05/12/08

Palermo Shooting (Wim Wenders)

"Che cosa costituisca verità o, in forma molto più semplice, che cosa costituisca realtà è per me un grosso enigma, maggiore ora di un tempo. A ciò si aggiunge anche il fatto che la nostra concezione di realtà negli ultimi due decenni è stata esposta a una sfida straordinaria e senza precedenti. Mai nella storia dell'umanità si era verificato qualcosa di tale magnitudo." (Werner Herzog)


La possibilità/necessità del digitale come aperto invito alla manipolazione delle immagini e alla creazione di una platonica “immagine di realtà”, doppiamente altra e irreale. La necessità della pellicola, sola materia tangibile su cui, intangibile ed eterea, si può dipingere decisiva l’energia luminosa e trasformarsi in chimica dello sguardo. E’ racchiusa in questa provocazione una delle cose più interessanti di “Palermo Shooting”. Film attraversato da inattese virate dal sapore lynchano e da un utilizzo massiccio e (fin troppo) libero degli stessi effetti digitali. Nel fotografo di Wenders che gioca a scacchi con la Morte (con une certa efficacia “incarnato” da Dennis Hopper) un fitto groviglio (in gran parte irrisolto) di tematiche wendersiane: la percezione esistenziale del fluire del tempo, la tensione metafisica verso l’invisibile, il superamento del fenomeno per il noumeno e la necessità di una visione che si sviluppi nella dimensione della “profondità”, il desiderio utopico per la cattura dell’immagine fotografica definitiva e totale (metafora di una comprensione universale e “panoramica” della stessa esistenza) e, qui più che altrove, il rapporto con la morte. La morte come passaggio, come concetto analogo alla nascita. Nuova nascita, nuova morte, tramiti inaccessibili e invisibili verso destinazioni e destini (e porti) ultimi. A fare da sfondo a questa vicenda dalle insolite atmosfere fantasy Palermo. Pan-ormos, “tutto porto”, antico luogo di transito e passaggio, con i suoi vicoli e le sue chiese. Dopo Berlino, Lisbona, Tokio, L’Avana, ancora una città e il tentativo di catturarne il genius loci da parte del regista tedesco. Cineasta cosmopolita e metropolitano, lontano dalla wilderness di Werner Herzog ma come lui ancora capace di alzare lo sguardo verso il cielo, e dal cielo restituirci falsi movimenti di uomini in viaggio nel corso del tempo.