I padroni della notte (James Gray)
Questo "i padroni della notte" non è solo una grande sorpresa, è quasi un capolavoro, un film da difendere con le unghie e con i denti.
Cinema di oggi che inneggia al cinema di ieri ponendosi come probabile cinema del domani.
Un cinema di sguardi che emergono dal fumo o sprofondano nella pioggia insieme al dolore che nascondono. Gray spinge l'inquadratura verso vertici puramente morali (con qualche occasionale ingenuità). Lo spazio è uno schema dal quale estrarre il particolare, il tempo è invece un particolare che non ci viene fornito (si è mimetizzato nel buio di una notte che sembra infinita).
Un cinema di superuomini messi a tappeto da un legame, una parantela/elastico che tira ferocemente verso di sé rendendo impossibile la fuga.
Un cinema geometrico che scolpisce con insistenza (forse troppa) i suoi lati (dando vita a "stereotipi"? io credo che siano piuttosto degli "schieramenti"), ma è un cinema che riesce a restituire forma umana a queste geometrie.
Tutta la potenza del film è racchiusa in quello stupendo inseguimento sotto la pioggia (sequenza dell'anno), una corsa disperata verso la fine del proprio "essere uomini".
Un film deriso perché criticato ideologicamente (pratica che equivale a scagliare coltellate al Cinema), in realtà un film crudo (crudissimo) e disperato che ha certamente dalla sua un cast sempre all'altezza e una colonna sonora davvero strepitosa (con anche un brano "clashiano", il che fa davvero sempre un gran piacere).
Cinema di oggi che inneggia al cinema di ieri ponendosi come probabile cinema del domani.
Un cinema di sguardi che emergono dal fumo o sprofondano nella pioggia insieme al dolore che nascondono. Gray spinge l'inquadratura verso vertici puramente morali (con qualche occasionale ingenuità). Lo spazio è uno schema dal quale estrarre il particolare, il tempo è invece un particolare che non ci viene fornito (si è mimetizzato nel buio di una notte che sembra infinita).
Un cinema di superuomini messi a tappeto da un legame, una parantela/elastico che tira ferocemente verso di sé rendendo impossibile la fuga.
Un cinema geometrico che scolpisce con insistenza (forse troppa) i suoi lati (dando vita a "stereotipi"? io credo che siano piuttosto degli "schieramenti"), ma è un cinema che riesce a restituire forma umana a queste geometrie.
Tutta la potenza del film è racchiusa in quello stupendo inseguimento sotto la pioggia (sequenza dell'anno), una corsa disperata verso la fine del proprio "essere uomini".
Un film deriso perché criticato ideologicamente (pratica che equivale a scagliare coltellate al Cinema), in realtà un film crudo (crudissimo) e disperato che ha certamente dalla sua un cast sempre all'altezza e una colonna sonora davvero strepitosa (con anche un brano "clashiano", il che fa davvero sempre un gran piacere).



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