27/05/08

Charlie Bartlett (Jon Poll)


Odio la distribuzione con tutto il cuore. Vi sembra il caso di far uscire in una settimana almeno tre film che ho già visto e altri due che vorrei vedere?
In attesa di scrivere papiri su Alexandra di Sokurov (sembra un sogno, esce davvero!) e sul divo, di farmi due lacrime scrivendo su Once, derido un po' questo Charlie Bartlett.
Poll definisce il film una sorta di lettera aperta agli adolescenti, io lo ridefinirei una lettera chiusa su se stessa. Un film decisamente di scrittura, e se la cosa già di per sè non ci piace, aggiungo che la scrittura è davvero di basso livello. "Charlie Bartlett" è il classico film sui disagi adolescenziali a cui mancano i vasi comunicanti per poter "parlare" con un linguaggio universale. Si crea un micromondo chiuso, senza sbocchi verso l'esterno, che porge volontariamente il fianco alla derisione . Di fatto ogni tanto si ride (se questo vi può bastare) in questo susseguirsi di gesta imbarazzanti (e spesso imbarazzate). Non è "Il male" in senso assoluto solo perché è un film davvero troppo ingenuo, ma non ne siamo poi lontani (dal male...) soprattutto per via dell'intento moralistico-pornografico (chiaramente un ossimoro, ma un ossimoro necessario per far sì che il target (1) si identifichi con il film) che attraversa alcune fasi del film. Ho sempre creduto che il cinema sia prima di tutto un "dono", meno ci viene dato e più ci viene chiesto più ci muoviamo verso la pubblicità autoreferenziale.
"Charlie Bartlett" lo possiamo vedere in un qualsiasi pomeriggio televisivo, non vale la pena andare al cinema.


(1) potete intuire da soli quale sia!