31/08/07

Indirizzo sconosciuto

In attesa di essere cullati dal soffio....


Corea del Sud 2001 Regia: Kim Ki-Duk Durata: 120 minuti

Indirizzi sconosciuti, lettere mai recapitate, sogni a stelle e strisce che escono dal cassetto e colpiscono gli occhi a coltellate.
L'uomo che stupra la natura, salvo esser poi violentato a sua volta.
Vita quotidiana, gesta che commuovono, ribellioni, azioni ingiustificabili.
Tanta violenza tramandata di generazione in generazione, l'esplosione della stessa.
Il sangue diventa poesia, il dolore musica, la quotidianità di un mondo a noi così distante mostra di una crudeltà sconfortante.
L'onore prima di tutto. I riconoscimenti a nulla valgono quando si è costretti a vendere il proprio cane per poi vederlo seviziare da un macellaio.
Tutti si sporcano le mani di sangue in questo mondo che pare fuggito di corsa da un manicomio, anche quando la violenza si consuma a distanza (arco e freccia).
Scavando a fondo nel terreno emergono i resti delle angherie del passato (le ossa) e la possibilità di perpetrarne nuovamente (la pistola), ma soprattutto viene a galla l'impossibilità di liberarsi da questa brutalità ormai penetrata troppo a fondo nella popolazione coreana.
Nella seconda metà del film Kim ci conduce per mano negli abissi della sofferenza dalle radici tradizionaliste. La comprensione viene meno in un figlio che non sa contraccambiare il grande amore della madre: una "puttana" sola, dimenticata e disprezzata.
Noi piangiamo con lei, alimentiamo quel grande fuoco che arde ogni speranza e al contempo restituisce un po' di quella dignità mai conosciuta.
Un grandissimo film del maestro coreano, con questa grande capacità di poetizzare il disumano, di commuovere con le immagini, di parlare al nostro cuore senza troppi intermediari.
In Italia solo su "fuori orario".
dome

30/08/07

La Mosca

USA 1986 Regia: David Cronenberg Durata: 95 minuti


Cast: Geena Davis, Jeff Goldblum, John Getz, Joy Boushel, Les Carlson, George Chuvalo, David Cronenberg

Teletrasporti.
Il fisico Brundle è pronto a sconvolgere il mondo con la sua nuova scoperta: il trasferimento di materia. Veronica Quaife, giornalista, rimane stupefatta da questa scoperta e decide di seguire da vicino lo scienziato e il suo lavoro, ma tra i due nasce però qualcosa di più che un semplice rapporto professionale. Gli esperimenti sembrano procedere bene (salvo la perdita di un babbuino) finchè Brundle non decide di sperimentare la tecnologia su se stesso...
Nel piacevole viaggio verso "Eastern Promises" mi sono imbattuto in questo grande film di Cronenberg.
Tra fantascienza e horror biologico, vi è qui un tema ricorrente del regista: la "carne".
Tre mondi entrano in contatto e si amalgamano: inanimato, animale e umano.
La prima parte del film è incentrata sulla storia d'amore tra i due , sulle potenzialità della scienza e sul fascino della scoperta, sulla carne come mezzo di ricerca.
"La poesia della carne", trasmessa a suon di bit, reintrerpretata e riprodotta dal computer.
Nella seconda parte il film prende una piega decisamente più kafkiana, la tensione che si viene a creare è via via maggiore.
La mosca passa inesorabilmente dallo status di ospite a quello di parassita, e gli effetti sono purtroppo devastanti.
La Brundle\Mosca ha dunque origine, la metamorfosi procede incessante, la carne si deforma, i resti finiscono nel personalissimo museo di Brundle.
Nel finale torna a prendere piede il fattore più amoroso della vicenda.
Quello che ci risulta chiaro, in definitiva, è che la vita sia qualcosa di più complicato che non un ammasso di molecole.
Sconsigliato ai deboli di stomaco, come quasi tutti i film di Cronenberg.
dome
[otto]

28/08/07

Hot Fuzz

GB 2007 Regia: Edgar Wright Durata: 120 minuti


Cast: Simon Pegg, Nick Frost, Jim Broadbent, Timothy Dalton, Paddy Considine, Rafe Spall, Edward Woodward, Billie Whitelaw, Anne Reid

Nicholas Angel, "ufficiale di polizia" pluripremiato e tra i più efficienti di Londra, fa spesso sfigurare i colleghi, i suoi superiori lo confinano dunque in campagna. Ma l'azione tanto amata dall'agente non verrà a mancare nel curioso paesino in cui è costretto ad esercitare la propria professione...
Apprezzabile e sorprendente, questo hot fuzz, sicuramente più di quel che avessi chiesto.
Dialoghi sempre divertenti, invenzioni registiche, un montaggio apprezzabilissimo, un incipit veramente geniale.
Non è un semplice susseguirsi di situazioni comiche, è una parodia colta del genere action, molto British, che cita ma allo stesso tempo rovescia dei miti. Alla grande metropoli viene contrapposta la campagna, alle situazioni scontate dei film citati (bad boys 2, per esempio) colpi di scena.
Le atmosfere sono macabre, alcune sequenze iperboliche e le situazioni sempre estremizzate e divertenti.
Non si prende mai troppo sul serio, non ne avrebbe motivo.
Veramente nient'altro da aggiungere, un piccolo gioeiello che vi consiglio di gustare, magari con un paio di amici e una cassa di birra ^^
[sette]
dome

24/08/07

Sicko

USA 2007 Regia: Michael Moore Durata: 120 minuti (imdb)

Francamente non mi aspettavo che Moore tornasse sui livelli dello stupendo "Bowling for Columbine" dopo il mezzo passo falso di "Fahreneit 9\11".
Moore ha una invidiabile padronanza del mezzo, il montaggio come sempre è magistrale e le sequenze non sono mai casuali, le scelte musicali sono ben studiate.
Spettacolare e potente la scena starwarsiana in cui ci vengono elencate le malattie che impossibilitano l'acceso all'assicurazione sanitaria negli USA.
Moore parte dalla sua madre patria e ce ne mostra il degadro sociale, l'assenza di solidarietà, la paura che la collettivizzazione del sistema sanitario possa portare al socialismo (parola che negli States fa ancora tanta paura).
Non solo chi non ha assicurazione medica è destinato a penare (l'uomo che tagliatosi due dita deve scegliere quale delle due farsi ricucire), anche chi la possiede deve fare i conti con mille cavilli (patologie retroattive, cure giudicate sperimentali ...) e sotterfugi atti ad aumentare i conti delle società e riempire le tasche dei politici.
Interessante come negli USA la vita non sia un diritto, quando poi si ha il diritto di scegliere a chi toglierla...
Moore non ama il contraddittorio, attacca e si serve di tutti i mezzi possibili senza lasciare possibilità di difesa, gente che scrive la parola "rifiutato" sulle speranze di una madre molto probabilmente non se lo merita.
Moore si sposta in Canada e in Europa e capisce quanto dal sogno americano ci si possa risvegliare bastonati.
Come Jack Skeletron anche il nostro Moore giunge nel "paese del Natale": (a sottolinearlo c'è anche un motivo musicale ripreso da N.B.C.) assistenza sanitaria completamente gratuita, 3 mesi di malattia pagata, badanti pagate dal governo per le giovani madri, e settimane di vacanza garantite. Michael si sente spaesato in questo mondo, stenta a credere a quello che si prostra davanti ai suoi occhi.
Non è una questione politica, ma una questione di dovere verso chi ha bisogno, con la sicurezza di poter ricevere aiuto quando il turno, ahimè, è il nostro.
L'individualismo, la politica dell' "ognuno badi per sè" porta solo a morte e squallore.
Scene più spaventose di un horror: l'ospedale è come il ristorante, negli states, se non hai i soldi per pagare il conto vieni sbattuto fuori, con tutte le drammatiche conseguenze del caso.
I grandi eroi dell' 11 settembre vengono ricoperti dalle stesse macerie che con tanto zelo e tanta solidarietà e fatica ebbero tolto da Ground Zero.
Il sacrificio per gli States non viene ricompensato, eppure questi "eroi", incensati dal governo per aver messo a repentaglio la propria salute per amore verso i connazionali non ricevono amore a loro volta (e basterebbe un ricovero).
Chi altro può tendere la mano, riconoscere davvero l'eroismo di queste persone speciali, se non uno dei più grandi nemici di sempre, il demonio fatto a isola, Cuba?
Moore ci mostra non solo l'ottima qualità del sistema sanitario cubano, i bassi costi dei medicinali, ma anche, e aggiungerei finalmente, quanto stupido possa essere l'odio americano nei confronti di quest'isola.
La scena dell'abbraccio tra i pompieri cubani e gli eroi americani, l'ammirazione mostrata dai primi, le parole di commiato che non sono di circostanza, ma sentite: tutto questo ci aiuta a capire quanto la politica debba rimanere fuori dai rapporti umani. Ci si commuove e si spera che l'odio tra popoli possa divenire un giorno un amaro ricordo lontano.
La pesante critica ad una america chiusa in stessa, cui il mondo sta velocemente scivolando di mano, che vorrebbe insegnare al circondario quando invece avrebbe molto da apprendere, non viene risparmiata.
Moore si ricongiunge a Bowling for Columbine nel discorso che concerne la "paura", e di nuovo cerca risposte al di fuori del suolo americano, trovandole in Francia.
Negli states gli americani hanno paura del governo, in Francia il governo ha paura dei francesi.
Basta mantenere un regime di "paura" elevato, indurre il popolo al pessimismo, e tutto può passare sotto silenzio, anche un taxi che preleva persone bisognose da un ospedale che non può tenerle dentro.
Non dobbiamo sentire questi temi come distanti, ma riflettere sul fatto che in fondo siamo fortunati e su quanto un'eventuale privatizzazione del sistema sanitario possa risultare dannosa.
I film di Moore sono utili, perchè muovono qualcosa, noi speriamo che il primo a muoversi sia il popolo statunitense.
Dobbiamo esser grati a questo simpatico grassone.
[otto]
dome

23/08/07

Big Fish

USA 2003 Regia: Tim Burton Durata: 110 minuti (imdb)


Cast: Ewan McGregor, Albert Finney, Billy Crudup, Jessica Lange, Alison Lohman, Helena Bonham Carter, Steve Buscemi, Danny DeVito, Marion Cotillard

Edward Bloom, mosso dal suo spirito di avventura, si mette in viaggio alla ricerca di nuove di esperienze che il suo paesino non può più offrirgli.
Edward ama fantasticare sulle vicende che lo riguardano e riesce a meravigliare gli interlocutori con le sue storie incredibili. Fa eccezione il figlio William, allontanatosi dal padre con la convinzione di non averlo mai conosciuto veramente.
In occasione della malattia dell'ormai anziano Edward, i rapporti tra i due si riallacciano...

Fanta-Burton, cantastorie della nuova era, è angustiato a tal punto dalla realtà da volerla sempre "ricamare" con le sue storie fantastiche, con la tavolozza dei colori restituisce un po' di vita a questo grigio mondo.
Il frutto della fantasia è maturo a tal punto da potersi staccare dall'albero della quotidianità, la vita di un uomo come tanti può dunque tramutarsi in un evento straordinario.
Un piccolo pesce può diventare grande, basta solo saperlo credere.
Le storie che Edward Bloom racconta finiscono per confondersi ed amalgamarsi alla realtà, forgiano il personaggio e la sua individualità.
La capacità di lasciar spazio alla propria immaginazione e di tuffarsi nel lago dei sogni non è certo falsità.
Il suo personaggio, proiezione di se stesso, vive e muore attraverso l'inventiva.
Veri e propri castelli costruiti a terra che grazie alla bellezza delle parole si ergono per sempre nel cielo e fluttuano nell'aria.
Edward si trova davanti ad un bivio, due strade si trovano di fronte a lui: la prima è quella percorsa e ripercorsa della normalità, della monotonia, la seconda è quella più difficoltosa, un cammino irto di ostacoli senza sbocchi se non nell'incredibile. Un cammino che pochi hanno il coraggio di percorrere, se non i difetti di fabbricazione di questa grande industria sociale che è il mondo. Edward non vede le cose a 180°, prova a ruotarle un po', e a beneficiarne sono le persone che lo ascoltano e che sanno ancora emozionarsi con le favole (spettatori inclusi).
Big Fish è un film straordinario proprio perchè Burton è libero di muoversi in un terreno che gli è congeniale.
Personaggi fantastici, foreste incantate e pura immaginazione non sono solo di supporto alla storia reale, sono parte integrante di essa.
Questo fantastico cantastorie è uno dei pochi che ancora riesce a muovere corde che gli altri non sanno nemmeno sfiorare (e forse non ci provano neppure).
Dome

20/08/07

Santa Sangre

Italia 1989 Ragia: Alejandro Jodorowsky Durata: 119 minuti (imdb)

Con: Guy Stockwell, Alejandro Jodorowsky, Blanca Guerra, Guy Stockwell, Sabrina Dennison

Horror o thriller psicologico? Santa Sangre è un film che rifiuta ogni qualsivoglia classificazione.
Visionario, ma tutto sommato lineare. Atroce e veemente, ma anche rassicurante.
La violenza viene mostrata nelle sue forme più varie: bagni di sangue, disfacimenti della psiche, allucinazioni manovranti, fanatismi che devastano. Nulla viene risparmiato allo spettatore.
Tiene incollati alla poltrona, come si suol dire, per tutto l'arco della sua durata.
Una Città del Messico colma di disperazione, vissuta da vicino con tutte le sue angosce e la sua cupezza, ma avvolta dal folklore. Se la suggestione tocca vertici elevati lo deve in parte all'ambientazione, oltre che all'ostentazione ossessiva di sesso e brutalità.
Un universo orgiastico nel quale ci si inabissa senza possibilità di riemergere fino al compimento totale del delirio.
Ma se Jodorowsky ci mostra (ed estremizza) le conseguenze del fanatismo (religioso), i danni celebrali causati dalla sudditanza psicologica e le ripercussioni sulla personalità dovute ad un ambiente malsano, sa anche indicarci l'amore come unica via di fuga e di salvezza.
La prigionia non è sempre giustificata dalla presenza di sbarre, in questo caso Fenix è prigioniero dell'esaltazione materna. Mette le sue braccia al servizio di una setta, di un credo radicale, della morte, della lotta all'amore (fisico e non).
A fare da trait d'union tra sarcastico e grottesco vi sono alcune sequenze memorabili, una su tutte il funerale dell'elefante. Assai suggestive le allucinazioni (molto animalesche) e agghiaccianti gli omicidi (sia per come si compiono che per i motivi dai quali sono dettati).
Ampia galleria di personaggi: la donna tatuata, la fanatica religiosa che fa la fine della santa venerata, il delirante figlio Fenix, suo padre, la sordomuta (unico personaggio veramente positivo) portatrice d'amore e libertà, il nano aladino.
Da vedere assolutamente.
[otto]
dome

19/08/07

Velluto Blu

USA 1986 David Lynch Durata: 115 minuti (imdb)

Cast:
Isabella Rossellini, Kyle MacLachlan, Dennis Hopper, Laura Dern, Hope Lange, Dean Stockwell, Bruce Dern, Val Kilmer

Lumberton, North Carolina. Il giovane Jeffrey scova un orecchio umano tra l'erba e lo consegna alla polizia. Conosce una persona che da una svolta definitiva alla sua vita: Sandy, la figlia dell'ispettore Williams dal quale si era recato. La curiosità dei due ragazzi li spingerà ad indagare personalmente, certo non sapendo di aver così imboccato la strada verso il delirio notturno...


Un'esperienza inquietante, l'ombra avanza e tutto divora, la luce si affievolisce, la notte sopraggiunge portandosi dietro i suoi demoni. L'ingresso del tunnel del Male è ampio, ci permette una facile entrata, ma proseguendo il cammino il tunnel si stringe, fino a schiacciarci.
Lo spettacolo maligno si protrae davanti ai nostri occhi, i cuori palpitano, la notte ulula, nessuno è più al sicuro.
Ciò che accade è frutto dell'oscurità fagocitante, dell'altra faccia dell'America, quella della paura.
Personaggi della notte ci trascinano nel loro mondo, un "viaggio del piacere" con passeggeri privi d'anima e scrupoli.
La consuetudine si defila e lascia spazio definitivo all'anormalità: botte, abusi sessuali, deliri amorosi, morte.

Di una bellezza unica, questo film, sia per il livello di tensione raggiunto che per come riesca a coinvolgere lo spettatore cingendolo tra le braccia del terrore e dell'angoscia.
Un efficace mix di mistero, romanticismo e paura.
Molte le sequenze che rimangono impresse nella mente e sconvolgono i sensi, come quella del primo incontro tra la cantante Dorothy (velluto blu) e Jeffry. Dopo essere stato scoperto e minacciato con un coltello quet'ultimo è costretto a rinascondersi nell'armadio, ciò che ha modo di vedere lo disturba particolarmente: la donna è costretta a subire sevizie e abusi sessuali da parte di uno psicopatico che su di lei ha uno strano potere.
Fotografia stupenda e attori in grande spolvero, uno su tutti Dennis Hopper, nei panni dello psicopatico (Frank), un Satana impotente.
Uno dei migliori Lynch in assoluto, e da queste parti ciò è sinonimo di capolavoro.
[nove]
dome

16/08/07

Solaris

URSS 1971 Regia: Andrej Tarkovskyij Durata: 165 minuti (versione integrale)

Tutto parte dalla Terra, Kris Kelvin deve partire verso Solaris, pianeta pensante.
Attorno al pianeta vi è una base orbitante colma di scienziati in preda al delirio, una troupe incapace di giungere ad alcuna conclusione scientifica.
Kris Kelvin deve giungere alla base per capire cosa stia succedendo...

L'arte incarna l'ostinata ricerca da parte dell'uomo della verità assoluta, ed è in grado di spingersi ben oltre rispetto a scienza e religione.
La ricerca dell'oscuro nello spazio diventa una presa di coscienza: la più grande incognita è la mente umanca, non v'è bisogno di viaggiare ad anni luce di distanza per tentar di forare le montagne dell'ignoto. Cercare di decifrare Solaris, pianeta pensante, è vano.
Oceani riflessivi, encefali mistificatori, specchi dell'anima, resurrezioni.
Isole apparse all'improvviso, risposte illusorie. Scontro (forse) definitivo tra vita e non-vita.
Se in Stalker vi era la possibilità non sfruttata di materializzare i propri sogni, in Solaris vi è l'impossibilità di sbarazzarsene.
Fantasmi che ritornano, rievocano e puniscono. Scintille neuronali partorite dall'immenso fuoco che arde nei mari dell'Io.
Coscienze che sussurrano, errori del passato che rimbalzano con forza nella vita di oggi, il tentativo di non ripeterli.
La conoscenza sfuma e lascia spazio all'oscuro prodotto del delirio mentale, che prima era immagine, ora si fa via via più tangibile e reale.
Conoscenza che corre troppo veloce cercando di abbattere gli esili muri della morale, spesso dimenticando ciò che si è lasciata alle spalle.
Umanità acquisita dall'inumano (un cumulo di neutrini), umanità ritrovata, situazioni alle quali la scienza non può offrire risposta.
Che non sia tempo di abbandonare queste desolanti lande per trovare rifugio in se stessi?
Un viaggio verso un amore immaginario forse più vero che mai.
Ritrovare, riscoprire, diminuire le distanze. Terra, ignoto, distacco, annichilimento, ancora Terra, ricongiungimento, oscurità.
Ci si accorge di quanto l'uomo sia una creatura potenzialmente straordinaria grazie ad un pianeta la cui straordinarietà si è già manifestata.
Solaris è innanzi tutto un film introspettivo, che inquieta con le sue immagini, che vale non solo per quel che racconta, anche per come lo fa.
Lentezza e poesia al servizio dell'occhio.
Solaris non è una risposta russa, piuttosto una domanda che giunge con impeto alle nostre orecchie, tapparle è solo un atto di vigliaccheria.
[dieci]
dome

14/08/07

i miei dieci film d'animazione preferiti

classifica estiva, altamente soggettiva (per questo anche priva di parecchi classici), quindi burtoniana, pixariana e miyazakiana


1 tim burton's the nightmare before christmas (inarrivabile, sia a livello di atmosfere che di colonna sonora)



2 la città incantatà (fa sognare come nessun altro film d'animazione)



3 la sposa cadavere (non ai livelli di quello alla numero uno, ma veramente di poco)

4 monsters and co (la summa pixariana, geniale ed emozionante)

5 il mio vicino totoro (non è sicuramente il miglior miyazaki, ma mi ha scaldato il cuore più degli altri)

6 porco rosso (la summa aerea di hayao)

7 alice nel paese delle meraviglie (su questo non c'è niente da dire, forse il miglior disney in assoluto)

8 toy story (l'avrò visto 20 volte in tenera età. ma come sono già passati undici anni?)

9 ratatouille (così alla prima visione? ebbene sì!)


10 il castello errante di howl (potrebbe stare anche più in alto)

dome

Vincent - Tim Burton (1982)

12/08/07

Ratatouille

USA 2007 By: Brad Bird Durata: 110 minuti


Volevo gustarmi questo nuovo gioiello targato pixar in francese, per meglio immergermi nelle atmosfere parigine. Come per death proof, una seconda recensione verrà comunque scritta dopo l'uscita del film in Italia, che è prevista per la seconda metà di ottobre (presumibilmente il 19. io mi fionderò al cinema).


Senza girarci troppo intorno, Ratatouille è decisamente un bellissimo film d'animazione.
Belle atmosfere ma soprattutto passione, tanta passione. Quella dei creatori, che si respira in ogni singola sequenza, e quella del personaggio principale, un bel ratto di nome Remy che sogna di diventare cuoco.
"Tutti possono cucinare". Talento e originalità si nascondono spesso nei luoghi più insospettabili.
Il mondo umano visto con occhi esterni, mondo crudele e spietato eppure così affascinante, così carico di emozioni, di sogni irrealizzabili, di realtà gratificanti. Il mondo umano che scruta quello esterno, che tenta di abbandonare il pregiudizio. L'uomo che guarda all'interno di se stesso (come il critico Anton Ego). Il fantasma, il profeta, il genio (il cuoco Gusteau), la cucina è l'ottava arte, a Parigi.
Il ratto, costretto per sua natura ad essere considerato spregevole e ripugnante, diventa girasole tra i campi di grano, ci aiuta a capire come i propri sogni vadano seguiti fino in fondo, contro tutte le avversità insite nella vita quotidiana. La vita di Remy è una corsa ad ostacoli con cecchini pronti allo sparo alle calcagna.
Non ci si illude che il mondo sia bello, ma che qualcosa di bello possa, comunque, nascerne.
Remy getta il cuore oltre l'ostacolo, riceve bastonate ma si rialza, riesce a superare la sua incomunucabilità con l'essere umano grazie a Linguini.
Linguini è un ragazzo imbranato, senza talento per la cucina, l'unica fortuna che possiede è quella di incontrare sulla sua strada un ratto che ha molto da insegnargli.
Nasce una sorta di simbiosi: Remy tirando i capelli di Linguini riesce a controllare le azioni del ragazzo e può tentare di coronare il suo sogno, al contempo Linguini ha salvo il lavoro e può cercare di crearsi una reputazione da grande cuoco.
Qualcosa può non convincere, specie per quello che riguarda la parte più umana della vicenda, ma è veramente poca roba.
La bellezza di alcune sequenze lascia di stucco, quella in cui il topo e Linguini si scambiano un profondo sguardo attraverso un barattolo di vetro emoziona in maniera particolare.
Sul piano visivo, inutile dirlo, è un'esperienza gratificante. Parigi con le sue mille luci notturne, con la Tour Eiffel che si erge ad illuminare occhi di persone e topi sognanti e speranzosi, è stupenda anche nel mondo animato.
Il cinema per i più piccoli è ancora in grado di regalare film semplici ma non banali, con tanti buoni sentimenti anzichè traviante violenza, che sanno divertire senza rinunciare all'aspetto riflessivo, che emozionano e fanno trasudare amore e gioia da tutti i pori.
Da vedere assolutamente, e da far vedere a tutti i piccini del regno (e un po' piccini lo diventiamo anche noi, mentre guardiamo un film pixar).
[otto e mezzo]
dome

10/08/07

Videodrome

Canada 1983 Regia: David Cronenberg Durata: 86 minuti

Cast: James Woods, Deborah Harry, Sonja Smits

Uno show inquietante che gela il sangue, un incubo affascinante.
La morte cerebrale, la degenerazione, la rinascita, la "nuova carne".
Umanità frustata a sangue da onde video invisibili eppure così penetranti, pronte a lacerare cervello e anima. Assuefazione, teledroga, schermi che fagocitano identità, che fungono da ponte sospeso tra allucinazione e realtà.
Rincoglionimento mediatico di massa, a questo si vuole arrivare.
Cronenberg annulla il confine tra spettacolo e vita, concedendo ai grandi controllori la possibilità di disporre a piacere delle nostre menti.
Le azioni e i pensieri non sono più dettati dalla volontà.
Violenza vera, non più finzione, Videodrome non è nient'altro che il precursore del "reality show", spettacolo menzognero e assuefante con risvolti lesivi sull' encefalo.
Come la pubblicità martellante induce all'acquisto, Videodrome olia gli ingranaggi della violenza.
Tutto sta nella ripetizione del messaggio, nell'applicazione di metodi pavloviani sull'umanità.
Non più siringhe ma VHS. L'uomo sta diventando un grosso videoregistratore, una macchina non in grado di elaborare ma solo di eseguire, programmabile come lo è un computer.
Messaggi subliminali: veri e propri sermoni papali della nuova era col grande vantaggio della breve durata.
Alla mistificazione della realtà attraverso allucinazioni corrisponde la manipolazione dei fatti da parte dei media.
Videodrome è un film profetico.
Le nuove dittature sono, e saranno, "allucinatorie", per avere controllo basta modificare la realtà. Siamo tutti dei Max Renn inconsapevoli, la "nuova carne" è già stata seminata ed attende di germogliare.
Alla metamorfosi finale sembra mancare poco.
I film di Cronenberg sono estremi, quasi intollerabili, angosciano, disturbano, inducono a riflettere senza mettere troppa (nuova) carne al fuoco.
Dome

09/08/07

Stalker

Russia 1979 Regia: Andrej Tarkovskij Durata: 161 minuti


Cast: Anatolij Solonitsyn, Nikolaj Grinko, Aleksander Kajdanovski, Aleksandr Kajdanovsky, Alisa Frejndlikh, Anatoli Solonitsyn, Nikolai Grinko

La zona è il luogo dove i desideri più reconditi dell'uomo prendono forma, il territorio mistico in cui l'umana speranza non si è ancora spenta.
Lo Stalker è la guida attraverso la penetrazione dell'Io, il gondoliere lungo i canali dell'ignoto.
All'interno della mente umana vi è un forte potere nascosto, che permette di spostare montagne, di sfiorare per un attimo la tanto agognata verità. Tutto questo purchè si sappia sperare, purchè si sappia credere anche in quello che gli occhi non carpiscono (Dio?), nell'ignoto che non si deve necessariamente interpretare (i sogni).
Alla ricerca di un senso da dare alla vita ci si perde nella fitta foresta della zona, le migliori risposte arrivano dalla natura, dal dialogo, dal confronto, dalla meditazione martellante. La zona "colorata", che ha qualcosa da offrire all'essenza umana costretta ad eterna sofferenza, diviene luogo di fuga da un mondo grigio e tetro ove regna l'infelicità (questa contrapposizione è resa in modo efficace dalla splendida fotografia).
Non ci si può liberare dalle strette catene dell'afflizione, la felicità non è che illusoria, un'allucinazione pronta a svanire. La zona diviene dunque una promessa non mantenuta, un sogno lasciato a metà.
Il viaggio (anche interiore) come esperienza riconciliante, con obiettivi che sfumano una volta giunti alla meta. Misteri che rimarranno tali, nonostante l'incessante ricerca. L'orizzonte si avvicina, viene valicato, si riallontana, torna a infinita distanza. Alba e tramonto dell'umanità sognante. L'osservatore cieco apre finalmente gli occhi: la natura (umana?) si manifesta in tutta la sua crudele bellezza.
Qual è il vero potere nascosto in ognuno di noi? Quali conseguenze può avere sul mondo circostante?
Non è dunque possibile che esso si manifesti nella realtà, piuttosto che nell'irreale? (ammesso che esista una linea netta di separazione tra tangibile e chimerico).
L'uso della scienza o dell'arte come veicolo per la gloria personale, piuttosto che come strumento per migliorare la condizione umana.
Uno scrittore e un fisico che non sanno credere, che non possono suonare i loro tamburi nell'immensa orchestra della zona.
Nulla è immortale, tutto svanisce, tutto è un miraggio. La zona in mezzo al grigiume non è altro che un'oasi in pieno deserto, forse l'ultima speranza per dissetarsi.
Fotografia a dir poco stupenda, si va dai tetri e deliranti colori seppiati dell'esterno della zona a quelli finalmente più "vivi" dell'interno, l'effetto cromatico è notevole.
Le sequenze dei primi minuti, in cui i tre fuggono dalla realtà, sono magistrali.
I dialoghi del finale, quasi in puro Bergman-style, sono efficaci e riflessivi.
Il lirismo nelle immagini, la trama che sfuma, la poesia del sogno.
Capolavoro.
[nove e mezzo]
dome

06/08/07

Porco Rosso

Giappone 1992 Regia: Hayao Miyazaki Durata: 90 minuti


Siamo in Italia nel periodo tra le due guerre mondiali. I "pirati del cielo" seminano il panico con numerosi attacchi sull'Adriatico. L'aviatore Marco Pagot, alias Porco Rosso (a causa di una metamorfosi che lo ha trasformato in maiale), è un cacciatore di taglie che, con il suo biplano color rosso, contrasta l'azione dei pirati con successo. I Pirati, a loro volta, decidono di vendicarsi, e ingaggiano un ottimo aviatore americano: Donald Curtis. Il primo incontro tra i due avviene presso il locale della bella Gina, donna corteggiata dalla quasi totalità dell'aviazione dell'Adriatico (i nostri due antagonisti inclusi), ma è solo un confronto verbale. Lo scontro aereo vede Curtis vincitore, con Marco costretto a tornare a Milano per riparare il suo biplano.
La giovane Fio saprà come aiutarlo...

Guardare un film di Miyazaki genera le stesse sensazioni della lettura di una bella poesia (e non stiamo certo parlando di quelle che scrive Sandro "James" Bondi per Vanity Fair, tanto per intenderci).
Per un'ora e mezza si riacquista la speranza che l'uomo non sia in fondo un cattivo animale.
Sognare ad occhi aperti col cuore in festa diventa possibile, e non si riescono a trovare parole per ringraziare questo splendido artista.
La passione quasi maniacale di Miyazaki per il volo giunge qui al suo apice, le scene aeree sono di una bellezza impressionante (una su tutte il decollo da Milano). Non potevano mancare il giovane personaggio femminile sognante e la metamorfosi.
Come al solito si rifiutano banali distinzioni tra buoni e cattivi, persino nell'aviazione del partito fascista si trovano persone oneste e leali. L'ambientazione italiana è perfetta, realistica, la bellezza delle immagini è come sempre sconvolgente.
Diverte anche, e parecchio, specie nella scena del secondo combattimento aereo tra Porco Rosso e Curtis, che degenera poi in incontro di boxe.
Porco rosso, manco a dirlo, è stupendo.
Lascio a voi intuire quale sia l'unico paese in cui non è stato ancora distribuito.
[nove]

dome

Di nuovo fra voi


San Antonio, Ibiza (scattata da Dome)