Carnage
di Roman Polanski [*** 1/2]
Carnage è un film fatto di disvelamenti innescati con un perfetto meccanismo a orologeria, dove l'innesco è forzato dalla reclusione dei quattro personaggi in una trappola spaziale (le mura). Incastonati sapientemente in inquadrature chiastiche a seconda delle ricombinazioni che il conflitto presenta (le "alleanze" vengono riscritte nell'arco del film), le due coppie borghesi distruggono progressivamente la loro messa in scena (il tatto, la cortesia sovra-esposta, le convenzioni) e annegano nel whisky le proprie maschere, esponendosi (ed esponendoci) all'isteria da repressione dei propri istinti che - lentamente ma ferocemente - implode. Insomma il borghese in Carnage è personaggio colmo di ferocia latente che fa di tutto per darsi un contegno, il suo rinnegare la violenza non è che un meccanismo di facciata, di conformazione, che porta inesorabilmente al micidiale conflitto fra interno ed esterno. Proprio quando l'interiorità si manifesta con essa viene a galla la violenza borghese, aggressione fonica e oggettuale (proprio le aggressioni agli oggetti altrui sono cruciali, giacché questi oggetti rappresentano intimamente per sineddoche o i personaggi - vedi il cellulare - o alcune tipiche costruzioni di messa in scena - vedi i tulipani; ed è qui che tutta l'ipocrisia borghese salta all'occhio, quel "vorrei alzarti le mani ma le regole del gioco non me lo permettono", specie dopo che la regola principale del gioco - la condanna morale della violenza - era stata istituita dai personaggi all'inizio del loro incontro) infantile quanto l'oggetto (principale, o almeno originario) del contendere. Le prediche non sono altro che lavatrici di coscienza.
Strepitoso film di guerra sotto le superfici questo di Polanski, agitato da una tensione crescente e palpabile (fino all'anticlimax del superbo finale). Il quartetto di attori è - essenzialmente - spaziale.




