Lacrime e gioia al TFF
Premessa: non si può mettere un voto a questo film: un'ora e mezza di lacrime versate vanno ben oltre la stupida logica del freddo asterisco.
L'aspetto sonoro e vibrante dell'amore. Il più bel film visto qui a Torino.
L'eco si infrange contro le dure barriere della logica, costeggia la meraviglia dell'astrazione, vi si immerge. Il cuore in gola deforma i suoni prodotti dalle corde vocali, il dotto lacrimale è al verde, senza liquidi, ogni goccia caduta è un pezzo della tua esistenza che, posta a diretto contatto con le immagini, si (di)strugge. Angeli canori ci chiamano per nome, ci attirano portandoci al di là dello schermo stesso: lì dove è lecito sognare. Tu, cocciuto osservatore, vorresti guardare l'immagine dall'alto, ma quando ci sei finito dentro il tuo punto di vista coincide con quello della stessa. Lasciarsi abbracciare, questo è il dogma.
Non c'è un inizio, non c'è una fine, "once" è un frammento sottratto alla vita, un borsaiolo che ruba emozioni (con delicatezza, senza "strapparle") ai personaggi che sembrano finiti sullo schermo per caso. L'idea di naturalezza è massima, tutto è trasparente (le immagini che sfruttano le superfici vetrose non sono casuali!), spontaneo. In questo contesto è da far rientrare l'uso (abbastanza consistente) della camera a mano: l'emozione è naturalmente "movimentata".
Non si tratta, dunque, di una colorazione della realtà, piuttosto di una sua sonorizzazione.
Tutto è innegabilmente legato alla musica (la colonna sonora è sublime, strepitosa, toccante, non ci sono altre parole....) ed è il suono il vero protagonista, è lo spartito a muovere i fili, è la voce a distruggere il cuore.
Attraverso i due protagonisti (lui "cantautore" aggiusta-aspirapolveri, lei pianista) e le loro composizioni l'orecchio si pone vicino all'urlante megafono dell'amore.
La musica riesce ad esprimere qui quello che il sesso non riuscirebbe a fare ("non servirebbe a niente" dice lei), le note esplorano artisticamente le speranze e le emozioni, scavano dei solchi lungo le fiancate dei ricordi (le immagini dell'amata, il concerto dei desideri).
Queste sensazioni vengono però percorse con una semplicità e una delicatezza tali da lasciare senza fiato, con una onestà che rifiuta assolutamente l'aggiunta (che non sia sonora!) e la sottrazione.
Il sipario viene infine calato sullo sguardo stesso, la storia continua ma non è dato sapere il destino di quell'ultimo, soave, pianoforte.
Una poesia in si minore.
Viva (Anna Biller) ***
A PROVA DI PELO
La quasi-pornografia omaggiante di questo film fa sorridere ai giorni nostri e non scandalizza di certo (ed è anche per quello che il film è stato proiettato alle 12!).
Quello che più colpisce è il suo modo di riportare indietro nel tempo, di spostare le lancette dell'orologio per condurci in quella dimensione erotica che non rinuncia al racconto per concentrarsi sul coito. Riesce ad essere dunque molto più "intenso" dei suoi "colleghi" contemporanei, perchè si trattiene, non si spinge, la scopata deve anche stimolare "l'immaginazione", cosa che il palesarsi incessante dell'atto sessuale in sè non consente.
E' dunque molto trash ma non volgare (nell'accezione negativa del termine), ci mostra il nudo senza vergogna ma con la gioia del saperlo "raccontare".
Per quasi due ore riesce a intrattenere e divertire regalando dei bei momenti (un po' mediocri sono solo i 5 minuti iniziali, ma poi cresce!) senza annoiare mai.
C'è anche questo grande omaggio (non solo al cinema erotico ma soprattutto a quello che furono gli anni '70) questa grande passione che porta alla voglia di riportare in auge un mondo che seppe "sollazzare" (in sala, non davanti allo schermo di un computer, come avviene oggi!).
Per nostalgici, dunque, ma non solo.
C'è anche l'ottimo utilizzo del montaggio parallelo, cosa che probabilmente non ci si aspetterebbe da un film "del genere" (o meglio "di genere"!).
Un piccolo gioello.
















