28/07/07

Un post estivo, autobiografico, sostanzialmente inutile

Nasce vent'anni fa in una tetra cittadina del torinese, fa una vita normale, mangia poco (avrà modo di rimediare) e chiacchiera troppo. Gli vengono lette numeroso fiabe, ma quella dello "zio Lupo" tratta dalle fiabe italiane di Calvino darà una svolta definitiva alla sua vita. Inizia a divorare libri fin da piccolo e si accorge, dopo aver letto "il piccolo principe", che l'essenziale è invisibile agli occhi. Inizia a scrivere poesie, lettere e cazzate varie riscontrando grande successo tra gli amici, che nel contempo sperano di arrivare in fretta alla maggiore età per potersi procurare un porto d'armi.
Si costringe moralmente a dare una svolta scientifica alla sua vita, dopo qualche anno inizia a pensare che i libri di chimica siano un ottimo combustibile per la stufa, ma è troppo tardi.
Legge Kafka e se ne innamora al punto di volerlo riesumare per poterci fare a botte, legge "le mille luce di New York" e sogna una casa nella grande mela.
Intanto si rende conto che il liceo è spassosissimo anche se quello che ti insegnano fa cagare, anche se nel programma di Italiano non c'è Calvino, anche se non c'è alcuna poesia in una scala logaritmica (come invece si ostina a dire Gauss).
La sua formazione politica è dovuta alla collezione dell'Unità di libri di e su Marx custodita con gelosia dal padre di Edo. Presto si convertirà al castrismo.
Cerca di scrivere romanzi, ma nessuno verrà mai terminato, i personaggi muoiono troppo presto, il giovane autore non sa più dove sbattere la testa e i bernoccoli sono troppi. Decide di scrivere short story, una più bella dell'altra, si va dal pessimo al mediocre.
La passione per il cinema arriva tardi, precisamente quando, durante la visione di Magnolia, vede rane cadere dal cielo e pensa: "questo che cazzo vuol dire?".
Finisce il liceo e, in preda a istinti autolesionistici si iscrive a ingegneria, dove sta avendo modo di vedere coi propri occhi fino a che punto possa spingersi la crudeltà umana.
Sentimentalista superato, ha sempre sognato di fare del bene alla comunità, ma sia Moccia che Scamarcio in giro non si vedono...
Non può vedere gli ottimisti che credono che questo sia il mondo migliore possibile, perchè sa che purtroppo è così, certo finchè scarlett johansson non verrà a bussare alla sua porta.
"Obiettivi nella vita? Uscirne vivo." (Don De Lillo, uno "normale" ^^)
Andiamo a fare le valigie va!
dome

27/07/07

top 20 woody allen

qualche classificone estivo non fa mai male:



1) Manhattan

2) Io & Annie

3) Zelig

4) Crimini e Misfatti

5) Ombre e Nebbia

6) Broadway Danny Rose

7) Radio Days

8) Harry a Pezzi

9) Accordi e Disaccordi

10) Hannah e le sue sorelle

11) Pallottole su Broadway

12) Match Point

13) Prendi i soldi e scappa

14) La rosa purpurea del Cairo

15) Stardust Memories

16) Il dittatore dello stato libero di Bananas

17) Anything Else

18) Celebrity

19) Amore e guerra

20) Il dormiglione

Rescue Dawn

25/07/07

Boogie Nights

Usa 1997 Regia: Paul Thomas Anderson Durata: 150 minuti
Cast: Burt Reynolds, Julianne Moore, Mark Wahlberg, Philip Seymour Hoffman, Heather Graham, Don Cheadle, William H. Macy

Gente col cazzone.
Ragazzi che per rialzare la testa non posson far altro che abbassarsi i calzoni.
Un mondo mediocre, o considerato tale, che tenta di risalire la china ma che deve fare i conti con lo scetticismo e il pregiudizio.
Tutti abbiamo qualcosa di speciale, che ci distingue dagli altri e ci rende unici, Dirk Diggler ha 33 cm nei pantaloni....
P.T. Anderson, affascinato da questo mondo di serie B, gira un film divertente e tragico, piacevolissimo, omaggiante, senza fastidiosi moralismi.
E' uno di quei filmoni corali alla Altman, con molti personaggi e varie storie che si intrecciano, anche se la vicenda di Diggler occupa più spazio rispetto alle altre.
Una rappresentazione leggera e molto suggestiva degli anni 70-80, con sesso e droga a farla da padrone .
Bisogna staccare il cervello e guardare col cuore, se si vuole apprezzare a pieno questo talentuoso regista, molto ambizioso ma lodevole per come riesce a gestire attori (tutti bravissimi qui) e storie.
Il montaggio, un po' frenetico, è adattissimo al film. Il ritmo sostenuto non fa pesare affatto la lunga durata.
Non siamo ancora ai livelli di quel capolavoro che è Magnolia, ma "Boogie Nights" è un film superbo e imperdibile.

[otto e mezzo]

dome

24/07/07

Raymond Carver

LE GÉNIE DU MINIMALISME


Desolazione, rovina, abbandono: di questo ci parla Raymond Carver. Pagine che ci mostrano quella faccia dell'America troppo spesso occultata da grattacieli e da un'immagine di vacua prosperità e richezza.
I personaggi dei racconti di Carver se la passano male, sono persone vere, di tutti i giorni, così reali da fare paura. C'è molta più poesia di quello che si possa pensare nella quotidianità, nel malessere di un ubriacone, nelle lacrime di una moglie picchiata.
Uno stile levigato e essenziale, un modo di raccontare che fonda le sue radici nel puro e crudo realismo.
Uno dei grandi maestri della short story.

"Carver non era un minimalista: era un artista" (David Foster Wallace)

"Il linguaggio di Carver era inequivocabilmente simile a quello di Hemingway, solo, i caffè, le pensioni e i campi di battaglia europei erano sostituiti da parcheggi per case mobili e dai complessi residenziali, i lavori affascinanti da impieghi senza futuro. L'ottimo vin du pays era rimpiazzato dal gin a buon mercato, il fascino del bere dall'opaca routine dell'alcolismo a tempo pieno." (Jay McInerny)


Da leggere:

- "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore"
- "Vuoi star zitta, per favore?"

Da vedere:

- "America Oggi" di Altman

23/07/07

Fat choi spirit

Hong-Kong 2002 Regia: Johnnie To, Wai Ka-Fai

Cast: Andy Lau, Lau Ching-Wan, Louis Koo, Gigi Leung, Cherrie Ying, Bonnie Wong, Wong Tin-Lam, Angela Tong, Matthew Chow.


Andy è un incallito giocatore di Mah-Jong, ma per colpa di questo gioco, molto tempo prima, gettò la sua famiglia sul lastrico e venne di conseguenza ripudiato. Un giorno Andy riesce a ritrovare fortuitamente la sua famiglia, ma le cose non sono cambiate... infatti il fratello Louis viene raggirato durante una partita a cui era stato obbligato a partecipare. Ora sarà Andy che dovrà aiutare la famiglia ritornata nei guai per colpa di questo gioco d'azzardo. Parallela a questa, abbiamo anche la storia sentimentale tra Andy e Gigi Leung, con lei che farebbe di tutto pur di sposare l'amore della sua vita.

Questo è il primo film di Johnnie To che vedo è devo dire che mi ha molto colpito, soprattutto perchè da come leggo in giro, per molti è uno dei suoi film meno riusciti. Devo innanzitutto ringraziare il kekkoz per avermi fatto scoprire questo regista, di cui non avevo mai sentito parlare, anche se non sono uno che trascura il cinema orientale. E' un buon film da vedere in una serata con gli amici, anche se devo dire che se sapessi giocare a Mah-Jong l'avrei sicuramente trovato più bello, perchè il gioco ha un ruolo fondamentale nel film. Il divertimento fa sicuramente da padrone in questa commedia orientale dove le scene più esileranti si hanno quando entra in scena la madre del protagonista, malata di Alzheimer. Attori tutti su ottimi livelli. Sicuramente cercherò altri film di Johnnie To, un regista che consiglio a tutti anche se sarà molto difficile reperire i suoi dvd perchè in Italia, i pochi che sono stati distribuiti, li hanno distribuiti con i piedi.

[sette]
Edo

P.S: Per chi volesse sapere di più su Johnnie To consiglio il blog Johnnie To Mania.

21/07/07

Il pasto nudo

Canada 1991 Regia: David Cronenberg Durata: 115 minuti

Cast: Peter Weller, Judy Davis, Ian Holm, Julian Sands, Roy Scheider, Nicholas Campbell, Monique Mercure, Joseph Scorsiani, Michael Zelniker


L'omonimo libro di Burroughs, delirante e stilisticamente molto peculiare, delinea un'America in balia della dipendenza, in cui i meccanismi dell'assuefazione sono da sempre ben oliati.
Difficile, se non impossibile, trasporlo, e Cronenberg lo fa in maniera molto libera, aggiungendo qualche spunto kafkiano e biografico dell'autore.
L' "Interzona" fagocitante, unico luogo di evasione rimasto ove ricercare la personalità perduta, ma anche ultima speranza per recuperare il proprio talento e riscoprire la propria identità sessuale.
A fare da lieson tra allucinazione e realtà ci sono le macchine da scrivere, strumento con il quale lo scrittore deve confrontarsi per far fronte alla crisi artistica. La droga diventa dunque il mezzo che veicola l'estro dell'artista, restituisce l' originalità smarrita nella grande fabbrica uniformante americana.
La gabbia sociale si fa via via più stretta, le sbarre arrivano a sfiorare i nostri corpi, la mente degli oppressi non può salvarsi se non fuggendo in una sorta di dimensione parallela.
L'ingresso nell'interzona prevede una metamorfosi irreversibile del proprio io e di ciò che ci circonda.
Se nella metamorfosi di Kafka il protagonista si ritrova ad essere un insetto, Bill Lee è qui immerso in un mondo di insetti altrettanto inquietante. In questo universo giocano un ruolo chiave la scrittura e la creatività (unici veri elementi di distinzione tra uomo e animale).
Nell'interzona è possibile raggiungere finalmente la libertà sessuale, la parola "trasgressione" in questa dimensione allucinante è totalmente priva di significato.
Bill Lee e Cronenberg vi viaggiano attraverso insieme perchè anche il regista, come lo scrittore, è alla ricerca della massima espressività artistica.
Tormento e orrore pervadono lo spettatore e, lasciandosi trasportare dal flusso delle visioni, è forse possibile, fosse anche per un solo istante, raggiungere Bill Lee.
Da vedere assolutamente.
Dome

19/07/07

I figli degli uomini

USA 2006 Regia: Alfonso Cuaròn Durata: 114 minuti

Cast: Clive Owen, Julianne Moore, Michael Caine, Chiwetel Ejiofor, Charlie Hunnam, Claire-Hope Ashitey

Immaginate cosa avrebbero scritto Huxley e Orwell se avessero potuto farlo ai giorni nostri.
Un nuovo, impavido, mondo in cui è impossibile procreare per cause misteriose (è il bello della fantascienza), un'Inghilterra che remprime l'immigrazione con la violenza.
Un mondo non troppo lontanto dal nostro (e non solo temporalmente), un futuro estremizzato ma quasi plausibile, una rappresentazione efficace della Terra del domani.
Avrebbe dovuto, e potuto, essere un film fortemente umanista, ma purtroppo è farcito di inutili (e fastidiosi) simbolismi religiosi. Ed ecco che l'unica donna incinta sul globo, ultima speranza di un'umanità distrutta, diventa un rimando troppo poco velato alla vergine Maria.
Il finale è decisamente irritante (forse perchè troppo ottimista), in netto contrasto con il resto del film, e soprattutto con lo splendido pre-finale.
Con una trama simile e con un impatto visivo di tale calibro sarebbe bastato limitare i dialoghi (alcuni sono proprio di troppo) e lasciar parlare le immagini per sfiorare il capolavoro iperbolico.
E' un film di un fantarealismo apocalittico che spesso lascia senza fiato.
A rafforzare il realismo intervengono spesso dei pianosequenza, da capogiro quello del prefinale.
La colonna sonora è semplicemente stupenda.
Uno dei migliori film della passata stagione.

[sette e mezzo]


dome

16/07/07

Grizzly Man

USA 2005 Regia: Werner Herzog Durata: 103 minuti


Anche il cinema ha i suoi limiti, ma spesso c'è chi, con coraggio, cerca di valicarli. Uno di questi è il grande Werner Herzog.
Grizzly man, più che cinema, è vita posta su immagine.
Distrutto ogni senso di civilizzazione e abbattuto il confine tra uomo e natura ci si ritrova allo stato primordiale. Animali emarginati alla ricerca di evasione, categoria alla quale si ascrive Timothy Treadwell, l'uomo-Grizzly che trascende l'antropico per sconfinare in un universo leopardiano.
La natura tanto amata da Timothy è affascinante, ma al contempo meschina e ostile.
Sfidare il creato porta a conseguenze fatali.
"O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor? perché di tanto inganni i figli tuoi?" (Giacomo Leopardi).
Treadwell fugge l'uomo e dona il suo amore agli orsi, sentimento purtroppo nè corrisposto nè ripagato. La realtà non è sempre come ci aspettiamo o come sognamo che sia, le nostre aspettative vengono tradite di continuo.
Grizzly man è un film estremo, ed è difficile percepire quella sottile linea che separa la finzione dalla tangibilità. Riesce a penetrare talmente tanto sotto la pelle da restare indelebile per sempre.
Lacrime e applausi.
[nove]

dome

12/07/07

Lupin 3 - Il castello di Cagliostro

Giappone 1979 Regia: Hayao Miyazaki Durata: 100 minuti


Lupin e Jigen, dopo essere stati beffati da un casinò al quale hanno rubato banconote false, decidono di recarsi a Cagliostro, il cui castello è la più grande fabbrica di soldi contraffatti mondiale. Tra i vari obiettivi della "visita" vi è il rapimento di Clarissa, la promessa sposa del Conte.

Lupin è un personaggio unico e affascinante, uno dei più grandi trasformisti che la storia abbia mai conosciuto. Dotato di un cospicuo senso dell'humour, è un vero artista del furto e della seduzione. Lupin è quello che tutti vorrebbero essere, almeno per un istante, nella vita.
Opera prima dell'immenso Miyazaki, il castello di Cagliostro è un film animato sorprendente, anche se non ancora miracoloso, e possiamo già trovarvici molti elementi chiave di quella che sarà l'opera di questo splendido autore.
Il talento visivo è ancora un po' grezzo, ma spesso affiora. Si intravedono la mania miyazakiana per il volo, l'immersione armoniosa nella natura, il personaggio femminile sognante.
Alcune sequenze sono di alto spessore, indimenticabili le corse e le scorribande con la mitica 500 gialla. La parte action funziona alla grande.
Il film tiene un ritmo assai elevato per tutto l'arco della sua durata, e garantisce colpi di scena a ripetizione. Diverte e soprattutto non tradisce i fan di Lupin e del grande maestro giapponese.
Riesce a coinvolgere, e non poco. Romanticismo, dolcezza, meraviglia. A fine visione ci si sente meglio, in completa armonia col mondo.
Rievocato a più di vent'anni di distanza, mette molta nostalgia addosso.
Un vero gioiello.

[otto]
dome

11/07/07

Il grande capo

Danimarca 2006 Regia: Lars von Trier Durata: 99 minuti


Cast: Jens Albinus, Peter Gantzler, Fridrik Thor Fridriksson, Benedikt Erlingsson, Iben Hiejle, Henrik Prip, Mia Lyhne, Casper Christensen, Jean-Marc Barr, Louise Mieritz

Ravn, proprietario di una ditta informatica danese, ottiene i servigi di una attore per interpretare il ruolo del "grande capo": il personaggio immaginario su cui il vero boss ha sempre scaricato tutte le colpe per farsi amare dai dipendenti.

Von Trier ci dice di non cercare nessun significato in questo film, in fondo è solo una commedia.
Ma questa volta non ci frega.
In primis, il danese, che non ama molto il genere e lo tiene a dovuta distanza, compie un vero e proprio esercizio di satira nei confronti del capitalismo, ai limiti del politically scorrect.
Grandi capi di grandi capi, scaricamento di barile, macchiavellismo, impossibilità di stabilire dei rapporti lavorativi sinceri, derive egocentristiche.
I meccanismi del potere esaminati da vicino.
Persone vere che si rifugiano dietro fantasmi con la paura di non essere accettate per quello che sono. Che siano attori o grandi capi non conta nulla.
Il regista non riesce a rinunciare al suo ego straripante e interviene troppe volte, spezza il ritmo, vuole far vedere a tutti i costi che il grande capo del grande capo (ovvero il grande C) è proprio lui.
Si serve di automavision, ovvero "qui comando io e faccio quel che cazzo mi pare", in parole povere. Lo strumento del potere in questo caso è un computer che sceglie in modo randomico come filmare.
La commedia è piacevolissima, si ride parecchio, e questa è la cosa che conta di più.
Inutile sottolineare che in quanto a originalità e inventiva questo è un film inarrivabile per il 90% dei registi mondiali se non di più, ma resta un Von Trier "minore".

[sette]

dome

09/07/07

Aguirre furore di dio

Germania 1972 Regia: Werner Herzog Durata: 94 minuti

Cast: Klaus Kinski, Helena Rojo Del Negro, Ruy Guerra, Peter Berling

Deliri (dis)umani.
Sogni di onnipotenza, tentativi di raggiungere la gloria, speranze che scemano lungo il corso di un fiume impetuoso. Sete di vano potere, che a nulla porta se non al delirio.
Violenza gratuita perpetrata dall'uomo sull'uomo e figlia della cecità, dell'esaltazione del proprio ego. Follia allo stato puro.
Il colonialismo diviene mezzo per tentare di riscrivere le pagine della storia. La ricerca di el dorado, ovvero dell'ignoto, non per il piacere della scoperta, ma al solo scopo di conquista, distruzione e gloria. Il folle tentativo di fondare un impero sul nulla e dimostrare la propria grandezza, di oltrepassare ogni limite finora valicato, salvo rischiare la totale deriva psicologica.
Ma anche gente che non ha più nulla da chiedere alla propria patria e che, non potendo dar luce ad un mondo nuovo in cui rifugiarsi da tutto\tutti, cerca di colonizzarne uno già (in)esistente.
Aguirre è mefistofelico, è furore distruttivo, è un barbaro con ambizioni di dominio universale.
Il grandissimo Herzog gira un film in presa diretta sulla natura, ritrae paesaggi dimenticati dal mondo e misconosciuti dall'uomo, fa comunicare le immagini attraverso adombrati simbolismi.
I nostri occhi giungono infine verso nuovi orizzonti, attraversando i fiumi inesplorati della storia, e possono "apprezzare" l'umano cinismo giunto ormai al suo punto di non ritorno.
Anche lo spettatore viaggia verso el dorado, un viaggio allucinato\allucinante verso la foce del delirio.
Suggestivo come pochi, indelebile. Arte vera e pura, non mero intrattenimento da salotto.
Kinski non è solo bravo, è divino, è Aguirre.
Da vedere a tutti i costi.

[nove]
dome

08/07/07

Nostalgia

TENTATIVI DI RIEVOCAZIONE

06/07/07

Fur: un ritratto immaginario di Diane Arbus

USA 2006 Regia: Steven Shainberg Durata: 122 minuti


Cast: Nicole Kidman, Robert Downey Jr., Ty Burrell, Harris Yulin, Jane Alexander, Emmy Clarke, Genevieve McCarthy, Boris McGiver, Marceline Hugot, Emily Bergl, Mary Duffy, Christina Rouner, Lynne Marie Stetson

Questo film è uno splendore visivo, un vero capolavoro immaginifico ed espressivo per una buona metà della sua durata. Raramente gli occhi possono beneficiare di superba bellezza visiva.
Diane Arbus è un personaggio interessante, visionario, affascinante.
Siamo soddisfatti solo così? Quasi.
Tanta ricercatezza formale non è ahimè sostenuta da un'altrettanto valida cura del contenuto.
Shainberg punta in alto, troppo in alto, vuole costruire un grattacielo, ma dimentica le basi, e così tutto rischia seriamente di crollare.
Una favola in stile "la bella e la bestia" che però trascura troppo la bestia, personaggio che lascia indifferenti, specie se confrontato con altri grandi "mostri" della storia del cinema (come non pensare all'uomo elefante di dio Lynch? lui sì che seppe farci piangere!).
La passione erotica nasce tra i due senza che la storia fornisca una valida motivazione, e continua senza che ci sia un vero coinvolgimento per lo spettatore (se c'è un po' di coinvolgimento è solo grazie alla Kidman). A Shainberg non interessa giustamente la realtà dei fatti, cerca di spingere la sua immaginazione oltre i limiti, ma col freno a mano tirato.
Vorrebbe provocare, ma non graffia abbastanza.
Di cose da dire ne avrebbe molte, e prova a dirle, ma tutto resta molto confuso, resta spesso irrisolto, anche dove non dovrebbe. Ritrae Diane Arbus in maniera perfetta, dimenticandosi del contorno.
Ci si trova come ad ammirare un bel faro che però punta la sua luce verso l'alto, non verso lo spettatore. E purtroppo questo non a causa di non-scelte (come nel cinema lynchiano), ma a causa di un distacco troppo evidente e palpabile.
Lo sguardo che ci viene offerto non è nè commovente nè partecipativo.
In tutti i casi è un film da vedere, perchè vale la pena confrontarsi con questo cinema un po' furbetto ma mai pericoloso. Vale molto soprattutto grazie alla bellezza di alcune sequenze, e alla Kidman, una spanna sopra tutto (anche sopra il film), anche se non alla migliore performance (sembra un po' trattenuta).

[sei e mezzo]
dome

04/07/07

Ladykillers

USA 2004 Regia: Ethan Coen, Joel Coen durata: 95 minuti

Cast: Tom Hanks, Irma P. Hall, Marlon Wayans, J. K. Simmons, Tzi Ma, Ryan Hurst, Diane Delano, George Wallace.

Un professore di letteratura dalla parlantina veloce e dai modi garbati decide, assieme a altri 4 "astuti" uomini, di rapinare il caveau di un casinò. Prendono così in affitto la casa adiacente al casinò, dove vive una donna di colore ormai vedova da molti anni e devota alla chiesa. Il colpo va a buon fine ma la donna si accorge del loro piano e così i 5 malviventi sono costretti ad ucciderla...
I Coen fanno un remake del film "La signora omicidi", ma della sceneggiatura originale tengono solo l'umorismo nero. Mi dispiace dirlo ma questa volta i due fratelli hanno toppato, concentrandosi troppo sull'umorismo e poco sulla caratterizzazione dei personaggi. Tom Hanks si diverte nella parte del letterato, ma la scena gli viene sicuramente rubata da Irma P. Hall, premiata a Cannes per la miglior interpretazione femminile. Secondo me siamo molto distanti da un film come "FARGO", ma anche solo da "FRATELLO DOVE 6?" che in quanto a umorismo e a personaggi supera, e di gran lunga Ladykillers.
[cinque e mezzo]

P.S: Mi sto ancora chiedendo adesso come i Coen abbiano potuto far recitare Marlon Wayans. Se non sapete chi è andate a vedervi Scarie Movie e altre idiozie americane, sicuramente l'avrete già visto.
Edo

02/07/07

Transformers

IL PAESE DEI BA(Y)LOCCHI

"Tutte le cose, anche le meno interessanti, o le più brutte, hanno un lato piacevole. Bisogna solo volerlo vedere." (H. Hesse)



USA 2007 Regia: Michael Bay Durata: 144 minuti (imdb)

Cast: Shia LaBeouf, Megan Fox, Josh Duhamel, Tyrese Gibson, John Turturro, Jon Voight, Anthony Anderson, Rachael Taylor, Michael O'Neill, Sophie Bobal, Charlie Bodin


E' impossibile fare gli snob con un film che è stato visto almeno per la metà del tempo col sorriso sulle labbra.
I personaggi saranno pure caratterizzati a colpi di macete, le scene d'azione saranno pure un po' confuse, il montaggio non sarà sempre fantastico, il finale farà pure un po' schifo (non quanto quello di Spiderman 3, comunque), sarà pure un film di Bay, ma...
Ci sono una miriade di gag spassosissime, una su tutte il calcolo del livello di feromone (Verbinski guarda e impara), e diverte non solo chi c'è dentro\dietro (che mi dici soderbergh??) ma anche, e soprattutto, lo spettatore.
Quest'orgia metallica, questa vagonata di bulloni, di giocattoloni virili che si evolvono non si prende sul serio (e non ne avrebbe motivo).
L'impatto visivo, inutile dirlo, c'è. I robottoni sono una gioia per gli occhi (e Megan Fox non è certo da meno!)
E' un film cazzaro, il classico film durante il quale si bombardano di pop-corn quelli delle file davanti.
Non è nocivo, bastano un paio di Maalox e passa tutto.
E' cinema sincero, non certo cinema d'autore, ma solo un blockbuster meglio riuscito della stragrande maggioranza di quelli che passano ultimamente nei cinema.
Turturro sopra tutti. Un pop corn movie ben caramellato.

[sei e mezzo]

dopotutto, il vero alieno del film, è lei: