Nouvelle cuisine: il fast food nello spazio-tempo
Quello che voglio fare è soltanto un piccolo studio personale, nulla di esaustivo sull'argomento ma una specie di schema, una base dalla quale poter partire per costruire qualcosa.
Il mio stato di salute è precario, in tutti i sensi, abbiate pietà di me.
Parliamo dei fast food, del loro ipotetico impatto spaziale e della loro penetrazione nell'immaginario.
Immaginiamo, per assurdo, che sulla terra siano del tutto assenti i fast food. Qualcuno, il signor X, ha l'idea geniale aprire il suo fast food (da lui pensato e "brevettato") in un luogo Y presumibilmente abitato da molta gente. Ora cosa accade, se ha successo? Il locale diventa sempre più pieno, la coda per poter ordinare si allunga, il tempo totale che intercorre dall'ingresso nel locale al consumo del cibo si dilaterà. Considerando che stiamo parlando di un fast food, il signor X si vedrà costretto ad aprirne un altro in un luogo Z, che a sua volta subirà un processo simile al locale precedente. A poco a poco si verrà a creare una catena di fast food, in modo da mantenere i tempi di consumo sempre su un livello medio-basso. Questo a discapito dello spazio, sempre più invaso dai fast food. Diminuisce lo spazio vitale, dimuisce anche il tempo che una persona dedica al suo pranzo, l'uomo moderno sembra aver sempre meno tempo a disposizione. Bisogna costruire dei palazzi con dentro dei fast food per minimizzare ulteriormente i tempi, bisogna fare in modo che ci sia una cassa (all'interno del locale) per ogni famiglia del palazzo, in modo da annullare totalmente la possibilità di imbattersi in una coda. Il fast food al massimo della sua espressione: il massimo della sua invasione spaziale coincide, per forza di cose, al massimo delle prestazioni temporali. I fast food hanno invaso le nostre case e presto, addirittura, dovremo dormire al loro interno.
Questo scenario però, di questo siamo certi, non si è verificato, e con altrettanta certezza posso dire che non si verificherà mai. I motivi sono essenzialmente due: 1) penetrazione nell'immaginario; 2) saturazione del tempo.
1) Il fast food è ormai penetrato nelle nostre vite a tal punto che ne abbiamo dimenticato la vera (e ipotetica) funzione: farci risparmiare del tempo. Fa parte del nostro immaginario, ci andiamo dunque "perché ci piace", e siamo quindi disposti a fare la coda. La domanda che il ragazzino pone alla madre non è "andiamo al mc donald's che oggi ho poco tempo?" ma "andiamo al mc donald's? ti prego!". Questo perché lui vuole andare a mangiare al mc, non vuole servirsene per guadagnare del tempo (che comunque difficilmente riuscirebbe a guadagnare). La madre dal canto suo, potrebbe evitare di cucinare al ragazzo (la non-voglia di cucinare è un problema che ci sta man mano assediando, ma quello è un aspetto che affronterei più nel dettaglio parlando di "quattro salti in padella") e pensando che "ogni tanto si possa fare" ecco che il pranzo al mc è servito.
2) Mi tocca nuovamente fare delle ipotesi, inizialmente restrittive. Consideriamo che una persona che lavora (o studia) abbia circa un'ora di "pausa pranzo". Ragionevolmente in quell'ora di pausa pranzo la suddetta persona non mangerà soltanto, ma avrebbe tutto il tempo di mangiare se questo fosse il suo unico obiettivo. Non è il tempo ad essere dimunito, ma l'uso che se ne fa a farcelo percepire ristretto. Se iniziamo a controllare e rispondere alle mail, fare una chattatina via msn, leggere le notizie, ecc. quell'ora diventerà un lasso di tempo relativamente piccolo. Non è più dunque l'ora di "pausa pranzo" ma l'ora di "pausa" e basta.
Il progresso fornisce sempre più strumenti che ci abituano a sovrapporre un numero sempre maggiore di azioni, ma questo a scapito del tempo da dedicare ad ognuna di esse.
Se, dunque, il tempo fosse davvero troppo stretto ci sarebbe la necessità del fast food, ma il fast food è innecessario perché si fonda su di una illusione, quella che il tempo sia cambiato, mentre è vero piuttosto che siamo stati noi ad averlo saturato (con una forte "spinta" esterna).
Il mio stato di salute è precario, in tutti i sensi, abbiate pietà di me.
Parliamo dei fast food, del loro ipotetico impatto spaziale e della loro penetrazione nell'immaginario.
Immaginiamo, per assurdo, che sulla terra siano del tutto assenti i fast food. Qualcuno, il signor X, ha l'idea geniale aprire il suo fast food (da lui pensato e "brevettato") in un luogo Y presumibilmente abitato da molta gente. Ora cosa accade, se ha successo? Il locale diventa sempre più pieno, la coda per poter ordinare si allunga, il tempo totale che intercorre dall'ingresso nel locale al consumo del cibo si dilaterà. Considerando che stiamo parlando di un fast food, il signor X si vedrà costretto ad aprirne un altro in un luogo Z, che a sua volta subirà un processo simile al locale precedente. A poco a poco si verrà a creare una catena di fast food, in modo da mantenere i tempi di consumo sempre su un livello medio-basso. Questo a discapito dello spazio, sempre più invaso dai fast food. Diminuisce lo spazio vitale, dimuisce anche il tempo che una persona dedica al suo pranzo, l'uomo moderno sembra aver sempre meno tempo a disposizione. Bisogna costruire dei palazzi con dentro dei fast food per minimizzare ulteriormente i tempi, bisogna fare in modo che ci sia una cassa (all'interno del locale) per ogni famiglia del palazzo, in modo da annullare totalmente la possibilità di imbattersi in una coda. Il fast food al massimo della sua espressione: il massimo della sua invasione spaziale coincide, per forza di cose, al massimo delle prestazioni temporali. I fast food hanno invaso le nostre case e presto, addirittura, dovremo dormire al loro interno.
Questo scenario però, di questo siamo certi, non si è verificato, e con altrettanta certezza posso dire che non si verificherà mai. I motivi sono essenzialmente due: 1) penetrazione nell'immaginario; 2) saturazione del tempo.
1) Il fast food è ormai penetrato nelle nostre vite a tal punto che ne abbiamo dimenticato la vera (e ipotetica) funzione: farci risparmiare del tempo. Fa parte del nostro immaginario, ci andiamo dunque "perché ci piace", e siamo quindi disposti a fare la coda. La domanda che il ragazzino pone alla madre non è "andiamo al mc donald's che oggi ho poco tempo?" ma "andiamo al mc donald's? ti prego!". Questo perché lui vuole andare a mangiare al mc, non vuole servirsene per guadagnare del tempo (che comunque difficilmente riuscirebbe a guadagnare). La madre dal canto suo, potrebbe evitare di cucinare al ragazzo (la non-voglia di cucinare è un problema che ci sta man mano assediando, ma quello è un aspetto che affronterei più nel dettaglio parlando di "quattro salti in padella") e pensando che "ogni tanto si possa fare" ecco che il pranzo al mc è servito.
2) Mi tocca nuovamente fare delle ipotesi, inizialmente restrittive. Consideriamo che una persona che lavora (o studia) abbia circa un'ora di "pausa pranzo". Ragionevolmente in quell'ora di pausa pranzo la suddetta persona non mangerà soltanto, ma avrebbe tutto il tempo di mangiare se questo fosse il suo unico obiettivo. Non è il tempo ad essere dimunito, ma l'uso che se ne fa a farcelo percepire ristretto. Se iniziamo a controllare e rispondere alle mail, fare una chattatina via msn, leggere le notizie, ecc. quell'ora diventerà un lasso di tempo relativamente piccolo. Non è più dunque l'ora di "pausa pranzo" ma l'ora di "pausa" e basta.
Il progresso fornisce sempre più strumenti che ci abituano a sovrapporre un numero sempre maggiore di azioni, ma questo a scapito del tempo da dedicare ad ognuna di esse.
Se, dunque, il tempo fosse davvero troppo stretto ci sarebbe la necessità del fast food, ma il fast food è innecessario perché si fonda su di una illusione, quella che il tempo sia cambiato, mentre è vero piuttosto che siamo stati noi ad averlo saturato (con una forte "spinta" esterna).


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