
Fra 2005 Regia:
Robert Guédiguian Durata: 116 minuti
Cast: Michel Bouquet, Jalil Lespert, Anne Cantineau, Sarah Grappin, Philippe Fretun, Catherine Salviat
Ultimi giorni di vita dell' "ultimo re di Francia": François Mitterand, stroncato nel '96 da un cancro alla prostata, dopo un lungo periodo alla presidenza (per chi non lo sapesse, il presidente della repubblica francese ha un potere assai maggiore rispetto a quello italiano).
Personaggio odiato da una buona fetta di francesi, precisamente perchè accusato di essere una sorta di monarca e di aver disfatto lo stato sociale, ma non essendo io un esperto di politica francese preferirei non entrare troppo nel merito.
Bisogna comunque riconoscergli grandi meriti, come l'abolizione della pena di morte, e il suo continuo impegno nei confronti della cultura, per citarne alcuni.
L'idea che ci si fa di Mitterand durante la visione del film è quella di un uomo dal bagaglio culturale ricchissimo, che va rivalutato politicamente (da chi non lo avesse già fatto) perchè seppe prevedere i mali principali del nuovo millennio: globalizzazione (si intende quella economica, non certo quella culturale, che è sempre cosa buona e giusta), la pericolosità del monopolio, la morte del vero socialismo (o se non morte, decadimento).
Ciò che non convince invece di questo personaggio è il suo vagheggiare su temi riguardanti il proprio passato che avrebbero potuto comprometterlo (pare che il vecchio François non fosse così pulito, ma non si sono a dire il vero mai trovate prove contro di lui, se non una figlia extramatrimoniale), nonchè la tendenza a mettere se stesso al centro del mondo, cercando anche di diffamare ciò che non gli andava genio.
Questo film ha molti meriti, tra i quali quelli di ritrarre un importante uomo politico così com'era, senza avere la pretesa di giudicare in positivo o in negativo (anche se il regista pare sia molto più a sinistra di Mitterand).
Le statue dei presidenti sanno ancora parlare, sono pezzi di storia, hanno potuto toccare con mano i meccanismi che regolano questo mondo e spesso sono un avvertimento per il futuro, perciò benvenga imparare qualcosa da loro e dal passato che si portano appresso.
Il film non è un pamphlet politico, ma si ha l'impressione che, attraverso la morte di Mitterand, il regista voglia comunicarci la fine della sinistra, della voglia di battersi per le idee nelle quali si è creduto per decenni (non tutti eh!), e che il popolo di sinistra non abbia più dei veri rappresentanti (in Francia come in Italia).
Qualche dubbio potrebbe destarlo il personaggio del giornalista, che però ben rappresenta lo spirito con il quale bisogna guardare il film, insieme a lui lo spettatore si rende conto di trovarsi, nonostante tutti i difetti, davanti ad un presidente dal grande fascino.
L'interpretazione di Bouquet è qualcosa di fenomenale, sembra essersi impossessato del personaggio.
Sarebbe molto interessante girare un film in futuro su vita,morte e soprattutto miracoli dell' "ultimo re d'Italia", e magari intitolarlo "le passeggiate al villone di Arcore" (e in un atto di puro masochismo, lasciando lavorare allo script Emilio Fede)...
[sette e mezzo]