E venne il giorno (M. Night Shyamalan)
Quello di Shyamalan è un film importante che cerca di scovare, con una riflessione profondissima, un posto nel mondo entro cui riuscire a collocare l'uomo. Non c'è qui la solita "battaglia" uomo-ambiente, ma un conto che viene presentato all'umanità dopo la lunga cena al ristorante di madre natura. Un conto salato. "E venne il giorno", dunque, di pagare. L'uomo, sempre pronto a delegare ad un gruppo, ad un "governo", ad un organismo superiore, si trova ad essere gradualmente isolato, solo con se stesso. Ed è proprio in questa condizione solitaria che si risvegliano i sentimenti più puri, che nasce il bisogno di unirsi, non più per "delegare" ma per "condividere". L'uomo trova nel cuore il vero posto dove collocarsi nel mondo.
Il film subisce una battuta d'arresto davanti ad un'altra, necessaria, domanda: quale fetta d'umanità deve conquistarsi il cinema? Shyamalan, di fronte al bivio tensione-emozione sceglie spesso, in maniera forse non troppo "umana", una strada netta, non rischiando di scagliarsi contro l'albero in mezzo per catapultare fuori dalla macchina (e dentro il Cinema) lo spettatore.
Finale ritardato e non troppo ispirato (ma è stato sicuramente imposto dalla produzione come quello, altrettanto poco ispirato, di "io sono leggenda").
Nonostante qualche (perdonabile, soprattutto di fronte alla splendida riflessione) pecca, "e venne il giorno" è un film da difendere con i denti (e, se questi non bastassero, coi kalashnikov).



