazzina è isolata dal resto del mondo e ed sempre da sola. Un giorno, tornando a casa si perde in un bosco e incontra un cacciatore che le svela di aver ucciso il guardiacaccia. Vedendolo in difficoltà, la sprovveduta ragazza decide di aiutare il bracconiere costruendogli un alibi, ma appena arriva la sera l'uomo la violenta. Il film, girato dal regista francese, è tratto dal romanzo "La nuova storia di Mouchette" di Georges Bernanos. Il film, come quasi tutti quelli di Bresson descrive un mondo in cui non esiste quasi più il bene, ma solo il male. E' una delle opere più schiette, semplici e terribili di sempre, è la storia di una vittima predestinata alla sofferenza. Sembra molto una parabola divisa in capitoli, all'inizio il regista ci accompagna nel mondo di Mouchette, dopo invece abbiamo un aumento della drammaticità delle situazioni con il passare del tempo, che culmina con la memorabile scena finale. Premio speciale al festival di Cannes e Miglior regia come film straniero a Venezia.
[otto e mezzo]

Sussurri e grida

Svezia 1973 Regia: Ingmar Bergman Durata: 85 minuti
Cast: Harriet Andersson, Ingrid Thulin, Erland Josephson, Liv Ullmann, Kari Sylwan.
In una villa alla periferia di Stoccolma nel primo Novecento, Agnese sta morendo di cancro. Ad assisterla ci sono le sue due sorelle, Kanin e Maria, che da molto tempo non si parlano più e la premurosa governante. Mentre Agnese non si è sposata, Kanin ha un marito anziano che oggi la disgusta, essendo sempre stata vicino a persone più vecchie di lei, le disgusta anche il contatto fisico. Tutte queste delusioni della vita hanno fatto si che Kanin creasse una corazza d’orgoglio e di rancore. Maria invece ha avuto una giovinezza capricciosa. Molto sensuale e mutevole, non ha fatto felice suo marito, perchè amante del medico di famiglia, ma in qualche momento è ancona capace di aiutare il prossimo. Arriviamo infine alla persona più vicina ad Agnese, la governante Anna, già colpita da un male così tremendo che le ha portato via la figlia. "Tutti i miei film posso essere pensati in bianco e nero, eccetto sussurri e grida", così definisce lo stesso regista uno dei suoi più grandi film. Quello che mi ha impressionato notevolmente oltre alla fotografia, del solito Sven Nykvist, è stato l'uso del rosso durante il film. Bergman ha sempre immaginato il rosso come l'interno dell'anima. Tutto il film è basato sul rapporto delle donne e dai loro ricordi (molto frequente l'uso di flash-back). Possiamo riassumere le quattro figure delle donne in: la moribonda, la più bella, la più forte e la più servizievole che Bergman considera tutte le personalità della madre. Il titolo è preso da una recensione di un quartetto di Mozart, in cui il critico definiva la sua musica sussurri e grida. Oscar alla fotografia, Miglior regia film straniero a Venezia e premio speciale alle tre sorelle ai David di Donatello.
"Tutto è un tessuto di menzogne"
[dieci]

12/04/07

Good night, and good luck

USA 2005 Regia: George Clooney Durata: 89 minuti B\N

Cast: David Strathairn, Frank Langella, Robert Downey Jr., Patricia Clarkson, George Clooney, Jeff Daniels, Reed Diamond, Tate Donovan, Joseph Dowd, Simon Helberg, Matt Ross, Alex Borstein, Ray Wise, Robert John Burke
Storia vera del giornalista televisivo Edward Murrow nel 1953, nel periodo del maccartismo. Murrow condusse una rubrica di grande interesse per la CBS e fu un cronista molto coraggioso, perchè osò scagliarsi apertamente contro il senatore McCarthy ed i suoi metodi ....
Ecco mi tocca dirlo, ci sono rimasto male. Certe cose uno da Clooney non se le aspetta, e infatti prima della visione avevo aspettative pari a zero. Il buon George però si è vendicato mostrandomi che i miei pregiudizi erano infondati e che lui, proprio lui, il cinema lo sa fare.
Scelta coraggiosa quella del bianco e nero e soprattutto di girare tutto in interni. L'atmosfera ricorda un po' i film di Lumet.
Quasi come fosse un documentario viene analizzato un periodo storico degli USA noto purtroppo per il terrore dovuto al senatore McCarthy, che con la sua caccia alle streghe (ovvero ai comunisti) diminuì bruscamente la libertà, non solo dei comunisti, ma di tutti i cittadini americani. E' un pezzo di storia che non va dimenticato, anche perchè i nomi sono cambiati, ma sostanzialmente la storia è sempre la stessa.
Più che un pamphlet politico è una forte difesa del giornalismo coraggioso e della libertà di stampa e di parola, nonchè una forte denuncia all'uso del mezzo televisivo a scopo di intrattenimento anzichè culturale (temi molto attuali, ahimè).
Sul piano politico alcune cose possono non piacere, ma non si può pretendere che un giornalista americano di quegli anni prendesse le difese dei comunisti, più che altro Narrow si curò delle persone accusate ingiustamente di comunismo, ed usò il mezzo televisivo per difenderle e per attaccare i metodi di McCarthy. Si può anche non condividere il velato patriottismo di questa pellicola.
Ma sicuramente le parole di persone come Narrow hanno reso il mondo se non altro un po' migliore, perchè sono parole di denuncia contro un sistema di terrore che mai e poi mai dovrebbe presentarsi, soprattutto in un paese democratico ( o pseudo-tale, ma questo dipende dai punti di vista...).
Difendiamo le idee coraggiose, difendiamo anche quelle diverse dalle nostre. "Non condivido quello che dici ma mi batterò fino in fondo perchè tu possa dirlo" diceva un certo Voltaire.
Ottime anche le interpretazioni, così come la scelta di Clooney di farsi un po' da parte non prendendo per sè la parte del protagonista.
Soderbergh ci ha un po' riprovato con "the good german", con risultati molto inferiori...
[otto]

Viridiana

Spagna 1961 Regia: Luis Buñuel Durata: 85 minuti
Cast: Francisco Rabal, Fernando Rey, Silvia Pinal.
Viridiana è una ragazza molto bella che vuole diventare una suora. Prima di prendere i voti viene ospitata da suo zio che le chiede di sposarsi e, dopo il suo rifiuto, cerca di violentarla. Lo zio così quando si accorge del brutale gesto che aveva pensato decide di impiccarsi. L'eredità passa adesso nelle mani di Viridiana che decide di allontanarsi dalla chiesa per aiutare i più bisognosi, trasformando la reggia dello zio in un casa di campagna per aiutare i poveri. Dopo qualche giorno arrivano nella casa un gruppo di poveri, tutt'altro che sprovveduti, che approfitteranno della situazione.
Primo film di Bunuel girato in Spagna, vincitore della Palma d'oro. In questa pellicola si vede tutta l'anticristianità del regista spagnolo, dove gli istinti riescono a prevalere sulla religione. La pellicola è stata proibita in Spagna e messa al bando dal Vaticano perchè ritenuta offensiva nei confronti della religione cristiana, in particolare l'ultima cena, blasfema, dei poveri che assomiglia molto a quella dipinta da Leonardo. Nonostante tutte queste critiche, il film ha comunque un immenso fascino dove le immagini dicono molto più delle parole. Primo film di Rey con Bunuel.
[otto e mezzo]

11/04/07

Rosetta

Francia 1999 Regia: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne Durata: 90 minuti
Cast: Anne Yernaux, Fabrizio Rongione, Emilie Duquenne, Olivier Gourmet.
Siamo nella periferia di Bruxelles e Rosetta, una ragazza di vent'anni, lavora come una disgraziata per sopravvivere. Come se non bastasse deve anche accudire la madre, una donna sempre alcolizzata e che si prostituisce. Ogni giorno perde, trova e cerca un lavoro. Durante uno dei suoi infiniti lavori incontra anche un ragazzo che è molto affettuoso con lei ma per colpa sempre di un lavoro metterà in crisi la loro amicizia. Un altro bel film dei fratelli Dardenne che vincono con questa pellicola la loro prima palma d'oro (la seconda e fin'ora ultima l'hanno ottenuta con L'enfant). Anche in questo film i fratelli belgi mettono al centro del film i problemi degli adolescenti, costretti a saltare un passo importante della loro vita, la gioventù, per affrontare problemi più seri. Rosetta è una ragazza che per se e per sua madre da tutto quello che ha. La sua paura è solamente una: scomparire dalla faccia della Terra senza che nessuno si sia accorta della sua presenza. Finale intenso ed emozionante. Una scelta che all'inizio ho trovato ottima, ma che con il passare del tempo ho finito per non apprezzare molto, è stata l'utilizzo della telecamera a mano per marcare ancora di più il senso di affanno della protagonista (a lungo andare fa quasi venire il mal di testa). Assente la musica. Possiamo dire che assomiglia molto a un film Dogma. Palma d'oro anche per l'interpretazione femminile.
[otto e mezzo]

Nightmare Before Christmas

USA 1993 Regia: Henry Selick Soggetto: Tim Burton

Contrapposizione tra cupo mondo di Halloween e gioioso mondo del Natale. Jack Skeletron, abitante del primo nonchè re delle zucche, organizza ogni anno la festa di Halloween, stanco della solita routine si allontana dal paese di Halloween e si imbatte in quello del Natale. Rimasto stupefatto vuole portare il Natale nel suo mondo, e cerca di sostituire Babbo Nachele (così chiamato da Jack, che si stupisce infatti quando vede che l'omone non ha le chele), ma i risultati non sono precisamente quelli che lo scheletro si aspettava....
Scritto e prodotto da Tim Burton che ha avuto, così dice, l'ispirazione davanti ad un negozio che toglieva gli addobbi di halloween per sostituirli con quelli natalizi.
E' un cartone realizzato col la tecnica della step-motion, con una ambientazione dark. Il genere è tipicamente fantasy con qualche sfumatura horror.
Burtoniano fino al midollo, il film parla del diverso, un po' come edward mani di forbice.
La società in cui viviamo divide in categorie le varie persone (nel cartone, abitanti del paese del Natale e di quello di Halloween), cercando di conformarle a dei modelli, creando dei canoni, delle leggi non scritte alle quali sfuggir non si può. Ecco che Jack scopre il diverso, ne è affascinato, vuole provare ad emularlo, vuole conoscere quella parte di mondo che gli era prima estranea. Ma come nella vita reale quando qualcuno tenta di fare qualcosa di originale, di non-standard, fuori dalle righe, ecco che arriva il fallimento.
Quello che per Jack è un bel regalo suscita terrore nei bambini del mondo del Natale, colui che è un idolo nel suo mondo diventa un criminale nell'altro, ma la sua natura non è cambiata affatto, la sua indole buona non è mai cessata di esistere. Jack nel paese del Natale è come il mendicante nella mercedes, come il nero in una città di bianchi, come il matto nella società, fa qualcosa che va controcorrente e ahimè deve subire la sconfitta.
Strepitosi alcuni personaggi: Jack è in assoluto lo scheletro più espressivo mai visto sullo schermo, Sally, fatta di pezza, è innamorata di Jack ma deve fare i conti con il Dottor Franklestin, suo creatore e infine il Bau-Bau, il cattivo della vicenda.
Le canzoni dell'originale sono fantastiche, e per una volta la versione italiana non è da meno, la voce di Renato Zero (che doppia Jack) è adatta al film e al suo tono cupo, e qui il cantante si supera (a me generalmente non piace).
[che domande... dieci]

Re per una notte

USA 1983 Regia: Martin Scorsese Durata: 100 minuti
Cast: Robert De Niro, Tony Randall, Jerry Lewis, Diahnne Abbott.
Rupert Pupkin è un aspirante divo. L'unica sua soddisfazione sarebbe poter partecipare allo show di Jerry Langford che gli darebbe così una enorme notorietà. Un giorno riesce a salire nell' auto di Jerry e il presentatore per liberarsene è costretto a invitarlo nel suo studio per un provino. Da quel momento Rupert penserà solo più al suo mini-spettacolo, ma la delusione è dietro l'angolo. Così Rupert decide di tentare un'ultima mossa con l'aiuto di Masha, una fan pazza e innamorata di Jerry. Uno Scorsese minore ma comunque ottimo in questo film. De Niro bravissimo come sempre nella parte di un ragazzo matto che vive in un mondo a parte e che distorce la realtà. Re per una notte è una bella commedia dai toni noir, molto triste e malinconica. Il protagonista pur di apparire in televisione e, forse, diventare famoso, e disposto anche a perdere la sua dignità. Secondo voi è giusto perdere la propria dignità per una notte da re? Per diventare famosi? Per apparire in televisione? Secondo me no anche perchè se pensiamo a tutta la gente che è in televisione in questo periodo ( Costantino etc... ) sarebbe meglio evitare, anche solo di provare.
"Meglio re per una notte che buffone tutta la vita"
[otto e mezzo]

10/04/07

Il grande Lebowski

USA 1997 Regia: Fratelli Coen Durata: 117 minuti
Cast: Jeff Bridges, John Goodman, Julianne Moore, Steve Buscemi, David Huddleston, Sam Elliott, Ben Gazzara

Lebowski, Dude (Drugo) per gli amici, è un uomo mansueto e pigro, è disoccupato e passa il suo tempo a giocare a bowling con i suoi amici Walter e Donny.
Un giorno però la sua vita tranquilla subisce uno sconvolgimento per via di uno scambio di persona, due tizi entrano in casa sua per il pagamento di alcuni debiti e lo maltrattano, pisciandoli tra l'altro sul tappeto, fino a che il malinteso non viene chiarito. Dude decide allora di andare dalla persona per cui è stato scambiato, il suo ononimo Lebowski, costretto sulla sedia a rotelle e con le tasche piene di soldi, per chiedergli il risarcimento del tappeto...
Originalissimo e senza pretese di perfezione, è uno dei film più belli dei fratelli Coen.
L'incredibilità con la quale humour e noir riescano a fondersi, dando un tono molto grottesco alla vicenda è sensazionale.
Il mondo visto con gli occhi dei Coen è un mondo pieno di Dude (la traduzione italiana Drugo non ha assolutamente senso), alcuni cercano di fare i furbi, altri sono pigri e mansueti, altri ancora aggressivi e deliranti. La selezione naturale vorrebbe che persone come Dude avessero sempre la peggio, perchè appartenenti alla schiera dei perdenti, agli sfigati di turno, ma se molti avrebbero lasciato perdere tutto e sarebbero scappati, il protagonista mostra delle qualità che non si potevano sospettare.
Alcune sequenze sono memorabili, anche quelle in cui Dude sogna, spettacolare quella specie di musical ambientato in un bowling. Bellissima anche una delle scene finali, in cui le ceneri di Donny vengono lanciate da Walter verso l'oceano, ma che il vento contrario rispedisce in faccia al povero Dude.
La galleria di personaggi è assortita alla grande, i miei preferiti sono: Walter, veterano del Vietnam per cui la vita è un continuo tracciare linee sulla sabbia e curarsi che nessuno le sorpassi; Jesus giocatore di Bowling gay a dir poco egocentrico; il miliardario Jeff Lebowski, in realtà un uomo che non avrebbe combinato nulla nella vita (come l'altro Lebowski, Dude) ma che ha avuto la fortuna di nascere nella famiglia giusta.
Forse questa lieson tra vari generi non è perfetta, e la storia sembra non aver nè capo nè coda, ma il film è di un fascino impressionante.
[nove]

08/04/07

Mezzogiorno e mezzo di fuoco

USA 1974 Regia: Mel Brooks Durata: 90 minuti
Cast: Madeline Kahn, Slim Pickens, Gene Wilder, Cleavon Little, Mel Brooks.
La storia è girata nell'America del west, precisamente a Rock Ridges, dove nel 1874 Bart, uno sceriffo di colore decide di aiutare la cittadina che verrebbe distrutta per consentire il passaggio della ferrovia. In aiuto del povero sceriffo arriverà Jim (Waco Kid), un pistolero col vizio di bere. Un altro film demenziale di Mel Brooks ( come tutti i suoi ). In questo film il regista decide di ironizzare sul west e sulla sua "appartenenza" esclusivamente ai bianchi. Infatti per me prima ancora delle battute la cosa più bella è stata la scelta di usare uno sceriffo di colore, che combatte i cowboys con l'astuzia. Le battute non incidono come in Frankenstein Junior ma comunque ci sono alcune scene indimenticabili. Il finale è sicuramente un colpo di genio del regista che vediamo in questo film nei panni del governatore William J. LePetomaine, che più che pensare alla costruzione della ferrovia e molto più deciso a corteggiare la segretaria. Nel complesso comunque un discreto film.
[sette]

07/04/07

Così fan tutti

Francia 2004 Regia: Agnès Jaoui Durata: 110 minuti

Cast: Marilou Berry, Agnès Jaoui, Laurent Grevil, Jean-Pierre Bacri, Virginie Desarnauts
Ci sono varie storie di vita parigina. Lolita è una ragazza sovrappeso e infelice per via del padre, Etienne Cassard, scrittore egocentrico, irrispettoso e privo della capacità di amare. Pierre, sempre uno scrittore, passa la vita a flagellarsi per il mancato succeso, che però giunge in maniera improvvisa. Sylvia, moglie di Pierre, insegnante di canto, inizialmente estimatrice di Etienne, imparerà a capire che razza di uomo sia veramente....
Sicuramente questa commedia-spaccato di vita parigina è ben al di sopra delle commediucole che spesso escono in questi anni.
Potente critica all'importanza che ha assunto la cura dell'immagine in questi ultimi anni, che ha creato un meccanismo per il quale se non rientri in alcuni canoni rischi di essere emarginato. Oltre a questo vengono mostrate la corruzione e l'arroganza della società altolocata, la ricerca del successo come scopo unico della propria vita.
E' una buona rappresentazione del mondo borghese, che visto dal basso spesso fa ridere, e non genera invidia: a che pro la ricchezza se non si apprezzano le cose veramente importanti della vita? Come la prima esibizione canora di tua figlia, ad esempio.
Una carrellata di personaggi interessanti, il mio preferito è Etienne perchè è un non-uomo, completamente vuoto, a volte Lolita, invece, risulta un po' insopportabile.
I dialoghi sono curati molto bene, e i paragoni con Woody Allen non mi sembrano troppo eccessivi (certo dipende anche da che Allen consideriamo...) .
Premio per la sceneggiatura al festival di Cannes 2004.
[sette e mezzo]

Il coltello nell'acqua

Polonia 1962 Regia: Roman Polanski Durata: 90 minuti
Cast: Leon Niemczyk, Jolanta Umecka, Zygmunt Malanowicz.
Dopo avergli dato un passaggio in auto una coppia invita, per un giorno, sulla loro barca un giovane autostoppista. Lui decide di accettare, colpito soprattutto dalla bellezza della moglie. Quando il marito intuisce che potrebbe nascere una relazione tra la moglie e il ragazzo, nasce una competizione che col passare delle ore degenera sempre di più. Primo lungometraggio di Polanski cosceneggiato assieme al futuro regista Jerzy Skolimowski dove due generazioni vengono messe a confronto in una Polonia dei primi anni sessanta. Una Polonia rappresentata soprattutto dal tempo cupo e grigio che incombe per tutta la durata del film sui tre protagonisti. L'autostoppista è il ritratto della nuova generazione, quella generazione che vuole cambiare, e che tenta di trasformare quella società ormai da troppo tempo ferma. Le due figure maschili hanno valori e vivono in mondi completamente diversi, due idee opposte di vivere la vita. Quando inizia il "duello" tra i due maschi, uno cerca sempre di screditare le doti dell'altro, ma si capisce benissimo che è attratto dalle sue abilità. Tutti e due cercano di dimostrare alla donna che il miglior modo di vivere la vita è il loro. Oltre alla donne, come altro oggetto di contesa abbiamo anche il coltello dell'autostoppista. La donna prima agisce da semplice osservatrice, ma alla fine sarà proprio lei a decretare il vincitore. Capolavoro.
[nove e mezzo]

06/04/07

La città incantata

Giappone 2001 Regia: Hayao Miyazaki Durata 123 minuti

E' un viaggio questo film, un viaggio in cui ci si dimentica di essere davanti ad un cartoon.
Uno dei cartoni più complessi e metafisici mai visti, in cui non ci sono le solite nette e scontate distinzioni tra buoni e cattivi, ma dove si offre una stupenda visione del mondo con gli occhi dei più piccoli, che sono costretti a vedere tutto l'egoismo del mondo degli adulti.
Un tunnel che ci porta in un mondo fantastico, senza zuccherismi di sorta, ma con il talento visionario di un regista straordinario, che ci offre dei paesaggi dalla bellezza struggente, irraggiungibile con la computer grafica.
Si resta di stucco e paralizzati per buona parte della visione, per la potenza delle immagini, per la leggerezza della favola, per la caratterizzazione dei personaggi, perfetta.
Col passare degli anni il mondo è cambiato, abbiamo perso per strada le cose importanti, non abbiamo memoria e non possiamo ricordare quali siano i veri valori della vita, non sappiamo ascoltare la natura, non possiamo vedere le cose per cui vale la pena vivere e siamo dunque ciechi. Ma racconta anche che il percorso di crescita è difficile, come una corsa a ostacoli, subito dopo averne superato uno se ne presenta un altro. Incredibile che un anime riesca a dire tutto questo.
Galleria di personaggi variegatissima e straordinaria. Molti quelli degni di nota: Chihiro, la bambina protagonista, maldestra ma tenace, che subisce l'egoismo dei suoi genitori e si trova in un mondo fiabesco, il maestro Haku, apprendista di Yubaba, ci insegna quanto sia importante la memoria, perchè quando questa svanisce siamo vittime facili dei potenti, Yubaba, strega cattiva (non completamente a dire il vero) che governa un posto elitario che snobba gli umani, e infine i personaggi divertenti: le tre teste e soprattutto il topolino e la zanzara (una delle accoppiate migliori del cinema tout court) che ci mostrano l'utilità della cooperazione.
Trasformazione di immagini in vera e propria poesia. Incantevole.
Orso d'oro al festival di Berlino 2002 ex aequo con Bloody Sunday e Oscar come miglior film d'animazione 2003.
(se ci aggiungiamo che è stato fatto col quinto del budget di un film Disney...)
[dieci]

Broadway Danny Rose


USA 1984 Regia: Woody Allen Durata: 90 minuti
Cast: Mia Farrow, Woody Allen, Nick Apollo Apollo Forte, Sandy Baron, Milton Berle Ristorantino di New York, un gruppo di artisti di vecchia data chiacchiera allegramente attorno ad un tavolo. Argomento del giorno? "L'imprenditore" Danny Rose. Costui lavorava nel mondo dello spettacolo e alcune sue gesta vengono ricordate per il divertimento generale. Ma anche se collezionava fallimenti, nel fare il suo lavoro ci metteva il cuore, assistendo i suoi "artisti" (suonatori di bicchieri, allevatori di pappagalli...) trattandoli in primo luogo come amici. Ogni tanto capitava che qualcuno di questi artisti avesse successe, ma categoricamente abbandonava il povero Danny.. Uno dei partecipanti rievoca la storia di Lou Canova, un cantante italo-americano ormai fuori moda che Danny Rose tentò di portare nuovamente alla ribalta....
Un film leggero nel perfetto stile Woody Allen, ma è un Allen d'annata. Commedia non molto impegnativa, come può essere Zelig, ma i messaggi contenuti nei film del regista sono sempre potenti e non vanno trascurati.
Il successo personale viene prima dell'amore, dell'amicizia? Purtroppo sì, e questo è un tema ricorrente nel cinema di Allen.
Vale la pena avere cieca fiducia nelle persone? Sempre sì, ma allora bisogna anche saperne accettare le conseguenze.
Alcune scene sono memorabili, specie quando Woody ha un malinteso con dei mafiosi siciliani...
Il personaggio Danny Rose è uno dei più belli tra i vari che sono stati interpretati dal geniaccio americano.
Le musiche sono come sempre all'altezza della situazione.
Se amate Allen non potete esimervi dal guardarlo.
[otto e mezzo]

Tempi moderni

USA 1936 Regia: Charlie Chaplin Durata: 85 minuti
Cast: Charlie Chaplin, Paulette Goddard, Henry Bergman, Tiny Sandford, Allan Garcia, Lloyd Ingraham, Hank Mann.
Charlot è un operaio che ammattisce per colpa degli stressanti turni di lavoro nella catena di montaggio. Portato in uno ospedale pschiatrico, dopo una settimana, torna come nuovo ma c'è un problema; Charlot a causa della sua assenza dal lavoro è stato licenziato. Per riuscire a sopravvivere deve così cercare altri lavori, ma le cose non andranno mai per il verso giusto... Una durissima satira e critica alla società moderna e al taylorismo che riduce l'uomo a una vera e propria macchina incapace di opporsi allo stato, dove tutti hanno un compito ben preciso e dove la ricchezza di pochi individui è più importante della libertà e della dignità delle persone. Quello che più mi sconvolge di Chaplin è come riesca a trattare temi "moderni" con quella semplicità e con quella vena ironica che fa da contorno ai suoi film. Praticamente ogni sequenza è una scena memorabile, da quella in cui balla nel locale a quella in cui viene arrestato. Critica durissima non solo nei confronti del capitalismo occidentale ma anche dello stakanovismo. Quando uscì fece fiasco in America e Germania, fu invece un vero e proprio successo in Inghilterra e Francia. La musica di Chaplin è ottima. Sicuramente da vedere per ogni appassionato di cinema perchè a mio avviso è uno dei padri di questa meravigliosa arte.
[dieci]

05/04/07

La vita è un miracolo


Serbia 2004 Regia: Emir Kusturica Durata: 155 minuti
Cast: Slavko Stimac, Natasa Solak, Vesna Trivalic, Vuk Kostic, Aleksandar Bercek
Bosnia del 1992. L'ingegnere serbo Luka progetta la ferrovia per un villaggio bosniaco nel quale si è nel contempo trasferito. Sua moglie Jadranka è una cantante lirica isterica e sulla cui sanità mentale sorgono chiari dubbi, suo figlio Milos è un promettente giocatore di calcio. La famiglia deve fare i conti però con la guerra, che porterà Milos sul fronte...
Forse pesantuccio, ridondande, eccessivo, diffettuoso, con una sceneggiautura non perfetta, forse troppo positivo, forse aggiunge poco al cinema di Kusturica.
Ma indubbiamente magico, geniale, divertente (si ride fino alle lacrime), commovente ed alla fine resta una sensazione di piacere, se ne esce a cuor leggero.
Le trovate alla Kusturica non mancano, come la rissa durante la partita di calcio, l'uso degli animali, che hanno una storia parallela a quella dei personaggio: soffrono le pene dell'amore (come l'asina che vuole farsi prendere sotto dal treno) e vivono in prima persona l'atrocità della guerra dei balcani.
Il surreale si amalgama al reale, ma il meccanismo non è perfetto, ma se non si hanno molte pretese di realismo, accettando il carettere fiabesco della vicenda, allora può funzionare.
Qualche frecciatina al circolo mediatico americano, e una critica al fatto che le guerre non sono volute dalla gente, ma dai governi. Tra persone che dovrebbero essere nemiche nasce infatti l'amore.
In fondo il regista non ha perso del tutto le speranze: meglio continuare a lottare e non perdere la speranza che mollare tutto e trovare nel suicidio la facile soluzione a tutti i problemi.
La vita è un miracolo, imprevedibile, difficile, ma sempre la cosa più grande che abbiamo.
Le musiche sono qualcosa di inarrivabile, sempre appropriate e giusto contorno della storia, servono a dare un'ambientazione ed anche (forse purtroppo) a risollevare il film nei suoi momenti di noia (che purtroppo ci sono).
Siamo abbastanza lontani da Underground, ma è sempre e comunque grande cinema.
[otto e mezzo]

04/04/07

Dancer in the dark

Danimarca 2000 Regia: Lars von Trier Durata: 137 minuti

Cast: Björk Gudmundsdóttir, Catherine Deneuve, David Morse, Peter Starnmare
Selma è una giovane donna ceca trasferitasi in america per poter operare il figlio affetto da un grave disturbo alla vista, da lei ereditato. Lavora duramente ed opera moltissime rinunce per il bene del figlio, senza però rinunciare alla sua più grande passione, il musical. La sua vista si deteriora molto velocemente, portandola ad una quasi cecità, ma è solo l'inizio della tragedia....
Prima della visione mi sono detto "questa volta Von Trier non mi frega", perchè me ne rendo conto, lui cerca di manipolare lo spettatore a suo piacimento, e il problema è che ci riesce alla grande. Bisogna sempre accettare il fatto, però, di essere presi per i fondelli da quest'uomo geniale. Bisogna accettare l'estremo, perchè quando sembra che si sia arrivati al culmine, il danese rilancia e sembra che la sua cattiveria, il suo anticonformismo, il suo sadismo siano illimitati. Non si riesce nemmeno a piangere a fine film, si resta vuoti, moralmente distrutti.
Geniale l'idea di inserire il musical nel dramma, usando come trait d'union il personaggio di Selma, che usa appunto il musical per rifugiarsi dalla triste realtà.
Selma vive in un suo mondo, ma inevitabilmente questo mondo va a collidersi con quello reale.
Tralasciando la forte impronta musicale (tra l'altro i testi delle canzoni, scritte dalla stessa Bjork, sono fantastici) il film fa decisamente il paio con "le onde del destino" (altro film struggente e lacerante), ed ha al centro della vicenda sempre una donna-martire, la persona più generosa al mondo che subisce le cose più atroci.
Il cinema di Lars Von Trier è estremo, per questo non piace a molti, ma sicuramente ha il pregio di emozionare, di cercare nuove strade mentre quasi tutti percorrono quelle già percorse e ripercorse.
Sì, mi ha fregato di nuovo, ma non solo me, Palma d'Oro e migliore attrice all'ottima Bjork al festival di Cannes 2000.
[nove]

Papà... è in viaggio d'affari

Jugoslavia 1985 Regia: Emir Kusturica Durata: 125 minuti
Cast: Miki Manojlovic, Mirjana Karanovic, Moreno De Bartoli, Mustafa Nadarevic.
Siamo a Sarajevo nel 1949. Dopo la scomunica del Cominform e il successivo distacco della repubblica di Tito dalla Russia, sono molti gli uomini che vengono rinchiusi in campi di concentramento ( viaggio d'affari ). Uno di questi è anche Mesa un brav'uomo, che anche se tradisce la moglie si prende ben cura dei ragazzi. Tutto il racconto è visto tramite gli occhi di Malik, figlio di Mesa e sonnambulo. Il film è buono ma non sicuramente ai livelli di Underground. Comunque nel racconto troviamo sempre quella vena ironica e triste che ci accompagna sempre durante i film del regista bosniaco. In quei tre anni in cui il padre era rinchiuso, le cose sono molto cambiate. La madre è sempre più nervosa, Malick è quello che di più ha sofferto la mancanza del padre però è anche "cresciuto" e adesso affronta la vita da adulto, ponendosi alcune domande: che senso ha la vita? Dopo tre anni cosa è cambiato? Le persone che ci circondano, ma tutto il resto è rimasto uguale. Vale la pena vivere in quella cittadina-manicomio? Ci si può amare?. Più che con i dialoghi Kusturica riesce a rispondere con delle immagini bellissime. Eccezionale anche come il regista riesca a fondere la cronaca familiare con la società di quel periodo. Bravissimo il giovane protagonista a cui spetta la miglior battuta del film, sulla circoncisione:
"Una fregatura, ti prendono il birillo e te ne tagliano via un pezzo"
[otto e mezzo]

03/04/07

Alice nel Paese delle Meraviglie

USA, 1951 Regia: Clyde Geronimi, Walt Disney Durata: 75 minuti Alice sta ascoltando una lezione di storia letta da sua sorella, ma la noia è troppa. Si mette quindi a giocare col suo gattino, e va con lui su un prato lì vicino. Qui vedo passare un coniglio bianco parlante molto in ritardo. Decide allora di seguirlo, e si troverà in un mondo pieno di personaggi stravaganti, senza leggi nè regole di alcun genere.
Da precisare che tutto il merito della trama va all'immortale Lewis Carrol, che scrisse questa storia per l'adorata nipotina Alice Liddell. I personaggi sono unici, stravaganti, indimenticabili. Ognuno ha un carattere unico e divertente: il brucaliffo, Biagio lo spazzacamino, il cappellaio matto in coppia con il leprotto bisestile, lo stregatto, i fiori canterini, la regina....Ognuno è degno di essere citato. Ottima anche la realizzazione, con colori allucinati e onirici. La bellezza di questo film è proprio il fatto di non avere nessuna logica. Tocco di classe il finale, all'epoca davvero originale. Un classico Disney divertente, buffo, coinvolgente, onirico, spassosamente nonsenso. Da vedere assolutamente e da far vedere ai vostri piccoli, oltre che gustarsi il libro in lingua originale per poter apprezzare tutti i giochi di parole e filastrocche divertenti.
[nove e mezzo]

ll cane giallo della Mongolia


Mongolia 2005 Regia: Byambasuren Davaa Durata: 90 minuti
Cast: la famiglia Batchlum (marito e moglie con due bambine e un maschietto)
La famiglia Batchulum è l'unica protagonista di questo documentario - reality show. Ma a differenza di quelli che passano in tv oggigiorno questa non è finzione, è uno spaccato di vita. Famiglie come questa si trovano in ogni angolo della terra, anche se le tradizioni cambiano da paese a paese.
Un film in cui non accade niente di particolare, perchè questa è la vita, pochi di noi fanno una vita "da film". La semplicità del tutto, la leggerezza del racconto, quasi fiabesco, e la natura fanno da ottimo contorno. Il cucciolo di cane (cui però non si riferisce il titolo) entra a far parte di questo mondo famigliare, perchè trovato da una delle bambine, e come nuovo componente ha bisogno di distinguersi per essere ben accettato da tutti.
Così come la bambina non riesce a mordersi il palmo della mano, pur avendolo sotto il naso, rendendosi conto che non tutto ciò che si vede si può possedere, anche lo spettatore si rende conto che piuttosto che lagnarsi per ciò che non si ha è meglio gioire di quello che si ha, non pensare a ciò che si potrebbe essere ma accontentarsi di quel che si è.
I chicchi di riso che cadono sull'ago si fermano sulla punta soltanto di rado, ed è giusto il paragone che fa l'anziana parlando alla bimba: "rinasciamo uomini ogni qual volta il chicco si ferma sulla punta", ci fa capire quanto sia preziosa la vita.
Il cane giallo è la speranza, la speranza che la nonostante gli ostacoli sul percorso, si possa arrivare in fondo alla strada...
Vedendo questo film-documentario capiamo che se un mondo migliore è possibile, anche adesso non è così male...
In fondo "il mondo è un bel posto, e per esso vale la pena lottare" (il grande Hemingway).
[otto]

02/04/07

Frankenstein Junior

USA 1974 Regia: Mel Brooks Durata: 104 minuti B\N

Cast: Gene Hackman, Madeline Kahn, Peter Boyle, Marty Feldman, Gene Wilder, Cloris Leachman
Il dottor Frankenstein (Frankestin la pronuncia...) discende da una famiglia europea, ma rinnega le sue origini poichè il nonno è famoso per aver fatto alcuni esperimenti sui cadaveri, per cercare di riportarli in vita. Si reca in Transilvania, in visita al castello del nonno, che purtroppo è deceduto. Ritrovati alcuni scritti decide di seguire le orme del vecchio barone, trafuga un cadavere e un cervello aborme, e crea un mostro. Ma la creatura si rivela più tenera di quanto non ci si potesse aspettare....
Mel Brooks, in una satira verso i film horror, crea un film che oltre a far ridere ha una ambientazione molto ben riuscita e appropriata, sfruttando a dovere il famosissimo romanzo della Shelley.
I personaggi sono tutti fantastici, ben caratterizzati e anomali, ma sicuramente il più spassoso è Igor (la battuta "il lupo ulu-là, il castello ulu-lì", per citarne una, rimarrà nella storia).
Sicuramente uno dei migliori film comici della storia, suggestivo ed intelligente più che demenziale. Sotto questa parvenza di pura idiozia si nasconde la satira di Brooks, la presa per il culo allo scienziato ed alla sua cieca fiducia nel razionale.
Geniali molte trovate di Mel Brooks, assolutamente da vedere, specialmente se si vogliono fare due sane risate.
[otto]

01/04/07

Sotto gli ulivi

Iran 1994 Regia: Abbas Kiarostami Durata: 95 minuti
Cast: Mohamed Ali Keshavarz Hossein Rezai Farhad Kheradmand Zarifeh Shiva Tahereh Ladanian Mahbanu Darabin Ahmad Ahmadpour Babak Ahmadpour.
Un regista alter ego di Kiarostami sta girando un film (E la vita continua) in una zona dellIran colpita dal terremoto che ha ucciso cinquantamila persone. Hossein è un ragazzo con ua particina allinterno del film con una ragazza di cui lui è innamorato. Durante le riprese cercherà in tutti i modi di convincerla a sposarsi ma i silenzi della ragazza e, soprattutto, lopposizione della nonna, unica parente sopravvissuta dopo il terremoto, rendono l'impresa alquanto difficile. Kiarostami ci regala un'altra perla con la semplicità che solo lui sa usare. Come nei suoi altri film anche questa volta usa attori non professionisti che recitano comunque benissimo Il regista iraniano gira un film nel film in cui riesce a miscelare ottimamente il cinema con la vita reale dei protagonisti. Ridurre però il film al rapporto tra Hossein e Tahereh è per me molto superficiale. Sicuramente sono i due protagonisti principali ma tutta la cornice di questo gioiello è proprio l'Iran, quell'Iran che cerca di uscire come meglio può dal terremoto che ha ditrutto le poche cose che erano riusciti a costruire in quella terra dimenticata da tutti. Hossein cerca di conquistare Tahereh con la semplicità che ogni ragazzo dovrebbe avere. Hossein è analfabeta, non ha una casa e non vuole più fare il muratore, lavoro molto redditizio in quel luogo. Se Tahereh accettasse la sua proposta di matrimonio non verrebbe trattata come una schiava, non sarebbe per lei un padrone, ma sarebbe un marito responsabile con il solo scopo di renderla felice.
"Si è vero non ho una casa... ma dopo il terremoto chi ce l'ha ?"
[otto e mezzo]

L'estate di Kikujiro

Giappone 1999 Regia: Takeshi Kitano Durata: 120 minuti
Cast Takeshi Kitano, Kayoko Kishimoto, Yusuke Sekiguchi, Kazuko Yoshiyuki
Un uomo maleducato ed eccessivamente irritabile si trova ad accompagnare un bambino di nove anni alla ricerca della sua madre, che purtroppo il piccolo non ha avuto modo di conoscere. All'inizio il rapporto tra i due è difficile, soprattutto a causa del carattere dell'uomo. Ma in viaggio lungo il Giappone scopriranno di essere molto più simili di quello che credono...
Kitano è uno dei migliori registi contemporanei, è questo gli concede anche licenza di fare il suo film come meglio crede, senza seguire particolari tendenze, un po' come un pittore che dipinge il suo quadro, Kitano pennella una fiaba commovente, ma non melò, ed al contempo divertente, e come tutte le fiabe che si leggono ai bambini ha la morale nel finale.
Molte le scene ove i due protagonisti non parlano, e non mancano i momenti toccanti, uno su tutti la lunga scena sul mare, ove i due passeggiano fianco a fianco.
Non è il solito film sulla perdita di qualcuno e del viaggio alla ricerca di quest'ultimo, è un film che ci parla di viaggiatori alla ricerca di se stessi, alla ricerca di un senso da dare alla propria esistenza.
Molte le genialate, o meglio "Kitanate", come la scena in cui i due bucano la ruota di una macchina per cercare un passaggio. Alcune inquadrature sono fatte da posti insoliti, la mia preferita è quella fatta dal cerchione della macchina (anche se per fortuna dura poco, dopo un po' viene il mal di testa...).
Soave la musica, azzeccare una colonna sonora migliore era impossibile.
Il cinema di Kitano non è soltanto immagine, è soprattuto poesia.
[nove]